Le griglie illogiche di Eugenio Espinoza in mostra a Napoli

Partendo da un’innegabile fascinazione per l’astrazione geometrica e l’arte cinetica, le opere di Eugenio Espinoza rileggono, deformano e dissacrano la griglia modernista

La seconda mostra personale di Eugenio Espinoza (San Juan de los Morros, 1950) alla galleria Umberto Di Marino si apre all’insegna del colore. Come un Mondrian scomposto, le tele sono disposte tra le sale interagendo con lo spazio e lo spettatore. Sembra di penetrare in un’unica opera dislocata nell’ambiente, composta da linee nere e colori primari. L’artista venezuelano è noto soprattutto per le sue griglie in bianco e nero, caratteristiche della sua ricerca di astrazione, di ritorno al grado zero della pittura, emblematiche della sua volontà di distaccarsi dalla festosità del colore, della pennellata proprie dell’espressione tradizionale del Sudamerica. La griglia per Espinoza è lo strumento universale che conferisce ordine allo spazio pittorico, urbanistico e sociale. Si tratta di griglie alterate, contaminate con materiale organico, piegate, sospese nell’aria.

Eugenio Espinoza. Tre stanze, tre mesi. Exhibition view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2022. Photo Danilo Donzelli
Eugenio Espinoza. Tre stanze, tre mesi. Exhibition view at Galleria Umberto Di Marino, Napoli 2022. Photo Danilo Donzelli

ESPINOZA DAL BIANCO E NERO AL COLORE

In Tre stanze, tre mesi, il bianco e nero lascia il posto ai colori: rosso, giallo e blu, chiaro rimando al Neoplasticismo, ma anche ocra. Perché per Espinoza l’arte non è altro che un processo di risignificazione. Per questo in alcuni lavori compaiono lettere: la componente testuale sollecita, infatti, la produzione di un nuovo senso. Linee, colori, citazioni e rimandi, cui ci ha abituati l’era postmoderna, veicolano ulteriori significati e dischiudono nuove ricerche. Suoi imprescindibili punti di riferimento sono le griglie utilizzate nel Rinascimento da Dürer, “i disegni nello spazio” di Gego, le figure monocrome di Gerd Leufert, lo Spazialismo di Lucio Fontana. Eugenio Espinoza raccoglie e fonde tutti gli elementi per fornire la sua risposta critica al formalismo modernista.

Eugenio Espinoza, About a new sistem, 2020, olio su tela, cm 120x120. Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Photo Danilo Donzelli
Eugenio Espinoza, About a new sistem, 2020, olio su tela, cm 120×120. Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Photo Danilo Donzelli

LE VARIAZIONI DI ESPINOZA SUL TEMA DELLA GRIGLIA

La griglia si mostra non solo attraverso le linee pittoriche, ma anche attraverso la pieghettatura delle tele esposte, come se quella rigida astrazione che rappresenta il punto di partenza assumesse una valenza quotidiana, transitoria. Come se quelle opere potessero facilmente essere piegate e portate via, trasferite in un altro contesto.
Altre volte invece si creano dei dialoghi all’interno del lavoro stesso: è il caso di Green 2020 e di Tutti, in cui la parte inferiore della tela è lasciata sospesa nell’aria. In altri lavori come Griglia illuminata la forza di gravità distorce le linee rette della griglia secondo un principio casuale. Il tentativo di razionalizzare il mondo si scontra con l’accidentalità, l’elemento irrazionale, creativo e fantastico che non può essere ignorato.
E così la griglia nel lavoro di Espinoza appare sempre messa in relazione con elementi che si oppongono alla sua natura rigida, cercando di armonizzare il logico con l’illogico.

Antonella Palladino

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Nome eventoEugenio Espinoza - Tre stanze tre mesi
Vernissage10/03/2022 ore 16
Duratadal 10/03/2022 al 03/06/2022
AutoreEugenio Espinoza
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoUMBERTO DI MARINO ARTE CONTEMPORANEA
IndirizzoVia Alabardieri 1 - Napoli - Campania
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Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.