Dalla riproduzione in miniatura della Cappella Sistina alla caricatura di Picasso che accoglie il pubblico, la mostra di Maurizio Cattelan a Pechino ha fatto centro. Con un impressionante boom di visite fin dai primissimi giorni di apertura

The Last Judgment è il titolo della prima mostra personale di Maurizio Cattelan (Padova, 1960) in Cina, niente di meno che uno sfacciato riferimento all’affresco di Michelangelo. Un paragone un tantino esagerato? Che questa volesse essere una mostra da primato lo si era capito sin dalla conferenza stampa, quando il curatore, Francesco Bonami, ha volutamente provocato il pubblico cinese definendo Cattelan un erede di Michelangelo e dipingendolo addirittura come più famoso di Caravaggio. Affermazioni che avranno fatto cadere dalla sedia generazioni di storici dell’arte (poco abituati all’irriverenza del noto curatore), ma che in Cina hanno riscosso divertite espressioni di sconcerto e ilarità da parte del pubblico presente in sala.
Aperta venerdì 19 novembre, la mostra si è da subito rivelata in tutta la sua straordinaria forza mediatica. Una gara di scatti, storie e video hanno immortalato le 29 iconiche installazioni di Cattelan e invaso social media cinesi e non. Risultato? Già nel primo weekend di apertura la mostra ha registrato ben 4500 visitatori con file interminabili alla biglietteria e più di due ore di attesa per accedere agli affreschi della Cappella Sistina in miniatura.

Maurizio Cattelan. The Last Judgment. Installation view at UCCA, Beijing 2021
Maurizio Cattelan. The Last Judgment. Installation view at UCCA, Beijing 2021

LA MOSTRA DI CATTELAN A PECHINO

La grand hall dello Ucca Center for Contemporray Art di Pechino ospiterà fino al 20 febbraio del prossimo anno un distillato di irriverenza, genialità e provocazioni artistiche realizzate da Maurizio Cattelan negli ultimi trent’anni della sua carriera. Lo spazio aperto della grande sala e l’allestimento libero e pervasivo permettono al visitatore di attivare una relazione istintiva e personale con le opere, di vagare a piacimento, senza essere costretto a seguire un percorso strutturato e sequenziale. A ritmare il percorso espositivo vi sono solo dei bassi muretti bianchi che invitano il pubblico a instaurare un dialogo più intimo con i lavori esposti. A differenza di molti allestimenti stravaganti e insoliti che spesso hanno accompagnato le mostre di Cattelan ‒ si pensi alla retrospettiva del 2011 al Guggenheim di New York con quasi tutte le opere appese al soffitto ‒, questa mostra all’UCCA adotta un approccio più olistico, offrendo all’audience l’opportunità di soffermarsi e riflettere sulla visione dell’artista, di riconoscersi in una delle molteplici identità messe in scena.
All’interno dello spazio aperto del grande salone dell’UCCA sono esposte 29 opere che ben raccontano la carriera dell’artista tra installazioni, sculture e performance a partire dai suoi primi importanti lavori come Lessico Familiare (1989), Cattelan (1994) e Bidibidobidiboo (1996). Non poteva mancare Comedian (2019), la sfrontata banana appiccicata al muro con del nastro adesivo che tanto ha scosso e diviso l’opinione pubblica e i professionisti dell’arte di tutto il mondo, nonché’ la sua famosissima serie di opere di tassidermia animale. Tra tutte, Novecento (1997), il celeberrimo cavallo imbalsamato appeso al soffitto con il collo chino e le zampe allungate ha sicuramente suscitato un senso di disturbo, sconcerto e spaesamento nel pubblico cinese che, nonostante ciò, non ha, comunque, mancato di immortalare l’opera.
A impreziosire la mostra, e per celebrare la sua prima personale in Cina, Cattelan ha voluto sorprendere il pubblico del Dragone con installazioni site specific e performance ripensate per l’occasione.  Ecco dunque apparire, giusto davanti alla riproduzione della Cappella Sistina, la scultura che ritrae un senzatetto di Pechino disteso a terra, coperto di stracci e di piccioni e accompagnato da un carrello pieno di improbabili oggetti. Si tratta di Zhang San (2021), chissà se il pubblico avrà davvero gradito.

