Serena Becagli trasforma la cura della madre in un museo: mostra al Pecci di Prato (recensione e intervista) 

Nel 2020 Antonella detta Antonina, mentre il mondo intero affronta la pandemia da Covid-19, fronteggia una doppia sfida, cominciando a mostrare i primi sintomi della demenza. Antonella ha una figlia, che si chiama Serena Becagli (Firenze, 1973) ed è una curatrice. Mostre, visite a musei, ma anche riunioni di lavoro, incontri, diventano il pane quotidiano […]

Nel 2020 Antonella detta Antonina, mentre il mondo intero affronta la pandemia da Covid-19, fronteggia una doppia sfida, cominciando a mostrare i primi sintomi della demenza. Antonella ha una figlia, che si chiama Serena Becagli (Firenze, 1973) ed è una curatrice. Mostre, visite a musei, ma anche riunioni di lavoro, incontri, diventano il pane quotidiano della loro relazione, fino a produrre un linguaggio. Immagini. Oggetti. Da questo percorso di vita e dall’esperienza di Becagli, nasce il Mamma Mia Museum, oggi protagonista, fino al 1° novembre 2026 (inaugurando a settembre, il mese dedicato all’Alzheimer), di una mostra al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, dal 2017 attivo con progetti dedicati alla sensibilizzazione e al sostegno di persone affette da demenza e Alzheimer, che ne documenta l’esperienza, insieme a un ricco programma collaterale. Tutto questo avviene alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alzheimer istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e Alzheimer Disease International (ADI), prevista per il 21 settembre 2026.

Mamma mia Museum: i caregiver in Italia

Intitolato La rivoluzione siamo noi, ricordando l’opera manifesto di Joseph Beuys realizzata tra Capri e Napoli dall’artista tedesco (fu anche il titolo della sua prima personale da Lucio Amelio nel 1971), il progetto di Becagli affronta un tema di interesse nazionale. Come già affrontato da Artribune in occasione della mostra Caregiver a Trapani, secondo i dati ISTAT, infatti, 8 milioni di persone in Italia sono Caregiver, il 15% della popolazione del nostro Paese. Un lavoro volontario, portato avanti soprattutto da donne, che vale decine di miliardi di euro: vale a dire che se smettessero improvvisamente di occuparsi dei loro cari, il Sistema Sanitario Nazionale collasserebbe. Come l’arte può intervenire in tal senso? Ne abbiamo parlato con la curatrice (e caregiver) Serena Becagli.

Serena Becagli, Ho incartato La banana di Cattelan, 2022 circa. Installazione temporanea. Banana e carta stagnola
Serena Becagli, Ho incartato La banana di Cattelan, 2022 circa. Installazione temporanea. Banana e carta stagnola – Mamma Mia Museum

Intervista a Serena Becagli

Che cos’è il Mamma mia museum: spieghiamolo bene.
Il Mamma Mia Museum è un progetto che tenta di raccontare e trasformare un’esperienza personale, ovvero la malattia di mia madre affetta da demenza. Sono una serie di immagini, ma anche brevi video, situazioni buffe o paradossali tipiche di chi ha questo tipo di malattia che ho fermato e condiviso, prima sui miei social personali dando dei titoli e delle didascalie, come fossero vere e proprie opere d’arte. Ci sono diversi riferimenti all’arte contemporanea come l’immagine guida che abbiamo scelto per la mostra al Centro Pecci, “Ho incartato la banana di Cattelan“, oppure i “tentativi” di Gino De Dominicis e le sue sfide all’impossibile. Se Gino De Dominicis provava a prendere il volo allargando le braccia, mia mamma ha tentato di tagliare dei granelli di zucchero con delle forbicine. Quando racconto cosa sta dietro a ogni scatto ci si rende conto di quanto l’arte contemporanea, con i suoi strumenti, ci sia davvero di aiuto per cercare di trasformare la quotidianità in atto poetico.

