A Grenoble tre mostre su arte, diaspora e attualità

Dalla complessa situazione algerina alla tradizione gospel fino alla lotta al razzismo: le mostre di Le Magasin – Centre National d’Art Contemporain (CNAC) di Grenoble puntano lo sguardo sull’oggi

A Grenoble, Le Magasin – Centre National d’Art Contemporain (CNAC) continua a proporre progetti che percorrono un filone culturale, politico e sociale teso alla promozione e all’unione di nuove prospettive nel mondo dell’arte contemporanea.
Uno dei capitoli più importanti, composto dalla triade di mostre inaugurate il 7 aprile 2023, dal titolo En attendant Omar Gatlato: Epilogue, Is My Living in Vain (la prima mostra personale in Francia di Ufuoma Essi) e Les 35 et les 99 965 autres (la mostra di Cindy Bannani), fa parte di una serie di iniziative avviate alla fine del 2022 sotto la direzione di Céline Kopp che coinvolgono ogni parte dei 2200 metri quadrati del capannone industriale costruito per l’Esposizione Universale di Parigi del 1900 dai laboratori di Gustave Eiffel.

En attendant Omar Gatlato. Épilogue, exhibition view at Magasin CNAC, Grenoble, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

En attendant Omar Gatlato. Épilogue, exhibition view at Magasin CNAC, Grenoble, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

15 ARTISTI RACCONTANO L’ALGERIA A GRENOBLE

Nella Main Gallery, la collettiva En attendant Omar Gatlato: Epilogue, curata da Natasha Marie Llorens, espone le opere di quindici artisti provenienti dall’Algeria e dalla sua diaspora. Frutto di cinque anni di ricerca, la mostra rappresenta uno spaccato delle riflessioni quotidiane sulla situazione, in Algeria come in Europa, post-Hirak – le proteste e i movimenti rivoluzionari resi noti con il nome di “primavera algerina” –, post-Covid, nonché sull’emergenza climatica. “L’Algeria”, afferma Llorens, “è sospesa in uno stato di perenne tensione politica, economica e climatica. È una tensione che produce trepidazione creativa, per cercare un proprio punto di vista e una propria estetica contemporanea oltre a quelli (in parte imposti) del sistema dominante di potere geopolitico. Questa selezione, atto terzo di una serie di mostre (nel 2019 a New York, presso la Wallach Art Gallery; nel 2021 al centro d’arte marsigliese Triangle France – Astérides) dona al visitatore un profondo e mai provato senso di coinvolgimento all’interno di una cultura che non è la nostra ma che, grazie alle opere esposte, ci lega emotivamente a quei territori. Rende anche chiara la visione di quanto stia accadendo oggi in Algeria e in Francia, che è brutale; è una summa per comprendere il passato e l’oggi in modi per noi straordinari, eppure parte di accadimenti all’ordine del giorno”.
E sono proprio i vari aspetti della quotidianità a interessare gli artisti e la curatrice; lo si evince anche dalla peculiare scelta del titolo della mostra. Infatti, il leitmotiv dell’esposizione è la sequenza finale della celebre pellicola di Merzak Allouache, Omar Gatlato (1976), considerato il primo film della storia algerina dedicato a un’esperienza individuale e all’auto-emancipazione dei giovani algerini rispetto ai costumi tradizionali. Nell’ultima scena, Omar, un giovane che vive nella periferia di Algeri, sta finalmente per vedere Selma, la donna di cui si è innamorato ascoltandone solamente la voce registrata su una musicassetta. Ma Omar esita e non incontrerà mai Selma, allontanando definitivamente la possibilità di una metamorfosi individuale che sarebbe avvenuta grazie a una relazione stabile.

