A partire dalla copertina realizzata da Maurizio Cattelan per l’ultimo numero del nostro magazine, ecco l’intervista dell’incontenibile artista padovano al collega Francesco Vezzoli

Quella in copertina sull’ultimo numero di Artribune Magazine è un’opera di Maurizio Cattelan, realizzata ad hoc. La sua grande mostra in HangarBicocca a Milano, intitolata Breath Ghosts Blind, si è appena conclusa. Ve l’abbiamo raccontata più volte, anche con un’esclusiva intervista allo stesso Cattelan. Che però spesso e volentieri passa dall’altra parte del microfono, e da intervistato diventata intervistatore. Proprio in concomitanza con la mostra milanese, Marsilio ha infatti pubblicato il libro Index, che raccoglie tutte le conversazioni che vedono l’artista padovano in qualità di chi fa le domande. Ad esempio a Francesco Vezzoli, in una intervista uscita nel 2014 su Flash Art International (grazie per aver autorizzato la ripubblicazione!) e che riproduciamo qui, tradotta in italiano. Quell’intervista, però, è seguita da una “seconda puntata”, inedita come la copertina di questo numero. Buona lettura.

– Marco Enrico Giacomelli

Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)
Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)

CATTELAN INTERVISTA VEZZOLI (2014)

Se fossi una delle tue opere, saresti…
Se fossi una delle mie opere, sarei la prossima. Ricordo a malapena i titoli dei miei lavori. Mi è difficile persino ricordarne la data, a quali collezioni, pubbliche o private, appartengano e anche il prezzo a cui siano state vendute. Sono molto distaccato dalle “opere” che sono là fuori; e in un certo senso è un po’ colpa mia. Per me esiste solo “un’opera”, che non è necessariamente un’opera d’arte, ed è la mia vita. Quindi posso solo proiettarmi nel futuro, nel prossimo progetto, quello che allevierà tutto il dolore e renderà la mia vita più leggera.

Se fossi un vecchio film, saresti…
Sarei un film italiano che ha avuto una vita travagliata sul mercato americano. Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti, a cui furono tagliati 40 minuti e che, ovviamente, finì per essere un terribile flop; Ludwig (1973) di Visconti, che ha subito più o meno la stessa sorte avversa… Per non parlare di quanto sia stato difficile per Sergio Leone ultimare C’era una volta in America (1984) o le lotte tra Bernardo Bertolucci e Barry Diller per i tagli alla versione americana di Novecento (1976). Ogni volta che un regista italiano ha provato a realizzare un film davvero epico sulla storia del proprio paese, per qualche misteriosa ragione è finita in un terribile fallimento. Io stesso mi sento un fallimento epico.

Se fossi un paio di scarpe, saresti…
Nike di Samotracia, comode e sempre alla moda.

Se fossi un’opera di Rossini, saresti…
Sarei Maria Callas che canta l’aria “Una voce poco fa” dal Barbiere di Siviglia (1782), durante il concerto di Amburgo del 1959: “Una voce poco fa / Qui nel cor mi risuonò / Il mio cor ferito è già”.

Se fossi un locale notturno, saresti…
Quando ero studente a Londra ero un assiduo frequentatore di discoteche e passavo ogni singola notte fuori, ballando fino alle prime ore del mattino. La club culture allora era molto diversa: la totale assenza di social media rendeva l’andare in giro per discoteche una necessità per fare sesso, e questo valeva ugualmente per gay o etero. Quei locali erano sporchi, densi di emozioni, intensi, ambiziosi… Riesco a ritrovare tutte queste qualità in una sola discoteca al mondo: il Plastic di Milano. La qualità più importante per un nightclub è la musica, e la selezione del Plastic è semplicemente perfetta per me: un mix tra gli LP più recenti e la musica pop più nostalgica e romantica degli anni Settanta e Ottanta: è come una sinfonia d’amore, che mi fa andare avanti e mi fa sentire meno solo.

Se fossi tua madre, saresti…
Se fossi mia madre sarei molto amata da mio figlio. Amo mia madre profondamente e con tutto il cuore. Mi sento incredibilmente protettivo nei suoi confronti e vorrei poter alleviare il dolore che prova e darle tutto ciò che desidera. Purtroppo a volte sente un dolore che, per quanto mi sforzi, non riesco ad attenuare; e la gamma dei suoi desideri è piuttosto modesta: la maggior parte delle cose che le regalo per lei è troppo stravagante o non necessaria. In qualche modo, nel profondo, spero che le piaccia la mia vacuità. Lei, con le mie due nonne, mi ha dato una notevole quantità di amore e comprensione. Non la ringrazierò mai abbastanza per questo, ma non la perdonerò nemmeno: mi ha abituato a uno standard di attenzione emotiva che fatico a trovare negli esseri umani di cui finisco per innamorarmi. Immagino che dovrebbe essere ritenuta colpevole per il mio egocentrismo, poiché sto solo cercando di recuperare tutto l’amore che ero abituato a ricevere da lei quando ero bambino.

