A Milano la mostra che trasforma la galleria in un grande fiume. Melissa McGill da Mazzoleni
Fino al 31 ottobre 2026 la galleria Mazzoleni ospita una mostra di Melissa McGill dedicata al tema dell’acqua. Con lavori anche inediti che ripercorrono la ricerca degli ultimi anni, l’elemento si dimostra presenza viva e fonte di relazione
Risalendo il Po a partire dalla foce che lo butta nell’Adriatico e imboccando qualche suo affluente, Melissa McGill (Rhode Island, 1969) è passata da Venezia a Milano. In laguna, nei giorni di apertura della 61° Biennale d’Arte, infatti, aveva presentato Marea, un progetto con cui il mare si appropriava di una calle in zona Castello: se ne appropriava con gioia, senza le noie dell’acqua alta o i drammi del cambiamento climatico. Grandi tele bianche, azzurre e blu appese ai fili del bucato tra i palazzi sventolavano simulando delle onde. Tutto quel che negli ultimi anni ha portato a Marea e che ne è derivato negli ultimi mesi è adesso in mostra a Milano nella galleria Mazzoleni.

La mostra di Melissa McGill da Mazzoleni
Realizzati tra il 2020 e il 2026, i lavori in mostra ruotano attorno al Po e a Venezia: lo dichiarano titoli come Eridano, che rielabora una cartina del grande fiume trovata all’Archivio di Stato di Torino; Delta I, dove la base è un’altra cartina, questa volta della foce; Onde in Piazzetta, San Marco (after Canaletto), in cui McGill interviene su un particolare di un’opera del celebre vedutista veneziano con inserti a penna bianca. Queste tre opere sono, di fatto, una celebrazione della stratificazione, del continuo aggiungere qualcosa – l’intervento dell’artista – su qualcos’altro di già presente – le cartine o il quadro di Canaletto. Ed è così che opera l’acqua, assommandosi con leggerezza a sé stessa, con aumenti di portata che possono sia generare vita che distruggerla.
L’acqua come protagonista materiale
La dedica all’acqua veneziana per McGill non è solo una questione tematica, ma anche fisica e materiale. Gli acquerelli del dittico Estuary, uno sui toni del blu-azzurro e l’altro arcobaleno, come anche Vogalonga, sono, infatti, stati realizzati usando l’acqua della laguna, a sottolineare l’interesse specifico per un luogo simbolo. Simbolo della storia dell’arte, del rapporto uomo-ambiente, dei cambiamenti sociali contemporanei tra turismo di massa e innalzamento delle temperature e, di conseguenza, dei livelli del mare.
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L’allestimento della mostra da Mazzoleni
L’essenzialità dei lavori di Melissa McGill – acqua, pigmenti naturali, carta, leganti fatti in casa – e la sinuosità dell’elemento protagonista si rispecchiano nella leggerezza della mostra, dove le opere creano come delle piccole isole di senso sulle pareti bianche. In particolare, un vero e proprio nucleo formale è quello del trittico intitolato Venetian Lagoon Study. I tre fogli che lo compongono danno vita a una sequenza in cui delle micro-pennellate sui toni del verde simulano l’incresparsi della superficie riflettente dell’acqua.
Dall’Italia al Lago Ontario con Melissa McGill
A corredo della mostra – ossia in continuità con l’esposizione, ma in un ambiente separato e “ufficioso”, com’è solita fare la galleria Mazzoleni – ci sono anche dei lavori legati agli Stati Uniti e al Canada, regione di provenienza di McGill. Viene, per esempio, ricomposta la storia di A Lake Story, la cui eco si sente nei già citati acquerelli multicolore che ne ricompongono su carta le impressioni. Questo progetto del settembre 2025 ha previsto la realizzazione di una processione di canoisti sul Lago Ontario: 400 bandiere colorate sono state portate su altrettante barche, creando una sorta di policromo mosaico mobile, facendo interagire acqua, essere umano, luce e colore. Ed è questo il punto della ricerca degli ultimi anni di Melissa McGill, indipendentemente dal luogo in cui è condotta, ma nel rispetto della specificità di ogni ambiente: da Venezia al Lago Ontario, dalla natia Rhode Island a Milano.
Vittoria Caprotti
Milano // fino al 31 ottobre 2026
Melissa McGill. Segno d’Acqua
MAZZOLENI – Via Senato, 20
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