I misteriosi Anni ’80 dell’artista Giuseppe Gallo sono in mostra a Todi

A Palazzo del Vignola fino al 15 novembre “Il centro del quadro è (letteralmente) altrove” perché al piano nobile dello storico edificio c’è l’esposizione che, a cura di Melania Rossi, fa il punto su uno dei decenni più significativi, potenti ed enigmatici del grande artista

Ruota intorno a quattro grandi dipinti la mostra di Giuseppe Gallo che, a Palazzo del Vignola a Todi, si compone di circa 50 opere realizzate negli Anni Ottanta; un periodo particolarmente vitale per Roma e significativo per l’artista, tra i protagonisti della Scuola di San Lorenzo che, all’Ex Pastificio Cerere, stavano vivendo un momento di grande fervore artistico e intellettuale, uniti in un forte sodalizio umano e professionale. Tesi alla ricerca di una dimensione spirituale dell’arte, tutti procedevano mossi dalla necessità di tornare alla manualità, alla materia, agli strumenti propri della scultura e della pittura, ciascuno secondo il proprio vocabolario stilistico.

Gallo, in linea con la sua ricerca e sensibilità, ha declinato quest’attenzione alla materia attraverso una molteplicità di tecniche e strumenti con cui si è cimentato in numerose e ardite sperimentazioni per plasmare il suo immaginario sintetico, enigmatico e potente. L’esposizione, intitolata Il centro del quadro è altrove, è dunque il risultato di un lungo lavoro di studio, ricerca e selezione delle opere in archivio, e si configura come un racconto di quel fatidico decennio in cui, mosso dalla sua poetica radicale, Gallo riuscì ad affermarsi, tra tradizione e innovazione, come uno degli artisti più apprezzati del panorama internazionale, con mostre in America, Europa e Asia realizzate grazie anche alla collaborazione con Gian Enzo Sperone.

I misteriosi Anni ’80 dell’artista Giuseppe Gallo sono in mostra a Todi
Giuseppe Gallo, installation view at Palazzo del Vignola, Todi. Ph: Alberto Bravini

Il progetto di Giuseppe Gallo a Todi, una mostra “carbonara”

“Per la sua singolarità con Giuseppe Gallo abbiamo definito questo progetto” ha raccontato la curatrice “mostra carbonara in grado di penetrare nell’immaginario più simbolico, recondito, metafisico e criptico dell’artista e affrontare, attraverso i più svariati linguaggi, enigmi che hanno a che fare con la natura, la poesia, la letteratura, la filosofia, insomma con la vita. E di farlo incarnandoli in una materia che, pur variando incessantemente, anche quando si fa bidimensionale, conserva sempre una matrice scultorea, perché Giuseppe Gallo è uno scultore anche quando dipinge. Ed è per questo”, ha continuato “che è uno straordinario disegnatore. Inoltre, questa è una mostra carbonara, anche perché si svolge in un luogo particolare. Siamo in Umbria, a pochi chilometri dalla campagna in cui il maestro ha scelto di costruire il suo buon ritiro tra arte e natura. Un luogo che gli è particolarmente caro perché il suo universo artistico affonda nella terra, nella natura, intesa come cosmo e contemporaneamente come caos ordinato in cui l’errore diventa foriero di possibilità”.

“Il centro del quadro è altrove”, un titolo che cela una dichiarazione di poetica

E qui veniamo al titolo perché, come ha ricordato Melania Rossi, proprio a Todi, una volta, Gallo le disse “solo dall’insicurezza si può pensare di creare qualcosa”. Ecco allora che sulla base di questa acuta quanto filosofica riflessione è emerso il nome del progetto Il centro del quadro è altrove, mutuato da un testo scritto dall’artista proprio negli Anni ‘80. Una frase che forse non ci vuole portare tanto a democratizzare la visione, quanto ad ampliarla, a decentrarla, a lasciarla scivolare lungo i margini per esorcizzare il rischio di banalizzazioni e qualunquismi, facendoci capire che per l’artista il nodo centrale del lavoro artistico non è statico ma dinamico, un momento di passaggio che nelle opere si risolve con una sorta di slittamento per cui, come spiega lui stesso: “il fulcro dell’immagine, sottratto volutamente allo sguardo, non va tanto cercato, quanto evocato, intuito”. Allora, penso, proprio in questo significato misterioso e trattenuto Gallo cerca un rapporto attivo e complice con il visitatore, non più inteso solo come osservatore delle opere.

L’allestimento di Giuseppe Gallo e Melania Rossi al Palazzo del Vignola

Per costruire una narrazione coerente di quel fatidico decennio il progetto al piano nobile del Palazzo del Vignola si articola a partire da quattro quadri di grande formato, caratterizzati da un raro equilibrio formale, attorno a cui gravitano sculture, disegni e opere di piccole dimensioni, nelle quali la costante dialettica tra astrazione e figurazione lascia affiorare forme, silhouette, parole. “L’allestimento” ha raccontato Melania Rossi, “è il risultato di un lavoro a quattro mani, dal momento che solo Gallo era a conoscenza di quello che istintivamente voleva mostrare”. La maggior parte delle opere, infatti, proviene dalla sua collezione personale e sono qui esposte per la prima volta.Così, una volta individuati i lavori, abbiamo ideato la mostra come una sorta di partitura musicale, un fraseggio, in cui le opere più piccole, come dei contrappunti, conducono alle grandi”. Un procedimento evidentissimo lungo tutto il percorso, come nella seconda sala in cui il piccolo olio su tela Tu, del 1989, dialoga efficacemente, riprendendone nuance e texture, con l’imponente Senza titolo, 1987, olio su tela e tavola; o ancora il grande olio su tela e legno, inaspettatamente intitolato Donna pagana, 1986, il cui rosso richiama i disegni sulla sinistra (di cui uno traforato); mentre, nell’ultima sala, in cui l’artista si esprime attraverso l’encausto, la silhouette de Il poeta convive con opere altrettanto sperimentali che evocano la classicità e una scultura bronzea che sembra provenire da un’altra realtà.

Il corpus di disegni di Giuseppe Gallo in mostra a Todi

E se, come dicevamo, le sculture – di cui sono esposti mirabili esemplari, come l’emblematica Gallo è Pazzo, in bronzo del 1989, oppure alcuni esemplari della serie Tu in bronzo – sono l’elemento fondativo dell’arte di Gallo, è nei disegni – di cui qui è esposta una magnifica serie – che si rivela la natura più intima dell’artista; la sua rapidità di elaborazione e analisi, capace di fondere in un unico gesto pensiero colto e contemplativo. In un processo che, traducendosi in immagini sfuggenti, associazioni visive, giochi di parole e rebus, mette in risalto la sottile ironia, sintomo della non comune sensibilità, che percorre tutta la poetica di Gallo, conferendo a tutta la sua opera, indipendentemente dalla data di produzione, quella freschezza che solo da una consapevole leggerezza dello sguardo può derivare.

Ludovica Palmieri

Todi // fino al 15 novembre 2026
Giuseppe Gallo. Il centro del quadro è altrove
PALAZZO DEL VIGNOLA – Via del Seminario
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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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