Il Grande Maxxi in realtà lo aveva già immaginato Zaha Hadid

Il MAXXI di Roma si appresta a far partire una grande progettualità: 40 milioni di euro per un nuovo edifici e tanti spazi verdi. Ma come era il progetto originario di questo museo? E perché Zaha Hadid lo ha sempre considerato incompleto?

02-Collezioni-MAXXI-Architettura-Archivio-Zaha-Hadid-MAXXI-Museo-nazionale-delle-arti-del-XXI-secolo-Roma-1998-2003
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A questo link Livia Montagnoli ha spiegato cosa succederà al Maxxi di Roma nei prossimi 5 anni e in cosa consisterà il progetto del Grande Maxxi. Buone notizie: il museo si espande, riqualifica le aree circostanti lasciate per anni in semi-abbandono, irrobustisce ulteriormente verde e spazi pubblici, firma accordi con altre istituzioni e fa atterrare sul territorio un investimento superiore a 40 milioni di euro. Considerato l’asfittico mercato delle costruzioni a Roma, si tratterà di uno dei principali cantieri della città in assoluto. Di più: lo studio che realizzerà il progetto sarà scelto tramite concorso (concorso d’idee, per la verità) da una giuria autorevole.
Il Maxxi e Piazza Alighiero Boetti
Il Maxxi e Piazza Alighiero Boetti

IL MAXXI “INCOMPLETO” DI ZAHA HADID

Bene. Forse però c’è un piccolo elemento da sottolineare, un particolare che dopo oltre 10 anni rischia di essere dimenticato: il Maxxi come lo vediamo ora non è che una metà del progetto di Zaha Hadid che vinse il concorso alla fine degli Anni Novanta. La visione di Hadid, che ha sempre parlato di “museo incompleto“, era un’altra e la si evince dai render e dai modelli della prima ora: niente grandi spazi aperti, men che meno aree verdi. Il museo doveva essere un flusso di linee volte a riempire ogni angolo del lotto a disposizione.
La Piazza Alighiero Boetti (mi sta particolarmente a cuore perché fui io, ormai 12 anni fa, a segnalare che doveva avere un nome toponomasticamente parlando e promossi il sondaggio per intitolarla) non era prevista. L’area verde con i tavolini non era prevista. Non era prevista neppure la visuale, il panorama, lo skyline e la prospettiva del museo come la conosciamo oggi, con quel cemento in aggetto e sospeso nel vuoto e affacciata sulla piazza. La “tipica” foto del Maxxi che oggi illustra ogni articolo sul museo non si sarebbe potuta scattare perché al posto del fotografo vi sarebbe stato un altro edificio. Il rapporto tra esterno ed interno sarebbe stato fluido e caratterizzato da una serie di cortiletti con feritoie e sottili prese di luce con una sensazione che oggi si può vagamente avere alzando gli occhi quando si entra al museo: tutto il lotto sarebbe stato così, una foresta impervia di cemento e linee.
MAXXI foto di Simone Cecchetti
MAXXI foto di Simone Cecchetti

PIAZZA ALIGHIERO BOETTI. LA PIAZZA CHE NON DOVEVA ESSERLO

Oggi la Piazza Alighiero Boetti – purtroppo ancora non presente nella cartografia ufficiale, un problema da risolvere – è un pezzo della città, al punto tale che durante la pandemia i periodi di chiusura sono stati accolti con delusione dai cittadini che abitano in zona. In larga parte è l’unica piazza della città che ci racconta cosa dovrebbe essere una piazza in una società occidentale evoluta in termini di manutenzione (minuziosamente gestita in house, non dall’inefficiente società pubblica di nettezza urbana), controllo e sicurezza, assenza di quella soffocante economia del degrado fatta di cartelloni, ambulanti o auto in sosta abusiva così sfacciatamente presente in pressoché tutte le altre piazze della capitale.
Il modello originario del MAXXI di Zaha Hadid. Solo il grande edificio centrale è stato realizzato, gli altri quattro corpi no
Il modello originario del MAXXI di Zaha Hadid. Solo il grande edificio centrale è stato realizzato, gli altri quattro corpi no

COMPLETARE IL PROGETTO DI HADID O FARE UN NUOVO PROGETTO?

E dunque è probabilmente giusto lasciarla lì, questa piazza che nessuno aveva previsto. Come è probabilmente giusto – e sfidante – affiancare all’edificio Hadid un edificio di qualche altro grande studio di architettura (a patto che lo studio Hadid non decida di partecipare, cosa che sarebbe forse auspicabile). Però non è giusto dimenticarsi che l’assetto attuale non è frutto della volontà di un architetto, di un committente o della regolare vittoria di un bando, bensì è frutto delle lentezze costruttive e della attitudine, tutta italiana (mi viene da pensare alla Fabbrica di San Pietro…) a cambiare progetti in corsa. Talvolta, come in questo caso, magari con risultati perfino migliori di quelli originariamente impostati. Sebbene un lieve, sottile dubbio non può evitare di ronzarci in testa (e per fortuna non solo a noi): “ma con quei 40 milioni di euro non si poteva semplicemente completare il progetto di Hadid“?

-Massimiliano Tonelli 

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.