Diario d’artista durante il lockdown. Tracey Emin si racconta su Instagram per White Cube

Come tante altre gallerie d’arte, anche White Cube decide di offrire al proprio pubblico una serie di contenuti online tra video fruibili dal canale Youtube, tracce audio su Spotify e articoli di approfondimento su riviste di settore. Non manca all’appello l’uso di Instagram con “un diario giornaliero” raccontato dagli artisti in prima persona.

Il diario di Tracey Emin su Instagram
Il diario di Tracey Emin su Instagram

Anche la galleria londinese White Cube ha lanciato un programma di iniziative digitali per incontrare il proprio pubblico attraverso le molte possibilità offerte dal web. La proposta è una sorta di diario della durata di una settimana che mette insieme foto e video realizzato home-made dagli artisti e condivisi su Instagram. Susan May,direttore artistico della galleria, ha affermato in una intervista rilasciata al quotidiano britannico The Guardian che questa modalità aiuta a rimanere in contatto con coloro “che spesso ci aiutano a guardare il mondo in modo diverso. L’esperienza collettiva è qualcosa che gli artisti sono in grado di comunicare in modo così efficace”: pertanto, in un momento di isolamento come quello che stiamo vivendo, “l’arte e gli artisti possono in qualche modo aiutarci a dare un senso al tutto.” La prima ad intraprendere questo percorso diaristico è stata l’ex ragazza terribile della Young British Art, Tracey Emin. Seguiranno le sue tracce altri big come Antony Gormly e Sarah Morris

 

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#TraceyEminDiary: Day 1⁣ ⁣ ‘Today I would be happy.. today I would celebrate my solitude.. if I were not filled with an over powering sense of fear.. A darkness.. that has made me want to live more than ever. I was almost content, to sit and wait out my end. To hurt to fight anymore… But not now.. now I want to live and fuck and love and scream .. I’m going to climb out of my horrible little hole that grave that trapped me for so long.. and I’m going straight towards the sun.. I’m going to feel warmth and safety and kindness and all that , I ever dreamt I could feel . AND I WILL BE LOVED BY YOU’ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ Tracey Emin CBE Thursday March 26th 2020 Over the next seven days, #TraceyEmin is sharing a diary of images and thoughts reflecting on the circumstances of the day.⁣ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ For Tracey, art has always been profoundly inseparable from her own life experience. Her works often draw upon fragments of handwriting that can read like confessions pulled from love letters or a diary. Reflecting deeply personal feelings and emotions, she encourages us to identify with her inner world and come to terms with our own.⁣

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TRACEY EMIN TRA AUTOBIOGRAFIA E SENSO COMUNE

Tracey Emin (Londra, 1963) si fa portavoce delle emozioni sopite in ognuno di noi con opere forti, pregnanti, coinvolgenti. Tra gli evergreen c’è ovviamente My Bed, opera mitologica del 1998 (in questo video l’artista la racconta per esteso), tra gli highlights della Tate Gallery, un’opera intima, ritratto di una intera generazione. In Everyone I Have Ever Slept With, invece, si leggono i tanti nomi di chi ha forse cercato di colmare vuoti profondi, senza mai riuscirci. E poi, chi non si è mai lasciato travolgere dalle linee convulse e nette, dai piani sovrapposti animati da figure e parole dei dipinti di Leaving? Quelle stesse emozioni (rabbia, gioia, dolore, paura) rivivono, in un grande ritratto collettivo, nelle foto e nei video che ritraggono la Emin all’interno delle mura domestiche, in isolamento come tutti noi. 

 

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#TraceyEminDiary: Day 1⁣ ⁣ ‘Today I would be happy.. today I would celebrate my solitude.. if I were not filled with an over powering sense of fear.. A darkness.. that has made me want to live more than ever. I was almost content, to sit and wait out my end. To hurt to fight anymore… But not now.. now I want to live and fuck and love and scream .. I’m going to climb out of my horrible little hole that grave that trapped me for so long.. and I’m going straight towards the sun.. I’m going to feel warmth and safety and kindness and all that , I ever dreamt I could feel . AND I WILL BE LOVED BY YOU’ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ Tracey Emin CBE Thursday March 26th 2020 Over the next seven days, #TraceyEmin is sharing a diary of images and thoughts reflecting on the circumstances of the day.⁣ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ For Tracey, art has always been profoundly inseparable from her own life experience. Her works often draw upon fragments of handwriting that can read like confessions pulled from love letters or a diary. Reflecting deeply personal feelings and emotions, she encourages us to identify with her inner world and come to terms with our own.⁣

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STUDIO E VITA QUOTIDIANA 

“Inizia come un racconto apparentemente casuale del proprio autoisolamento nella casa di Spitalfields, diventando la storia della vita di un’artista. In realtà è piuttosto ottimista perché mostra come esistere nella solitudine – nei propri sentimenti, percezioni, nella creatività “.Così il critico del Guardian Jonathan Jones rilegge il “diario di Tracey Emin”. La vita dell’artista si dispiega in giornate luminose visibili dalla propria vasca da bagno, con tanto di caffè e focacce calde, foto in primo piano e piccole passeggiate in studio. Nell’ultimo capitolo del suo racconto, la Emin decide di fare una panoramica del proprio studio. Grandi tele sono appese aspettando di essere terminate. Ma cosa attrae la nostra attenzione? Il video si apre e chiude precisamente su una tela poggiata a terra recante una grande macchia nera al centro con una scritta “I wanted you to fuck me so much I couldn’t paint anymore”.  Due giorni prima l’artista aveva postato una foto della stessa opera, priva della scritta, accompagnandola con un pensiero “Oggi… ho dormito molto… poi sono andata in studio e ho dipinto più nero. Dovevo… dopo ho coperto il dipinto con il politene… nella speranza di poter smettere di dipingerci sopra… ma questo mi permette di restare qui”. Tracey Emin è solo una dei tanti artisti contemporanei che stanno utilizzando i social media per comunicare durante la quarantena forzata. Anche Damien Hirst ha pubblicato dei piccoli video, leggeri e allegri, in cui sottolinea quanto ami dipingere. Altri, invece, dispensano consigli per occupare le giornate in quarantena. Come? Ad esempio l’artista americana Kara Walker ha suggerito il libro The Serpent and the Rainbow di Wade Davis, seguito dall’hashtag #confinementbookclub. 

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.