Se fossi cieco, saresti…
Recentemente, su un social network, ho iniziato a chattare con una persona cieca. È uno di quei social che le persone usano per incontrarsi e soprattutto per fare sesso. La foto era abbastanza attraente, e mentre chiacchieravo con lui ho iniziato inevitabilmente a fantasticare su tutte le cose più ovvie. Ma quando mi ha rivelato il suo handicap mi sono improvvisamente bloccato. Ho iniziato a parlare e a chiacchierare in maniera più educata, tradendo un leggero imbarazzo. Ovviamente se n’è accorto e quindi ho dovuto decidere molto velocemente se il suo handicap potesse essere un ostacolo all’onestà del mio desiderio. Ho deciso che non lo era, e così ho continuato a chattare con lui e a dirgli cose sconce con la stessa naturalezza con cui lo avrei fatto con qualsiasi altro utente. E mi sono divertito. Come accade il novantanove per cento delle volte, la chat non ha portato a un incontro reale. Questo, però, non ha nulla a che fare con il suo handicap, ma con la natura di questi incontri casuali e decisamente immateriali.
Quindi la mia risposta alla tua domanda è la seguente: se fossi cieco sarei arrapato tanto quanto lo sono adesso mentre digito questa intervista surreale indossando gli occhiali.

Se fossi una perversione, saresti…
Quando, alcuni anni fa, stavo cercando di creare una versione contemporanea dei Kinsey Reports per la Fondazione Prada, ho incontrato alcuni esperti molto stimati sui temi della sessualità e del feticismo. E, proprio come sospettavo, hanno confermato la mia sensazione che il fiorire dei social network ha cambiato radicalmente il nostro approccio alla sessualità. In passato, un uomo o una donna, etero, gay, lesbica o transgender, riusciva molto raramente a trovare una vera corrispondenza delle sue fantasie sessuali più specifiche. Principalmente perché queste erano considerate questioni piuttosto imbarazzanti, anche all’interno dei confini di una relazione abbastanza consolidata. Al giorno d’oggi, qualunque sia la tua perversione, comunque sia strutturata la sequenza di atti che ti sono necessari per raggiungere un orgasmo pienamente soddisfacente, qualunque cosa sia, di qualunque luogo si tratti, non importa: puoi star certo che esiste un sito web dove persone che condividono le stesse fantasie possono soddisfarle e renderle reali. Tutto ciò ha reso la monogamia un affare molto più complesso e la pornografia online molto più redditizia. Personalmente non ho una perversione specifica. Credo che un feticismo eccessivo possa portare infelicità: più aperta è la tua sessualità, maggiori sono le tue possibilità di avere fortuna. Come disse una volta Karl Kraus: “Non esiste sotto il sole essere più infelice di un feticista che si strugge per uno stivale e deve accontentarsi di una donna intera”.

Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)
Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)

Se fossi un politico, saresti…
Se fossi un politico non sarei mai Dominique Strauss-Kahn. Ho vissuto una parte così grande della mia vita in hotel che non mancherei mai di rispetto a nessuna delle persone che lavorano in questi luoghi, che per me sono come case temporanee. In effetti, non ho mai scopato con un cameriere o un portiere di nessuno degli hotel in cui sono stato – e, fidati, alcuni di loro erano decisamente sexy. Non sarei mai neppure Bill Clinton. Non c’è niente di più deprimente che approfittare del tuo grande potere per ottenere un pompino. In un modo o nell’altro, il sesso è sexy se la persona di fronte a te ha qualche potere su di te. Non trovo sexy trarre vantaggio sessuale da persone che lavorano per me o che mi ammirano o sono innamorate di me. (Per quanto ne so, nessuno appartiene comunque a queste ultime categorie.)  Non sarei mai nemmeno François Hollande: è troppo incasinato. Temo che, nonostante le mie convinzioni politiche, se fossi un politico sarei Nicolas Sarkozy o Silvio Berlusconi: sposerei il tipo più famoso e bello del mondo al culmine della sua bellezza e mi circonderei di squillo sempre pronti a soddisfare tutti i miei desideri in qualsiasi momento di ogni giorno. Ecco perché non sarò mai un politico.

Se fossi un amore, saresti…
Sarei “l’Amore che non osa dire il suo nome”.

