In Cina la prima biennale internazionale dedicata alla ceramica

La biennale che sta per concludersi in Cina, a Jingdezhen, punta i riflettori sul linguaggio della ceramica. E un intero padiglione guarda agli artisti che in Italia fanno riferimento a una tecnica finalmente tornata in auge

Due culture diverse, migliaia di chilometri di distanza. Un ponte che si chiama ceramica e porta a Jingdezhen, in Cina. La storica capitale della porcellana si apre al mondo, condividendo un segreto secolare in una prima Biennale internazionale. Un intero padiglione dedicato all’Italia, dove la ceramica vive “l’età dell’oro”. La definisce così Matteo Zauli, curatore del progetto espositivo al Ceramic Art Avenue Art Museum, nonché direttore dell’omonimo museo che porta il nome di suo padre, lo scultore ceramista Carlo Zauli, fra i grandi del Novecento scomparso vent’anni fa. Ha intitolato In bianco il percorso espositivo pensato insieme al co-curatore Xiuzhong Zhang, inaugurato lo scorso dicembre e giunto agli ultimi giorni di apertura. Bianco come la porcellana, bianco come la pagina di un futuro ancora da scrivere che attraversa arte contemporanea tout court, design e un nuovo artigianato capace di coniugare alta maestria e senso artistico.

Eva Marisaldi, Pixelandia, 2005
Eva Marisaldi, Pixelandia, 2005

LA CERAMICA SECONDO GLI ARTISTI

Incorpora questa unione uno dei Testimoni di Mimmo Paladino, un silente mezzo busto in ceramica dal richiamo archetipico che veglia l’interno del padiglione portando nel ventre una delicata tazzina di caffè con i caratteristici motivi floreali dei servizi d’occasione. Lo stesso richiamo al passato sta all’origine delle Geometrie per un canone rovesciato di David Casini, che scompone il complesso scultoreo del Compianto sul Cristo morto di Niccolò Dall’Arca in un gioco di gesti, prospettive architettoniche e materiali, sospeso tra classicità e presente. Oppure i baccelli di fagioli di Italo Zuffi, Gli Ignari, appesi alla parete e dotati di una voce propria come uno spartito di anime defunte, quelle che l’antica tradizione romana credeva giacessero proprio nei legumi.
Non manca poi il virtuosismo dell’abilità tecnica, in un Barocco postmoderno che inganna la vista. Tra le opere di oltre una trentina di artisti in mostra, gli Album di Annalisa Guerri trasformano la porcellana in fogli di carta accartocciata sovrapposti l’uno all’altro, e lo stesso effetto ottico lo crea la spolverata di coriandoli sparpagliati a terra di Eva Marisaldi, che nel corso di una residenza artistica a Faenza ha trasformato il più leggero degli scherzi carnevaleschi in un tappeto di minuscoli ritagli ribattezzato Pixelandia. Sono testimonianze delle produzioni dell’uomo sulla terra, del suo rapporto con la natura e il naturale, filone narrativo trasversale che attraversa tutto il padiglione.

Diego Cibelli, Heard melodies are sweet, but those unheard are sweeter, 2021
Diego Cibelli, Heard melodies are sweet, but those unheard are sweeter, 2021

L’ITALIA E LA CERAMICA

L’esposizione ospita anche artisti scelti attingendo dalla rete di città italiane di antica tradizione ceramica, fra concorsi dedicati a questa specifica tecnica. “Ho fatto uno screening di ciò che sta accadendo ai ceramisti considerati tali” ‒ spiega Zauli. “Si stanno evolvendo in senso contemporaneo, usando la porcellana con grande manualità e intensità poetica”. Ne fanno parte Diego Cibelli, con le sue urne trafitte da rami bianchi che germogliano di anelli e pendenti dorati; o anche Francesco Ardini, che figura con un vecchio tavolo ribaltato la cui tovaglia è ridotta in brandelli; si contrappone all’allestimento di un elegante servizio di piatti, brocche e vassoi resi con un intreccio materico che pare ricamato e pronto ad accogliere un banchetto cortigiano. Infine c’è il design, fra tutti quello dei blocchi artici delle sculture di Fos ceramiche, altra storica realtà del patrimonio faentino.
Ecco lo spaccato di ciò che accade oggi in Italia, che ha trovato espressione nei versi poetici espressi dagli ideogrammi lungo l’intero allestimento: “Al di là della differenza di costumi, sociale e politica tra le nostre civiltà, ho percepito negli organizzatori di Jingdezhen una ritrovata esigenza di armonia uomo-natura” ‒ puntualizza Zauli. “Dal punto di vista della tecnica non c’è dubbio, sono degli dei, ma il loro interesse si orienta ogni qualvolta la tecnica è tradotta in una soluzione poetica, artistica e creativa”. Questo è il presente in Italia, commenta il curatore: “Dopo anni, secoli, in cui la ceramica non è stata considerata un materiale di espressione artistica, oggi viviamo un momento in cui tutti vogliono sperimentarla”.  Il futuro? “Mi aspetto un momento di riflessione. Non dico una venerazione come in Cina, ma mi auguro rimanga quest’aura di grande preziosità”.

Federico Spadoni

http://www.cjicb.com/index_en.html

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AutoriDiego Cibelli, Francesco Ardini, Mimmo Paladino, Matteo Zauli, Italo Zuffi, David Casini, Eva Marisaldi , Annalisa Guerri
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Federico Spadoni
Federico Spadoni, giornalista del Corriere Romagna, cofondatore della rete giornalistica Pensieri quotidiani e di portali culturali come Romagna Rivista, collabora anche con testate come Huffpost Italia, per le quali si è occupato di fotografia, architettura e arte contemporanea. Ha seguito la promozione di eventi espositivi, fra i quali la personale di Ulisse Bezzi, “Il respiro del tempo” (Ravenna, 2017), a cura di Alessandra Mauro. Laureato in Comunicazione pubblica all’Università degli Studi di Ferrara, si è specializzato all’Università di Pesaro-Urbino con una tesi sul rapporto tra digital transformation, sistema museale e fruizione dei beni culturali.