Cosa hai fatto dunque?
Dopo un po’ di tempo ho pensato di aprire un profilo social dedicato, che raccogliesse queste immagini e farne un progetto strutturato. Avevo pensato all’inizio a una pubblicazione ma poi ne è venuta fuori una prima mostra nel 2024 con 21 scatti fotografici.
Il titolo stesso – logo compreso – è un’opera d’arte a tutti gli effetti, fa parte della serie di Poetrick di Stefano Calligaro, artista che conosco da oltre vent’anni che ha seguito dall’inizio questa avventura ed è stato molto felice di contribuire. I Poetrick di Calligaro sono frasi che nascono da errori, scambi di parole che acquistano un nuovo significato, quando ho visto la scritta Mamma Mia Museum ho chiesto a Stefano di poterla utilizzare per il mio progetto, materializzando così il suo Poetrick. Il progetto si sta ampliando con nuovi scatti, alcuni video, e degli oggetti realizzati da altri che prendono spunto dalle stesse foto; un esempio è il vaso in ceramica realizzato da Carlotta Fantozzi che porta nella terza dimensione, e trasforma in un oggetto di design, una delle foto che ritrae un rotolo di scottex dove mia mamma aveva infilato delle posate ad asciugare, l’Asciugaposate.

Perché hai pensato di tradurre un’esperienza così personale in un progetto d’arte?
È stato tutto molto spontaneo. Mi sono trovata all’improvviso a dover conciliare lavoro e cura. Sono una curatrice e collaboro come libera professionista con diverse realtà della Toscana. Quando sono arrivati i primi sintomi della malattia della mamma, nel 2020, facevo parte del collettivo Estuario con sede a Officina Giovani di Prato. Mi sono ritrovata a dover portare con me mia madre a riunioni, sopralluoghi, ma anche a mostre e inaugurazioni. Ho visto subito che la mamma raccoglieva la simpatia dei colleghi.
L’ho portata diverse volte con me anche alla Galleria ME Vannucci di Pistoia, galleria con la quale tuttora collaboro, e ricordo anche una sua interruzione per andare in bagno durante una visita guidata a una mostra da me curata. L’ho portata diverse volte anche a Dryphoto, e in particolare proprio in occasione della presentazione di un lavoro di Stefano Calligaro curata da me.

Serena Becagli, La fortuna tra le mani, 2024. Omaggio inconsapevole a Serena Fineschi. Saponetta artigianale di Rosco e monetine - Mamma Mia Museum
Serena Becagli, La fortuna tra le mani, 2024. Omaggio inconsapevole a Serena Fineschi. Saponetta artigianale di Rosco e monetine – Mamma Mia Museum

Questa esperienza così personale è entrata proprio nel vivo del tuo lavoro.
Sì, per continuare a lavorare ho dovuto elaborare delle strategie e alla fine la mamma è diventata una mascotte. Purtroppo, adesso è più complicato portarla perché si muove solo sulla sedia a rotelle.
Trasformare questa esperienza in arte è stato un modo per restare attaccata al mio mondo.
Ho imparato dagli artisti a lavorare sulla fragilità, nel 2019 avevo appena curato una mostra di Sandra Tomboloni dal titolo La fragilità degli ospiti, che parlava di anti-specismo in quel caso. Attraverso il pensiero di Sandra ho imparato molto ad accettare la fragilità e darle dignità.
Ovviamente il Centro Pecci è stato uno dei luoghi d’arte più visitati insieme alla mamma, ricordo anche di essermi trattenuta con lei a pranzo al bistrot in occasione della Giornata del Contemporaneo.

Che cosa significa essere un caregiver?
Significa rinunciare a tante cose, rinunciare al tuo tempo, alla vita privata e a volte anche al lavoro. Significa essere responsabile di una persona che senza di te non sarebbe in grado di sopravvivere. Significa essere sempre vigili e con un pensiero fisso. Significa lasciare una cena a metà per tornare a casa. Significa interrompersi continuamente, essere molto meno concentrata. Significa vedere molte meno mostre. Significa perdere molti amici. Significa capire chi veramente c’è. Significa imparare a rallentare quando sei con la persona da aiutare, e ad andare veloce quando devi tornare da lei. Significa molta stanchezza. Significa spendere tanto ed essere sopraffatti dalla burocrazia.

