Un grande manager culturale a capo della Rai. Altissime aspettative su Carlo Fuortes

Ha risanato il Petruzzelli di Bari, l’Arena di Verona e perfino il Teatro dell’Opera di Roma. Ora Mario Draghi, senza aspettare granché l’okkay dei partiti, ha spedito questa specie di Mr. Wolf a risolvere i problemi – e che problemi! – della Rai.

Carlo Fuortes
Carlo Fuortes

Ci aveva provato, lo schieramento del centro sinistra: Carlo Fuortes era oggettivamente il nome più attrezzato per ambire alla poltrona più scomoda del Campidoglio. Tuttavia egli declinò e allora a fare il sindaco di Roma per il PD e i suoi alleati ci proverà l’ex ministro Roberto Gualtieri. Fuortes non ne voleva sapere, voleva restare – fino al 2025 come da incarico – a ripetere il miracolo compiuto negli ultimi anni: risanare il Teatro dell’Opera della Capitale che come impresa equivale – o supera – il risanare l’Atac. Con la differenza che l’Atac è rimasta lo scandalo che è, mentre a risanare il Teatro dell’Opera Fuortes ci è riuscito per davvero. Sia dal punto di vista dei conti, sia dal punto di vista delle produzioni, dei contenuti, della sfida a svecchiare, rinnovare, collocarsi nel dibattito intellettuale globale, mettere assieme classicità e futuro, mescolare opera lirica e arte contemporanea.

CARLO FUORTES NUOVO AMMINISTRATORE RAI

Oggi Carlo Fuortes è stato chiamato ad un incarico se possibile ancora più sfidante. E stavolta – essendo direttamente il Capo del Governo (e che Capo del Governo!) a chiamare – non ha potuto opporre diniego: dovrà lasciare il Teatro dell’Opera di Roma, dovrà attraversare il Tevere, spostarsi d’ufficio nel quartiere Della Vittoria e salire fino al settimo piano del civico 14 di Viale Mazzini: amministratore delegato della Rai. Se parliamo inefficienze, corruzioni piccole e grandi o meccanismi arrugginiti altro che Opera, altro che Atac: siamo ai livelli di Alitalia. Eppure in Italia sono state insperabilmente portate ben sopra i livelli di dignità perfino le Ferrovie dello Stato (Giulio Andreotti lo riteneva folle) e le Poste, davvero dobbiamo rassegnarci ad una Rai che non possa essere bonificata? Oggi con Fuortes (e con il governo-schiacciasassi di Mario Draghi) le condizioni ci sono e i benefici – trattandosi della più grande azienda culturale del paese – possono essere diffusi, condivisi. La speranza, oltretutto, è che le caratteristiche peculiari di Fuortes vengano lasciate libere di esprimersi: tenere insieme il risanamento economico col miglioramento contenutistico. La Rai ha bisogno di entrambi, senza priorità. Con l’auspicio, come successo all’Opera, di uno svecchiamento radicale dell’offerta.

LA CARRIERA DI FUORTES

Del resto Carlo Fuortes ha un cursus honorum che travalica l’epopea del Teatro dell’Opera risanato anche grazie al coraggio dell’allora sindaco Ignazio Marino. Il suo profilo di manager culturale ad altissimo quoziente di efficacia (e, ribadiamolo per la terza volta, di contenuti) si è strutturato in realtà all’Auditorium Parco della Musica, da lui gestito a partire sostanzialmente dall’inaugurazione fino a diventare il più importante contenitore culturale del mondo secondo esclusivamente – stando ad alcune classifiche – al Lincoln Center di New York City. Prima ancora c’era stato un passaggio al Palazzo delle Esposizioni, alle Scuderie del Quirinale e poi plurime chiamate per risolver problemi al Petruzzelli di Bari e all’Arena di Verona. Insomma una autentica riserva culturale della Repubblica che oggi potrà operare sulla scorta di un mandato politico robusto sebbene non sappiamo quanto longevo. Motivo in più per fare le cose velocemente, finché ci sono le condizioni. E farle in maniera strutturale. Irreversibile. Perché il rischio che chi verrà dopo voglia ripristinare i costumi e le liturgie di prima c’è. E questo rischio – confessiamo il nostro terrore – c’è anche al Teatro dell’Opera. Chi verrà nominato al posto di Fuortes? Il clientelismo a Cinque Stelle che ha mandato a gambe all’aria praticamente tutte le municipalizzate capitoline l’avrà vinta? Oppure si manterrà un profilo alto e dignitoso rispettando un’istituzione culturale autorevole ed evitando di sciupare quanto di buono fatto negli ultimi anni?

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.