Se fossi un criminale, saresti…
Un ladro di gioielli: mi imbarazza troppo comprarli e comunque non sono abbastanza ricco.

Se fossi una canzone di David Bowie, saresti…
Sarei l’unica volta che una grande rockstar internazionale come Bowie ha accettato di cantare nella mia lingua madre. Per la precisione: ha registrato la versione italiana della sua canzone Space Oddity (1969) e ha fatto riscrivere i testi da un paroliere italiano. Il titolo è Ragazzo solo, ragazza sola. È davvero straziante ascoltare la voce di Bowie alle prese con le parole… Ed è ancora più straziante che ciò sia accaduto solo una volta nella storia della musica pop italiana del dopoguerra.

Se fossi un anno, saresti…
L’anno scorso a Marienbad (1961) di Alain Resnais, con Giorgio Albertazzi.

Se fossi una forma di tortura mentale, saresti…
Documenta.

Se fossi una rivista porno, saresti…
Men’s Health, che è porno allo stato puro!

Se fossi un profumo, saresti…
Sarei il profumo che indosso sempre in abbondanza: Ritratto di signora di Frédéric Malle.

Se fossi una cosa folle da fare, saresti…
Penso proprio che sarei me stesso: ho fatto tante cose folli e inutili nella mia vita privata, ma non me ne pento affatto.

Se recitassi in Jesus Christ Superstar (1970), saresti…
Madonna.

Se fossi un peccato, saresti…
L’ingordigia, perché non considero affatto la lussuria un peccato.

Se fossi un consiglio, saresti…
Per favore, non accettare mai un’intervista con Maurizio Cattelan: ti prosciuga il cervello.

Se fossi me, saresti…
Se fossi Maurizio Cattelan sarei più famoso di Francesco Vezzoli.

[Maurizio Cattelan, Ritratto dell’artista come giovane lavatrice: Francesco Vezzoli visto come se fosse…, in Flash Art International, n. 297, July-September 2014, pp. 82-89; poi pubblicata in Index, Pirelli HangarBicocca-Marsilio, Milano-Venezia 2021, p. 258]

Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)
Maurizio Cattelan con Marta Papini e Michele Robecchi – INDEX (Pirelli HangarBicocca Marsilio, Milano Venezia, 2021)

CATTELAN INTERVISTA VEZZOLI (2021)

Se fossi una pianta, saresti…
Un pino marittimo perché stanno vicino alla spiaggia.

Se fossi un virus, saresti…
Language is a virus di Laurie Anderson.

Se fossi un gatto, saresti…
Decisamente Garfield.

Se fossi un’architettura di Zaha Hadid, saresti…
La fire station così faccio amicizia coi pompieri.

Se fossi un monumento, saresti…
L’Ara Pacis – senza la teca di Richard Meier e tutta ridipinta nei colori originali, sgargiante come un foulard di Hermès.

Se fossi un marxista, saresti…
Donald Trump.

Se fossi un chirurgo plastico, saresti…
Alfonso Signorini.

Se fossi uno scienziato, saresti…
La pettinatura di Rita Levi Montalcini.

Se fossi un procuratore di calcio, saresti…
Sarei pessimo perché sceglierei i calciatori bonazzi e non quelli bravi, I’m “weak in the presence of beauty” (Alison Moyet).

Se fossi un taboo, saresti…
Il nightclub londinese creato da Leigh Bowery.

Se fossi una stagione dell’amore, saresti…
Quella che viene e non quella che va.

Se fossi una città del futuro, saresti…
Roma caput mundi.

Se fossi un collezionista, saresti…
La famiglia Torlonia tutta.

Se fossi Bettino Craxi, saresti…
Deluso dai miei nani, dalle mie ballerine e anche dai miei delfini.

Se fossi il direttore di Sanremo, saresti…
Mark Ronson.

Se fossi una prigione, saresti…
Vorrei esser l’Asinara – senza ironie – solo perché vicina alle spiagge più belle del mondo.

Se fossi la fidanzata di Boris Johnson, saresti…
Disperata.

Se fossi una macchina, saresti…
Una macchina da scrivere disegnata da Ettore Sottsass.

Se fossi uno scrittore, saresti…
Marziale.

Se fossi una pizza venuta male, saresti…
Un NFT.

Se fossi te stesso, saresti…
Meno famoso di quello che vorrei.

Se fossi un baffo di Salvador Dalí, saresti…
Cotonato.

Se fossi un incubo, saresti…
La fine del desiderio.

[Maurizio Cattelan, Intervista a Francesco Vezzoli, 2021]

Versione aggiornata dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #64

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AutoriMaurizio Cattelan, Francesco Vezzoli
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Marco Enrico Giacomelli
Giornalista professionista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.