Il Museo Carlo Zauli di Faenza compie 20 anni. E lancia un nuovo corso

Si svolgeranno il 28 e il 29 maggio le celebrazioni del Museo che nel nome di Carlo Zauli ha costruito un percorso sulla ceramica e l’arte contemporanea. L’intervista a Matteo Zauli

Nasceva nel 2002 il Museo Carlo Zauli, nel solco dell’eredità e del nome del maestro scultore e ceramista scomparso a Faenza pochi mesi. Sono trascorsi 20 anni dall’ora e l’istituzione privata, diretta dal figlio Matteo, ha deciso di celebrare il 28 e il 29 maggio due decenni di attività fatta di ricognizioni sul lavoro di Carlo Zauli, workshop, iniziative, laboratori, residenze organizzate per artisti contemporanei a digiuno di esperienze nell’ambito della ceramica, scegliendo tra giovanissimi e maestri. Attingendo un po’ a quella vocazione naturale della cittadina – tra le eccellenze della ceramica che il nostro Paese vanta da nord a sud, insieme a Montelupo Fiorentino, Albisola, Grottaglie per citare qualche importante esempio -, ospitando in Romagna nel corso della storia dell’arte maestri quali i futuristi, i Kabakov, o Ontani, habitué delle fornaci faentine. Per Metamorfosi, questo il titolo della due giorni che si inserisce in un più ampio programma di festeggiamenti, 20MCZ, il neonato collettivo curatoriale NN (Beatrice Sartori, Eloisa Magiera, Gaia De Palma, Alberto Russo), ha messo in scena una serie di appuntamenti, tra djset, feste, talk, sound performance, tavole rotonde, tra arte, musica e performing art, anche in collaborazione con il Clan Destino, culla della musica sperimentale in città. Ma quale sarà il futuro del Museo Carlo Zauli? Ne abbiamo parlato con Matteo Zauli in questa intervista.

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

In che modo il museo oggi raccoglie l’eredità storica di Carlo Zauli?
L’eredità storica di Carlo Zauli viene raccolta attraverso percorsi diversamente collegati all’opera e al carattere dell’artista. Accanto al nostro progetto primario, che è sempre presentare in maniera antologica il suo lavoro per renderne possibile una comprensione anche storica, un primo livello di progettualità è quello legato alla sperimentazione del materiale «ceramica» in senso strettamente contemporaneo, seguendo così il suo primo e più continuo insegnamento. «Un artista deve esprimersi nel proprio tempo», ripeteva spesso, incoraggiando a un continuo aggiornamento culturale.

E il secondo livello?
È ovviamente, più peculiarmente legato alla ceramica. Se, come Zauli fece, possiamo considerare la ceramica una materia dell’arte possiamo utilizzarla in modo libero e sperimentale, a volte anche non seguendo le pratiche tecniche di uso comune. In questo senso, a volte, abbiamo anche trovato inedite soluzioni tecniche, che hanno arricchito il bagaglio degli stessi artigiani ceramisti!

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Che bilancio puoi tirare di questi 20 anni?
Il bilancio è senz’altro molto positivo. Da una situazione di partenza che vedeva il museo rappresentare un artista poco conosciuto al di fuori del settore specifico della ceramica, oggi constatiamo con grande gioia che Carlo Zauli è ben presente nell’immaginario di chi opera e conosce le arti visive. Ci sono stati picchi progettuali in questo senso, molto importanti, quali le mostre itineranti in tutto il Giappone, il doppio progetto newyorkese, la mostra outdoor nel centro storico di Torino, la recente collaborazione con lo spazio progettuale di Galleria Nilufar.

E poi le residenze d’artista….
Certo, attraverso le quali abbiamo costruito una vera e propria collezione contemporanea e siamo davvero entrati nel sistema dell’arte contemporanea. Di questo non sarò mai abbastanza grato ai curatori, tra cui cito Viola Emaldi, Daniela Lotta e Guido Molinari, che hanno contribuito a questo progetto, invitando artisti di grande prestigio che ci hanno arricchito moltissimo dal punto di vista della visione e dell’esperienza.

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Come sarà il futuro del museo Carlo Zauli?
È proprio al futuro che abbiamo voluto rivolgere lo sguardo in questa celebrazione dei nostri vent’anni. È come se, invece di guardare soltanto indietro, avessimo voluto accorciare un po’ le distanze dai vent’anni successivi, affidando ad esempio i progetti a un gruppo curatoriale di recente formazioneil collettivo NN, nato a Bologna proprio da un nostro input. Vedo il futuro del Museo Carlo Zauli sempre correre sul binario legato all’opera di Carlo Zauli che alle sperimentazioni legate alla ceramica nell’arte contemporanea sempre più in un’ottica laboratoriale, in una sorta di continui workshop sempre più orizzontali, nei quali i ruoli di artista, curatore, studente e artigiano si confondano sempre di più nel segno di un processo creativo che dagli storici laboratori del nostro museo si apra verso l’esterno.

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Museo Carlo Zauli photo Cristina Bagnara

Cosa farete, dunque?
Proseguendo con questa idea, i progetti outdoor sui calanchi delle argille azzurre, quelle che sono all’origine della vocazione ceramica del nostro territorio, e le esperienze nelle città della ceramica italiane sono i primi esempi di una nuova dimensione progettuale del nostro museo, sensibilissimo, sempre in coerenza con le poetiche zauliane, agli equilibri tra dimensione antropologica e naturalistica. L’opera “Armonia Mundi”, delle giovanissime artiste Isabela Benavides e Giulia Dal Monte, che inaugureremo al termine di queste prime celebrazioni ventennali, né è un esempio concreto.

Santa Nastro

http://www.museozauli.it/

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. È Responsabile della Comunicazione di FMAV Fondazione…

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