In che modo l’arte sta aiutando te e tua madre? E in che modo voi state aiutando l’arte?
Penso che senza l’arte sarei impazzita. Intanto, finché sono riuscita a portare la mamma con me, mi sono resa conto di quanto gli spazi dell’arte siano accoglienti e stimolanti in questo senso. Sono luoghi di libertà. Poter parlare di quello che mi sta succedendo nella vita privata, attraverso questo progetto, mi ha aiutato a instaurare un dialogo diverso con chi mi sta intorno.
È davvero una grande soddisfazione avere questa mostra in uno dei centri d’arte contemporanea più importanti, soprattutto essere qui al Pecci è una grande emozione perché è un luogo che frequento da quando ero studentessa, con cui ho collaborato da professionista e che ho frequentato insieme alla mamma. Ringrazio il direttore Stefano Collicelli Cagol e Irene Innocente coordinatrice delle attività educative per aver accolto la proposta di presentare Mamma Mia Museum all’interno degli spazi dell’istituzione, in sinergia con il progetto di ‘Arte e benessere’ l’insieme delle attività del Centro Pecci che dal 2022 accoglie le fragilità di diverse tipologie di pubblico. Da diversi anni il Centro Pecci porta avanti una serie di attività rivolte alle persone con Alzheimer, confermandosi luogo di grande accoglienza delle fragilità. Non so in che modo stiamo aiutando l’arte, ma sicuramente rendiamo evidente che l’arte e i suoi linguaggi servono a qualcosa.

Racconti la tua esperienza di caregiver dal 2020 e della co-gestione complessa della vita professionale e personale. Che reazioni hai percepito da parte del settore? Ti sei sentita supportata? O hai sentito di dover ridimensionare il tuo impegno?
Sicuramente ho dovuto ridimensionare il mio impegno dovendo rinunciare a qualche nuovo incarico, ma le gallerie e gli spazi con cui collaboro da anni mi hanno sempre supportata. Anzi, la mamma è sempre stata accolta in modo caloroso ed è sempre la prima persona di cui mi chiedono. Sono sicuramente molto meno presenzialista di prima, ma i social mi aiutano a seguire anche gli eventi a cui non posso essere presente fisicamente. Poter lavorare da casa con il cosiddetto smart working mi facilita molto.

Carlotta Fantozzi, vaso per fiori in ceramica e posate, 2024 da Asciugaposate temporaneo, 2022 circa. Sezione design. Rotolo di carta assorbente da cucina usato per asciugare le posate
Carlotta Fantozzi, vaso per fiori in ceramica e posate, 2024 da Asciugaposate temporaneo, 2022 circa. Sezione design. Rotolo di carta assorbente da cucina usato per asciugare le posate – Mamma Mia Museum

Chi sono i tuoi compagni di strada in questo percorso?
Chissà se ti riferisci alla vita privata o al lavoro. Devo ammettere che nella vita privata ci si trova molto soli quando arrivano queste malattie in casa. Da un annetto ho dovuto assumere un badante, ma devo ancora monitorare la situazione, non posso allontanarmi molto. Purtroppo, molte persone che fanno questo mestiere non sono per niente preparate e vanno seguite. Inoltre, con il peggioramento della malattia la mamma non frequenta più il centro diurno, luogo che invece era davvero stimolante per lei e dove avevo trovato diversi riferimenti. Mi sentivo davvero supportata da persone preparate e competenti. In questo preciso momento della vita devo ringraziare alcuni amici, soprattutto Guido che quando sa di avere del tempo libero che coincide con i giorni liberi del badante, viene a darmi una mano ad alzare la mamma e così passiamo del tempo insieme. Magari prendiamo una pizza e guardiamo le partite, alla mamma fa piacere vedere persone in casa, le piace sentir ridere così inizia a ridere anche lei.

Chi ti aiuta?
Mi sta aiutando molto AIMA Firenze – Associazione Italiana Malattia di Alzheimer, che sostiene anche la mostra, e con il suo presidente Manlio Matera abbiamo presentato il progetto in diverse occasioni. Con gli amici del mondo dell’arte, che mi hanno sempre incoraggiata a rendere concreto il progetto, cerchiamo di aiutarci e supportarci, se non possiamo vederci facciamo delle chiacchierate al telefono o scambio di lunghi vocali. Con Simona Lotti, ad esempio, ci sentiamo spesso: l’ho invitata, infatti, a fare un intervento su Joseph Beuys in uno degli incontri previsti durante il periodo della mostra.

