Francis Bacon e i maestri spagnoli. Una collezione privata che va da Picasso all’altro ieri. Un affascinante pittore tedesco. Il tutto in un unico museo: il Guggenheim di Bilbao. Se non avete impegni per il weekend dell’Epifania, questa potrebbe essere la soluzione perfetta.

Oltre vent’anni sono passati dall’inaugurazione del Guggenheim di Bilbao progettato da Frank O. Gehry e l’effetto trainante di questa discussa ma efficace operazione di marketing territoriale continua imperterrito: nel 2016 sono stati infatti quasi 1,2 milioni i visitatori del museo, e possiamo solo immaginare cosa significhi a livello di indotto sulla città.
D’altro canto, e oltre il fascino del contenitore, la programmazione del museo dà piena sostanza a questi risultati. Ecco dunque in breve cosa troveranno nelle sale dell’istituzione basca i visitatori che vi si recassero entro il weekend appena successivo l’Epifania.

BACON E LA CULTURA IBERICA

Fa da pendant alla esposizione monegasca di quest’estate la mostra di Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992). Se nel Principato si indagava infatti il rapporto fra il pittore britannico e la cultura francese, nella capitale basca si sonda invece l’influenza che su di lui ebbe l’arte spagnola. A condurre l’indagine è ancora Martin Harrison, autore del recentissimo Catalogue Raisonné di Bacon.
Sfilano così, nelle magnifiche sale del Guggenheim, cinquanta opere, a partire dalla Gouache del 1929 e da Composition (Figure) del 1933, poste fianco a fianco con gli artisti – se non con le opere esatte – che lo ispirarono, privilegiando le fonti spagnole ma non disdegnando di riprendere le fila del dialogo intessuto con la Francia. E così ecco le Botellas y vasos (1911-12) di Pablo Picasso e La casserole (1919) di Juan Gris, o ancora – direttamente connessa all’opera baconiana del ’33 – la Composicíon (Figura femenina en una playa) (1927) dello stesso Picasso.
Al pari della mostra a Monaco, anche a Bilbao si possono osservare opere che da anni, se non da decenni, non uscivano da privatissimi caveau: notevole e anticipatorio dell’ultima produzione, ad esempio, il Landscape with Colonnade del 1945 circa; eloquenti del rapporto con Giacometti le Marching Figures (1952 ca.); da osservare idealmente affiancati – entrambi in mostra, ma in sale differenti – il celeberrimo Man at a Washbasin (1989-90) e l’omonimo e assai meno visto dipinto del 1954 circa.
Impossibile naturalmente nominare tutti i capolavori a parete. Ma almeno un cenno merita la possibilità straordinaria di avere a distanza di pochi metri la Crocefissione (1677 ca.) di Murillo dal Prado, quella di Zurbarán (1640, anch’essa proveniente dal Prado) e i Three Studies for a Crucifixion (1962) di Bacon, in forza al Guggenheim di New York. Unico rammarico: non poter fare altrettanto con El bufón el Primo (1644) di Velázquez (in mostra) e il Portrait of a Dwarf (1975) di Bacon, di proprietà d’un collezionista privato che probabilmente non ha concesso il prestito.

Albert Oehlen, Selbst beim Töpfern, 2012 - courtesy dell'artista - photo Robert McKeever - © Albert Oehlen
Albert Oehlen, Selbst beim Töpfern, 2012 – courtesy dell’artista – photo Robert McKeever – © Albert Oehlen

LA PITTURA PARLA TEDESCO

Inutile ricordare ancora una volta che la pittura deve buona parte della sua odierna vitalità alla tenacia con cui l’hanno sostenuta i tedeschi – artisti, galleristi, collezionisti, musei ecc. – negli ultimi decenni. Degnissimo rappresentate di questa vincente resistenza è Albert Oehlen (Krefeld, 1954), la cui personale al Guggenheim pare invece una collettiva. Nessun cedimento, in altre parole, alla riconoscibilità, alla firma, al brand.
Mescolati nelle amplissime sale scelte per l’esposizione ci sono i Computer Paintings dei primi Anni Novanta, gli Abstract Paintings della fine del decennio precedente e i recenti Alberi dipinti dal 2013 al 2016. E come se non bastasse, a mescolare le carte contribuiscono i due Autoritratti (als Frühling, del 2006, e beim Töpfern 3, del 2012).

Pablo Picasso, Tête d‘homme, 1908 - Hermann und Margrit Rupf-Stiftung, Kunstmuseum Bern - © Sucesión Pablo Picasso, VEGAP, Madrid, 2016
Pablo Picasso, Tête d‘homme, 1908 – Hermann und Margrit Rupf-Stiftung, Kunstmuseum Bern – © Sucesión Pablo Picasso, VEGAP, Madrid, 2016

L’INTIMITÀ DEI CONIUGI RUPF

Ennesimo cambio di display per la mostra che presenta la Collezione Hermann e Margrit Rupf. Una rassegna in settanta opere, per la sua prima esposizione in terra spagnola. Si tratta di una raccolta suddivisa sostanzialmente in due sezioni: la prima comprende le opere delle Avanguardie storiche acquistate direttamente da Hermann Rupf sino alla sua morte, avvenuta nel 1962, o nel biennio immediatamente successivo; la seconda si rivolge invece ad artisti contemporanei, con acquisizioni operate negli Anni Novanta dalla Fondazione intitolata ai coniugi.
Si passa così da lavori di Picasso, Braque e Derain – che Hermann comprava dal mitico gallerista parigino Daniel-Henry Kahnweiler – a opere talora prodotte un secolo più tardi e intelligentemente allestite nelle medesime sale: da Florian Slotawa a Donald Judd, da Lucio Fontana a Enrico Castellani. Nel mezzo, nuclei mozzafiato di opere firmate da Paul Klee e Wassily Kandinsky.

Marco Enrico Giacomelli

Bilbao // fino all’8 gennaio 2017
Francis Bacon – From Picasso to Velázquez
a cura di Martin Harrison
Bilbao // fino al 5 febbraio 2017
Albert Oehlen – Behind The Image
a cura di Petra Joos
Bilbao // fino al 23 aprile 2017
The Collection of Hermann and Margrit Rupf
a cura di Susanne Friedli e Petra Joos
GUGGENHEIM BILBAO
Abandoibarra Etorb. 2
+34 (0)944 359080
www.guggenheim-bilbao.es

Dati correlati
AutoriFrancis Bacon, Albert Oehlen
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.