L’architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha vince RIBA Golden Medal 2017

A pochi mesi di distanza dal Leone d’Oro alla carriera alla 15. Biennale di Architettura di Venezia, il vincitore del Pritzker Prize 2006 riceve anche il riconoscimento del Royal Institute of British Architects

Paulo Mendes da Rocha. Credito Foto Lito Mendes da Rocha
Paulo Mendes da Rocha. Credito Foto Lito Mendes da Rocha

Esistono anni della vita particolarmente fortunati, o semplicemente fruttuosi. Di quelli che improvvisamente riesci a raccogliere tutto quanto hai faticosamente seminato lungo il percorso. Il 2016 è certamente un anno tra quelli per Paulo Mendes da Rocha, fuoriclasse brasiliano dell’architettura contemporanea, vero erede di Oscar Neimeyer e già vincitore di premi quali il Mies van der Rohe nel 2000 e il Pritzker Prize nel 2006. È infatti fresca la notizia che vede tributargli la RIBA Golden Medal 2017, il prestigioso riconoscimento assegnato ogni anno dal Royal Institute of British Architects, a pochi mesi – neanche sei – dalla vittoria del Leone d’oro alla carriera alla 15. Biennale di Architettura di Venezia. Conferito come riconoscimento del lavoro di una vita, e approvato da Sua Maestà la Regina, il RGM è assegnato ad una persona o un gruppo che abbia avuto un’influenza notevole “direttamente o indirettamente sul progresso dell’architettura”.

BRUTALISMO ALLA BRASILIANA
Nato a Vitória nel 1928, Paulo Mendes da Rocha ha ottenuto riconoscimenti internazionali grazie a numerosi edifici culturali costruiti nel suo particolare stile brutalista di matrice brasiliana, con strutture in calcestruzzo a vista. Risale al 1957 la sua prima realizzazione celebre, l’Athletic Club di San Paolo, seguita da un gran numero di altri edifici pubblici per la capitale, tra cui la chiesa di San Pietro (1987), il Museo della Scultura Brasiliana MUBE (1988), la Patriarca Plaza (1992- 2002), la Pinacoteca do Estado (1993) e il FIESP Cultural Center (1997). Al di fuori di San Paolo, tra le altre realizzazioni si segnalano lo stadio di calcio Serra Dourada a Goiás (1973), la Cappella Madonna della Concezione a Recife (2006) e Cais das Artes, a Vitória (2008). Nonostante la reputazione internazionale di Mendes da Rocha, sono state poche le possibilità di sperimentare il suo lavoro fuori dal suo paese d’origine, con la significativa eccezione del padiglione del Brasile per l’Expo ’70 di Osaka e del National Coach Museum del Portogallo (Lisbona, 2015).

LE MOTIVAZIONI DEL PREMIO
Jane Duncan, presidente RIBA e presidente del comitato di selezione, commentando la scelta del premio, ha sottolineato come “il lavoro di Paulo Mendes da Rocha è molto insolito rispetto alla maggior parte degli architetti più celebri del mondo. Rivoluzionario e di trasformazione, caratterizza l’architettura brasiliana dal 1950, grezza, robusta e ‘brutalmente’ concreta”.  Nonostante il bottino di medaglie ricevute negli anni, è improbabile che cambi il suo approccio, da sempre silenzioso, lontano dai riflettori e con i piedi per terra. “A differenza di molte persone che hanno paura della povertà”, ha scritto lui stesso nel 2003, “sono sempre stato attratto da essa, dalle cose semplici, senza sapere perché. Non la difficoltà certo, ma l’umiltà delle cose semplici. Credo che tutto il superfluo sia irritante. Tutto ciò che non è necessario diventa grottesco, soprattutto nel nostro tempo.” Quando è la qualità a fare la differenza, e non la quantità.

Giulia Mura

https://www.architecture.com/Explore/Home.aspx

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.