In che cosa si traduce il progetto che presenti al Centro Pecci?
Il titolo La rivoluzione siamo noi fa riferimento a una foto scattata alla mamma durante una delle visite al Centro Pecci, immortalata davanti al manifesto di Beuys La rivoluzione siamo noi. È buffo perché la mamma ha una borsa a tracolla tipo quella indossata da Beuys. Mi è sembrato emblematico utilizzare questa affermazione radicale dell’artista tedesco, che racchiude il concetto di “scultura sociale”, ovvero l’idea che l’arte non sia limitata agli oggetti, ma sia uno strumento attivo per plasmare e cambiare la società.
In mostra ci saranno 24 still-life del progetto, il vaso in ceramica che prende spunto dalla foto Asciugaposate, una targa con il logo dipinto a mano su ceramica, dei video interpretati come brevi azioni, alcune foto di backstage che ritraggono la mamma in mezzo alle opere d’arte, quasi come se fosse a prendere ispirazione. Tra i nuovi scatti due omaggi “inconsapevoli” ad artisti contemporanei, uno a Massimo Bartolini e l’altro a Serena Fineschi.

Serena Becagli, Tentativo di tagliare un granello di zucchero, 2022. Ready made temporaneo zucchero, cucchiaino, forbicine
Serena Becagli, Tentativo di tagliare un granello di zucchero, 2022. Ready made temporaneo zucchero, cucchiaino, forbicine – Mamma Mia Museum

Quali sono le novità che porti a Prato con questo progetto?
La traduzione, o tentativi di traduzione, delle didascalie nel linguaggio CAA, a cura di Elia Merlini e Lucia Gori. Con Comunicazione Aumentativa e Alternativa si indica l’insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie volte a compensare difficoltà gravi e durature nell’espressione o nella comprensione del linguaggio orale o scritto, sostituendo o integrando i canali comunicativi naturali nelle persone con bisogni comunicativi complessi.
Mi piace l’idea che ad ogni tappa si aggiungano nuove idee, ho pensato di portare in mostra anche il libro che ha raccolto le presenze nell’ultima tappa del Mamma Mia Museum che si è tenuta alla LDM gallery di Firenze, a cura di Spela Zidar. Sulla copertina è stato riprodotto a mano il logo del progetto e dentro è possibile leggere delle riflessioni e delle testimonianze davvero significative che dimostrano quanto sia importante parlare di queste malattie, per creare una società più solidale e consapevole.

Ci sarà anche un programma collaterale?
Sì, una serie di incontri, conferenze e laboratori dedicati alla sensibilizzazione sul tema della demenza. Il progetto (realizzato con il sostegno della Regione Toscana, il contributo di CGIL Toscana – SPI CGIL Toscana, il contributo di AIMA Firenze, il patrocinio del Comune di Prato, e con la collaborazione della Società della salute area pratese, di AIMA Prato, Cooperativa il Borro, CircolaMENTE e Solidarietà per la demenza), si inserisce in continuità con l’impegno del Centro Pecci per rendere il museo un luogo accessibile e aperto alla partecipazione di tutte e tutti. Dal 2017 il Centro propone, nell’ambito del programma Arte e Benessere, il progetto In corso d’opera, visite e laboratori rivolti alle persone con demenza e a chi se ne prende cura, realizzati attraverso la mediazione di educatori museali e geriatrici esperti. Dal 2026 grazie ad una generosa donazione Art Bonus, oltre alle consolidate attività realizzate nell’ambito di “CircolaMente” in collaborazione con la Società della Salute area pratese, il Centro Pecci offre visite e laboratori settimanali a gruppi diversi, dalle RSA del territorio alle famiglie di AIMA-Prato, fino ai caregiver. Il programma approfondirà le questioni sollevate dal progetto attraverso momenti di confronto e partecipazione rivolti alla cittadinanza, alle persone con demenza, alle loro famiglie e a chi se ne prende cura.

Lunedì 26 ottobre il Centro Pecci insieme a tutti i partner del territorio organizza e ospita il Convegno “La rivoluzione siamo noi. Cultura, diritti e partecipazione delle persone con demenza“. Di che si tratta?
Approfondirà il tema della persona con demenza non come destinataria di cure, ma come cittadino portatore di creatività, emozioni e capacità relazionali, affrontando i temi del superamento dello stigma della demenza, dei musei e luoghi della cultura come spazi accessibili, delle esperienze dei musei nei programmi per le persone con Alzheimer e dell’arte contemporanea come linguaggio inclusivo.

Santa Nastro

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

Scopri di più