Maurizio Cattelan. The Last Judgment. UCCA, Beijing 2021. Performance durante l'inaugurazione
Maurizio Cattelan. The Last Judgment. UCCA, Beijing 2021. Performance durante l’inaugurazione

CATTELAN A PECHINO. TRA MICHELANGELO E PICASSO

Protagonista assoluta della rassegna si è rivelata essere l’installazione che riproduce in miniatura la Cappella Sistina. Più di due ore di attesa per entrare nel tempio michelangiolesco dell’arte rinascimentale, perfettamente riprodotta in mini taglia. Un’esperienza di visita paradossale, spiazzante, divertente e irriverente che, nell’azione di rimpicciolire architettura e affreschi, avvicina per la prima volta il visitatore ai dettagli dell’iconico capitolo di storia dell’arte. Da sempre considerata intoccabile, inarrivabile e sacra, Cattelan prende la Cappella Sistina, la porta in Cina e, mediante un insolente atto di rimpicciolimento, la restituisce al pubblico a una scala “umana” sia in termini di dimensione, sia nel senso di aura che, uscendo dal contesto sacro ‒ letterale e figurativo del termine ‒, si rende più facilmente fruibile al visitatore. Quella di Cattelan è un’azione che, per quanto sconcertante, deve essere interpretata come la volontà di fare arte per il presente e per le persone, dichiarandosi irrimediabilmente in opposizione alla sublimazione e spiritualizzazione dell’arte.

Maurizio Cattelan. The Last Judgment. UCCA, Beijing 2021. Le banane del buffet
Maurizio Cattelan. The Last Judgment. UCCA, Beijing 2021. Le banane del buffet

CATTELAN E PICASSO

Si potrebbe quasi pensare che opere, curatore e allestimento vogliano posizionare Cattelan all’interno di una narrazione in continuità con i grandi maestri della storia dell’arte. A confermarlo è la performance che ha inaugurato l’apertura della mostra: una mascotte con la testa gigante e la maglia a righe impersonava Picasso il quale, aggirandosi per gli spazi dell’UCCA, invitava il pubblico a entrare. Cattelan aveva già “disneyficato” la figura di Picasso nel 1998 quando, invitato dal MoMA di New York, si era presentato vestendo la classica maglia a righe e indossando una testa gigante dalla forte caricatura dei tratti somatici. In quell’occasione Cattelan ha voluto giocare con l’inviolabile reputazione di Picasso per avanzare una forte critica verso la società americana in cui tutto, compresa l’arte, rischiava di diventare mero intrattenimento. A Pechino questo messaggio è stato ulteriormente amplificato dalla performance della mascotte e dall’installazione di un murale, in una chiara allusione alla mostra Picasso ‒ Birth of a Genius ospitata proprio dall’UCCA nel 2019.
Cattelan punta, ancora una volta, sull’aspetto ludico delle sue opere per mettere in guardia l’audience sul fragile equilibrio su cui l’intero sistema arte si sostiene; allo stesso tempo, però, Cattelan ‒ che non ha potuto presenziare alla sua mostra ‒, invita niente di meno che Picasso in persona ad accogliere gli spettatori e ad aprire la sua prima personale in Cina.

Maurizio Cattelan, Untitled, 2018. Installation view at UCCA, Beijing 2021
Maurizio Cattelan, Untitled, 2018. Installation view at UCCA, Beijing 2021

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

The Last Judgment non rappresenta solamente un tormentato interrogatorio da parte dell’artista alla cultura di massa, alla società e al sistema globalizzato della produzione e del consumo dell’arte; la mostra vuole anche, forse soprattutto, mettere in scena l’eterna tensione tra la scelta attiva di giudicare e la condizione passiva di essere giudicati. Progettata per spingere i visitatori alla ricerca delle opere in una disposizione apparentemente casuale, la mostra incoraggia gli spettatori a cercare autentiche storie all’interno di ogni opera, a instaurare con esse una relazione intima e personale per arrivare a formulare dei giudizi. A tal proposito, tra i vari post che hanno fatto parlare della mostra, quello pubblicato da Bonami nel suo account Instagram ‒ poi rilanciato dall’UCCA ‒ è sicuramente tra i più significativi: un visitatore disteso per terra si simula morto accanto all’opera costituita da un buco rettangolare scavato nel pavimento e da un cumulo di terra. Il curatore non perde occasione per chiedersi e chiedere: “Quale tra queste è arte? La persona? Il buco? La montagna di terra? A voi la scelta!”.

Giorgia Cestaro

Pechino // fino al 20 febbraio 2022
Maurizio Cattelan – The Last Judgment
UCCA
798, No. 4 Jiuxianqiao Street
https://ucca.org.cn/en

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AutoreMaurizio Cattelan
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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.