En attendant Omar Gatlato. Épilogue, exhibition view at Magasin CNAC, Grenoble, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

En attendant Omar Gatlato. Épilogue, exhibition view at Magasin CNAC, Grenoble, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

LE VIDEOINSTALLAZIONI A GRENOBLE

Il racconto in prima persona di Omar e lo spaccato generazionale del neocolonialismo e della globalizzazione suggerito dal film hanno ispirato in molteplici maniere gli artisti. Le opere su cui soffermarsi maggiormente esplorano il medium del video: come Mon Paradis Terrestre di Hichem Merouche, che con inspiegabile coreografia di pulsioni contraddittorie indaga il legame tra uomo e cavallo quale esempio di mutuo soccorso e di “fiducia” tra creature. O come l’opera frammentata di Hakima El Djoudi: una proiezione spettrale, sospesa nel tempo narrativo, che sfarfalla attraversando lo spazio miscelandosi con il suono di Natasha Atlas che canta in dialetto arabo. Infine, la ricerca soggettiva di senso storico e di ordine tra avvenimenti spesso incomprensibili è perfettamente intesa nel video di Sara Sadik, che ha utilizzato il rendering del videogame GTA per mettere in scena la vicenda personale di un ragazzo, il cui struggente monologo fuori campo coinvolge lo spettatore in una storia d’amore e nelle scelte di vita che ne conseguono, con l’obiettivo di ottenere un senso eteronormativo di stabilità grazie al matrimonio.

Ufuoma Essi, Is My Living In Vain, 2022. Film still. Commissioned and produced by Gasworks, London; in partnership with Magasin CNAC, Grenoble, and Te Uru Waitākere, Auckland. Courtesy of the artist

Ufuoma Essi, Is My Living In Vain, 2022. Film still. Commissioned and produced by Gasworks, London; in partnership with Magasin CNAC, Grenoble, and Te Uru Waitākere, Auckland. Courtesy of the artist

LA MOSTRA DI UFUOMA ESSI

Nella sala adiacente, la mostra di Ufuoma Essi (Lewisham, 1995), Is My Living in Vain, a cura Céline Kopp, invita lo spettatore in una installazione immersiva, composta dall’omonimo video e da un allestimento che riproduce in ogni dettaglio l’altare e la navata principale di una chiesa gospel. Il film documentario celebra il valore performativo, culturale e di aggregazione sociale delle chiese gospel tra Philadelphia e Londra, con una pluralità di testimonianze e voci – parlanti e cantanti – che offre uno spaccato della rete solidale intrinseca tra le comunità nere inglesi e americane.

Cindy Bannani, Les 35 et les 99 965 autres, exhibition view Magasin CNAC, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

Cindy Bannani, Les 35 et les 99 965 autres, exhibition view Magasin CNAC, 2023. © Magasin CNAC. Photo Aurélien Mole

LA MOSTRA PARTECIPATIVA DI CINDY BANNANI

Per concludere, sempre a cura di Kopp con la collaborazione di Alexia Pierre e Noémie Pirus-Hassid, la mostra Les 35 et les 99 965 autres di Cindy Bannani (Montreuil, 1992) porta negli spazi di CNAC la grande opera-in-progress posta al centro della sala espositiva principale, ispirata alla vicenda della marcia anti-razzista che nel 1983, partendo da 35 individui, coinvolse quasi centomila persone e attraversò le più importanti città della Francia (tra cui la stessa Grenoble): un manifesto con la scritta “March for Equality and Against Racism”, rimasto di proposito incompiuto, attende l’intervento dei visitatori (muniti di ago, filo, perline e lustrini di ogni forma e colore) per essere cucito e quindi sbandierato. L’attività giocosa del cucito coinvolge in una dimensione collettiva il pubblico, chiamato a interagire e a cooperare ai piedi dello striscione; un sentimento di aggregazione (completamente scevro di classismo) raro in eventi espositivi di tale portata intellettuale e politica, che materializza in un unico punto lo stuolo eterogeneo di riferimenti semiotici, considerazioni etiche, dati storici e sentimenti di appartenenza accumulati nella mente e negli occhi durante un’esperienza di visita indimenticabile.

Federica Maria Giallombardo

Grenoble // fino al 15 ottobre 2023 / fino al 1° ottobre 2023 / fino al 3 settembre 2023
En attendant Omar Gatlato: Épilogue
Is My Living in Vain
Les 35 et les 99 965 autres
CNAC
Site Bouchayer-Viallet 8 esplanade Andry-Farcy
http://www.magasin-cnac.org/

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Federica Maria Giallombardo

Federica Maria Giallombardo

Federica Maria Giallombardo nasce nel 1993. Consegue il diploma presso il Liceo Scientifico Tradizionale “A. Avogadro” (2012) e partecipa agli stage presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Biella (2009-2012). Frequenta la Facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi…

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