Come vendere l’arte italiana agli italiani

Tra opere già battute e appuntamenti da non mancare, la stagione primaverile delle aste italiane è nel pieno della sua attività. Ma quali sono i risultati e i trend? E soprattutto, quali sono i nuovi ingredienti messi in campo dalle case d’aste internazionali nel Belpaese?

Cesare Tacchi, Fidanzati, 1965
Cesare Tacchi, Fidanzati, 1965

LE NEW ENTRY DEL MERCATO ITALIANO
Pop art romana e qualche spruzzata di concettuale degli Anni Settanta: ecco i nuovi ingredienti che insaporiscono le ricette delle case d’aste internazionali in Italia, fino a qualche tempo fa solo a base di Spazialismo + pittura-oggetto + Arte Povera. Le proposte sono sostanzialmente omogenee perché la richiesta è decisamente omologata. Gli artisti italiani che si vendono veramente sono poco più di una ventina, persino nel loro paese d’origine. Diverse sono le cause: il mercato internazionale condiziona il gusto dei compratori locali, collezionisti e investitori; l’alto rischio di proporre artisti fuori dal coro induce chi può (e ha la possibilità di scegliere cosa vendere) a evitare azzardi. L’incertezza dei mercati, l’instabilità economica e un bacino stretto di acquirenti pesano su un mercato fragile e per certi versi velleitario. L’Italia è un ottimo magazzino di approvvigionamento per le piazze d’oltralpe, almeno ancora per un po’, ma come si vende l’arte italiani agli italiani?

CHRISTIE’S E MILANO
A Milano, a differenza che a Londra e New York, le tornate d’asta dell’arte moderna e contemporanea da qualche tempo sono diluite tra aprile e giugno. Ha aperto la stagione Christie’s, tra il 5 e il 6 aprile scorsi, in piena miart, con alcuni galleristi spaventati che eventuali risultati negativi avessero effetti collaterali sulle loro proposte in fiera. Quell’asta elegante è andata bene: successo “previsto” per la Mappa del 1983 di Alighiero Boetti (€ 1.387.200), i quattro tagli blu del 1966 (€ 1.135.200) e il Crocefisso del 1947 (€ 595.400) di Lucio Fontana, e per l’Intersuperficie curva di Paolo Scheggi del 1969 (€ 505.200); ma il vero trionfatore è stato Via Veneto 2 di Tano Festa, l’opera del 1961 dedicata a Toti Scialoja che ha totalizzato la cifra record di € 517.800. A poco più di un mese, l’11 e il 12 maggio, l’attenzione sul pop romano viene confermata da Finarte, che ha proposto la collezione di Furio Colombo, con le opere di Festa e Schifano a rappresentare i lavori più commerciali in asta. Bene anche per Rodolfo Aricò, artista di gusto americano, con le sue “shaped canvas” che ricordano Frank Stella e Ellsworth Kelly.

Vincenzo Agnetti, Paesaggio, 1971
Vincenzo Agnetti, Paesaggio, 1971

SPAZIO A SOTHEBY’S
A Milano, il 25 e il 26 maggio sarà la volta di Sotheby’s. Se ci si affida al dato quantitativo, la composizione del buffet è quella che riflette il gusto corrente: tra le altre, 8 opere di Mario Schifano – tra cui il bellissimo Grigio 402 del 1961 – 4 di Tano Festa; 1 di Cesare Tacchi, i Fidanzati del 1965; 7 di Alighiero Boetti – tra cui Uno, Cento, Mille, la biro del 1979 e soprattutto Cimento dell’armonia e dell’invenzione del 1969, che il Catalogo generale dava per dispersa; 9 di Lucio Fontana; 7 Enrico Castellani; 4 di Agostino Bonalumi; 6 di Vincenzo Agnetti, con il suo celeste Paesaggio del 1971 (oggi non è oggi ma soltanto un gesto degli elementi). Per palati insofferenti alle mode c’è la poetica tela del 1955 sul blu di Tancredi e la magnifica Edicola del 1964 di Renato Guttuso.

UNO SGUARDO OLTRECONFINE
Nei prossimi giorni, per acquistare belle opere italiane sarà utile spostarsi (o fare una telefonata) anche nella vicina Mitteleuropa, a Vienna, dove l’1 e il 2 giugno Dorotheum venderà i suoi due cataloghi d’arte contemporanea. Negli ultimi anni, nella casa d’aste austriaca batte un cuore milanese, almeno d’adozione, che ha capacità di intercettare opere italiane di interesse, oltre che ottenere buoni risultati con il Gruppo Zero, Heinz Mack, Günther Uecker, Otto Piene…, molto vicino agli italiani di Azimuth. Raffinato, ad esempio, il Biancobianco del 1966 di Carla Accardi e belle le opere di Fabio Mauri, Dadamaino, Alberto Biasi e Nanda Vigo.
Chiuderanno i giochi Wannenes con il suo dipartimento rinnovato e potenziato (9 giugno), Pandolfini (13 giugno) e il Ponte (14 giugno), che nelle scorse vendite ha scaldato gli animi e di cui a breve saranno disponibili i cataloghi.

Antonella Crippa

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.