Un monumentale Jan Fabre per Anversa Barocca 2018. Nel segno di Rubens

L’artista belga realizza tre opere monumentali nella chiesa di St. Augustine ed è subito l’evento cult nell’anno di celebrazioni di Anversa Barocca 2018. Siamo andati ad Anversa per vedere in anteprima i lavori di Fabre…

Jan Fabre - The Mystic Contract (2017), Anversa, ph. Mariacristina Ferraioli
Jan Fabre - The Mystic Contract (2017), Anversa, ph. Mariacristina Ferraioli

Che Jan Fabre (Anversa, 1958) abbia un rapporto viscerale con Anversa si comprende non appena si varca la soglia della meravigliosa chiesa barocca di St. Augustine nel cuore della città. E non è solo un dato biografico. C’è qualcosa di intenso, quasi alchemico nel rapporto tra i nuovi lavori che Fabre ha realizzato e l’architettura così imponente dell’ex chiesa oggi trasformata in AMUZ, una sala concerti per musica classica.

ANVERSA BAROCCA 2018

Anversa è la città barocca simbolo del Belgio indissolubilmente legata alla vita e alle opere di Pieter Paul Rubens (Siegen, 1577 – Anversa, 1640) considerato già dai contemporanei il più grande pittore del tempo. Proprio per celebrare il legame tra il maestro fiammingo e la città è stato creato un programma di eventi, mostre e performance lungo un anno intitolato “Anversa Barocca 2018. Rubens inspires” allo scopo di dar vita ad un dialogo tra il Barocco storico di Rubens e l’opera dei maestri contemporanei, tra cui spicca Jan Fabre, l’artista contemporaneo più rappresentativo del Belgio. E, in effetti, l’inaugurazione della mostra di Fabre rappresenta il punto più alto dell’anno celebrativo.

UN PROGETTO AMBIZIOSO

La città di Anversa ha commissionato a Jan Fabre tre opere su larga scala che saranno integrate permanentemente nella chiesa di Sint-Augustinus. Tre opere di grande formato che sostituiscono le precedenti pale d’altare di Rubens, Van Dyck e Jordaens create appositamente per questa chiesa e che ora sono conservate al Royal Museum of Fine Arts di Anversa. Nel 1628, i tre artisti – Rubens, Jordaens e Van Dyck – ricevettero l’incarico dai monaci agostiniani di realizzare pale d’altare per la chiesa del chiostro nella Kammenstraat di Anversa. Il lavoro di Fabre si pone, dunque, nel segno della restituzione al luogo per cui sono state concepite tre opere nodali per la pittura fiamminga ma riconvertendole ed inquadrandole nel contesto contemporaneo per demarcare la nuova vita dello spazio. “È un’opera indubbiamente contemporanea”, racconta Jan Fabre ad Artribune, “che però ha in sé un senso molto forte della temporalità. Tre pale come i tre momenti in cui è divisa la storia, passato, presente e futuro: non c’è cesura ma una continuità molto forte esattamente come nella storia dell’arte”.

LE OPERE

E che il richiamo alla storia dell’arte, in particolare, fiamminga sia fortissimo si intuisce immediatamente osservando le opere di Fabre. Un tripudio di colore verde, intensissimo, reso brillante da centinaia di migliaia di piccole tessere da mosaico. “Ho lavorato per oltre tre anni alla realizzazione di queste tre opere”, continua Fabre, “Ho, infatti, concepito migliaia di collage e poi ho lavorato di riduzione verificando step by step la mia idea”. Tre lavori pieni di simboli che hanno già nei titoli una chiave di lettura. The Mystic Contract è l’opera più grande, posta al centro dello spazio appena dietro al luogo in cui una volta sorgeva l’altare. A dominare la scena un enorme diamante, simbolo della città e un omaggio alla comunità ebraica da sempre dedita a questo commercio. Anversa è la capitale europea del commercio dei diamanti, un primato che detiene dal XV secolo. In nessun altro posto al mondo si trova una tale varietà di taglio, colori e carati come nel “Diamond Quarter”, nel cuore della città vecchia. E in questo eccelle la più grande comunità in Europa di ebrei ortodossi che hanno cambiato anche il volto architettonico di Anversa: con le sue ventidue sinagoghe, infatti, la città viene spesso definita la “Gerusalemme sullo Schelda”. L’opera rappresenta Anversa e il suo presente. Ai due lati, alla fine delle due navate laterali, Fabre ha realizzato altre due pale identiche nella composizione ma di soggetto differente. The monastic performance, che rimanda all’antica funzione della chiesa e The ecstatic recording che richiama, invece, la connotazione attuale del luogo. A margine delle tre installazioni, la galleria Rossaert, nel centro storico, espone la raccolta di collage che Fabre ha realizzato durante i tre anni di lavoro per le pale d’altare.

–       Mariacristina Ferraioli

Anversa // installazione permanente
Jan Fabre
St. Augustine / AMUZ
Kammenstraat 81, 2000 Anversa

 

Dati correlati
AutoriJan Fabre, Peter Paul Rubens
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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.