Cosa è funzionato (e cosa no!) a miart 2019? Lo abbiamo chiesto ad alcune gallerie partecipanti

Che siano giovani o storiche tutte le gallerie concordano: il miart 2019 è stato una grande sorpresa

miart 2019 ph. Irene Fanizza
miart 2019 ph. Irene Fanizza

Si è appena conclusa miart, la fiera d’arte contemporanea di Milano. Sono stati quattro giorni di buona affluenza, scambi intensi e relazioni pubbliche e private. Il tutto nell’ambito di una fiera che sta diventando sempre più credibile, e questo non è affatto banale. Giunti a fine manifestazione ci siamo chiesti quali sono stati i punti forti di questa fiera e cosa non ha funzionato. Invece di rispondere in prima persona, lo abbiamo domandato ad alcuni galleristi presenti in fiera: realtà diverse per storia, provenienza geografica, tipologia di mercato e proposta. Abbiamo ascoltato il parere di una colonna di lungo corso come Alfonso Artiaco, di una molto giovane come UNA di Piacenza (presente nella sezione Emergent), di professionisti anche (ma non solo) del settore moderno come Galleria Mazzoleni – che ha collaborato per la realizzazione del primo book d’artista by Artribune dedicato a David Reimondo -, a punti di riferimento del panorama milanese come Galleria Massimo De Carlo e di quello berlinese come Isabella Bortolozzi. Ne sono emersi un buon entusiasmo e scarse critiche. L’unico malcontento che si riscontra non raramente? Quello per il sistema fiscale italiano… Ma vediamo qui di seguito quali sono stati i commenti a caldo dei protagonisti interpellati.

ALFONSO ARTIACO – GALLERIA ALFONSO ARTIACO – NAPOLI

“Mi sembra che la fiera sia molto concentrata a selezionare e sollecitare espositori di qualità e questo è un risultato che si sta consolidando negli anni. Anche l’affluenza di pubblico registra un andamento positivo sempre crescente. Tuttavia, credo anche che manchi in Italia un tessuto che aiuti la crescita del collezionismo italiano, un po’ sprovincializzandolo ed un po’ aiutandolo con normative fiscali che ne agevolino lo sviluppo. Questo colmerebbe anche il gap delle istituzioni pubbliche sul piano del collezionismo contemporaneo”.

JOSE GRACI – GALLERIA MAZZOLENI – LONDRA/TORINO

“Penso che la maggior parte delle gallerie abbia fatto una selezione veramente accurata sui lavori da esporre, ed è questa la cosa principale che la fiera deve proporre, l’alta qualità. Altra cosa molto positiva è che ci sono stati anche dei galleristi provenienti dall’estero: da diversi anni miart propone un collezionismo che arriva anche da fuori Italia e che ogni anno sembra crescere. Una tendenza probabilmente legata anche alla città di Milano, un luogo capace di offrire un respiro internazionale, anche pensando alla prossima settimana che sarà quella della Design Week, occasione per unire diversi campi artistici. Cosa non ha funzionato? Non mi sembra che sia mancato qualcosa, c’è stato il massimo impegno da parte dell’organizzazione affinché tutto funzionasse al meglio”.

miart 2019, galleria Massimo De Carlo ph. Irene Fanizza
miart 2019, galleria Massimo De Carlo ph. Irene Fanizza

THOMAS BRAMBILLA – GALLERIA THOMAS BRAMBILLA – BERGAMO

“Innanzitutto, penso che ci sia stato un buon pubblico. La qualità si vede che è aumentata e c’è molta attenzione anche dall’estero. La trovo una fiera ben organizzata, rispetto alle altre italiane ha una marcia in più. Abbiamo venduto sia agli stranieri che agli italiani. Per quanto riguarda quello che non è andato, abbiamo avuto alcune complicazioni iniziali legate all’allestimento dello stand, ma nulla di significativo. Un altro lato negativo, che non appartiene alla fiera ma all’Italia, è il sistema fiscale che carica i galleristi di iva e tassazioni, rendendoli veramente poco competitivi rispetto ai loro concorrenti esteri”.

ISABELLA BORTOLOZZI – GALLERIA ISABELLA BORTOLOZZI – BERLINO

“È stata una bella esperienza, anche per questo dialogo con Giacomo Balla e la galleria Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. Questa è la seconda volta che partecipiamo al miart: facciamo tante fiere internazionali e per essere qui dobbiamo volare direttamente da Hong Kong, quello è faticoso, se ci fosse un po’ meno distanza sarebbe più semplice. Una bella sorpresa è stata la presenza di collezionisti stranieri, ma anche di quelli italiani, molto preparati e formati. Esser qua è stato molto piacevole e riconfermeremo sicuramente la nostra presenza alle prossime edizioni. Lati negativi? Non saprei… i muri degli stand sono un po’ bruttini, dovrebbero lavorarci su”.

GALLERIA MASSIMO DE CARLO – MILANO/LONDRA/HONG KONG

“Come ogni anno a miart abbiamo presentato un solo show booth, questa volta con l’artista americano Rob Pruitt che ha ideato un progetto site specific. Il progetto ha riscosso numerosi consensi, testimoniati anche dagli ottimi risultati commerciali”.

Solo Booth Vasilis Papageorgiou Courtesy UNA
Solo Booth Vasilis Papageorgiou Courtesy UNA

MARTA BARBIERI E PAOLA BONINO – UNA – PIACENZA

“Siamo molto soddisfatte della fiera, a cui abbiamo partecipato con un giovane artista, Vasilis Papageorgiou (1991), in linea con la nostra proposta, colta in maniera positiva sia dai visitatori sia dalla fiera stessa: un’opera è stata acquisita nel fondo di Fondazione Fiera ed entrerà a fare parte della collezione, mentre un’altra è stata in shortlist per il premio Rotari. Abbiamo deciso di fare un solo show anche per mostrare uno statement forte della galleria che partecipa per il primo anno a miart, quindi come inizio siamo veramente contente, c’è stata grande attenzione sia per l’artista che per lo stand. Il pubblico è stato internazionale, eterogeneo e assolutamente in grande quantità. In particolare, giovedì è stata una giornata intensa, piena di addetti ai lavori, direttori, curatori e tantissimi incontri interessanti. Per noi ha funzionato tutto, nonostante non fossimo in una posizione esattamente centrale, il bilancio è più che positivo”.

MONICA DE SARIO E JODIE PETROSINO – GALLERIA CASOLI DE LUCA – ROMA

In occasione della nostra prima partecipazione a Miart abbiamo avuto modo di notare l’alta qualità dei progetti proposti in tutte le sezioni della fiera, il che testimonia il buon lavoro del team curatoriale. Gli incontri e i talks hanno inoltre previsto gli interventi di personalità di riguardo tra artisti, curatori, collezionisti e rappresentanti di istituzioni pubbliche. Abbiamo notato una grande affluenza di visitatori durante tutti e quattro i giorni della manifestazione, segno dell’ottimo lavoro di comunicazione e della sinergia con la città di Milano, arricchita in questi giorni di numerosi eventi. È una fiera in costante crescita che ha tutte le carte per entrare nella mappa di un contesto più internazionale”.

 

-Giulia Ronchi

 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

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