La scultura come forma di architettura. Succede alla Fondazione del super artista Anish Kapoor a Venezia 

Fino all’8 giugno, a Venezia, in occasione della Biennale Anish Kapoor riapre la sua fondazione a Palazzo Manfrin, ancora in fase di restauro, con una mostra che intreccia modelli architettonici, installazioni monumentali e materia organica

In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Anish Kapoor (Mumbai, 1954) presenta una grande mostra personale a Palazzo Manfrin, storico edificio cinquecentesco nel sestiere di Cannaregio acquistato dall’artista nel 2018 e oggi sede della sua fondazione. La mostra costruisce un percorso che attraversa oltre cinquant’anni della pratica di Kapoor e sarà visitabile fino all’8 agosto.

Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026
Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026

Kapoor a Palazzo Manfrin di Venezia va oltre la scultura monumentale

Da tempo Anish Kapoor concepisce la scultura come una forma di architettura possibile. Non soltanto per la scala monumentale dei suoi lavori, ma per la capacità delle opere di generare uno spazio fisico e percettivo attorno a sé, fino a trasformarsi in veri e propri dispositivi architettonici. In mostra compaiono modelli e studi di alcuni dei suoi interventi più noti: dalla stazione della metropolitana Monte Sant’Angelo di Napoli, inaugurata nel 2025 come ambiente immersivo progettato dall’artista, fino ad ArcelorMittal Orbit, la torre-osservatorio realizzata per le Olimpiadi di Londra del 2012. Accanto a questi progetti compaiono anche Ark Nova, la sala concerti gonfiabile sviluppata con l’architetto Arata Isozaki per le aree colpite dallo tsunami giapponese del 2011, e Temenos, monumentale installazione ambientale realizzata in Nuova Zelanda. In tutti questi casi, Kapoor supera l’idea della scultura come oggetto autonomo: le opere diventano spazi attraversabili, infrastrutture, ambienti abitabili o luoghi di esperienza collettiva.

Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026
Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026

A Venezia la mostra di Anish Kapoor si propone come un cantiere dentro un altro cantiere

A Palazzo Manfrin la mostra sembra esistere in uno stato di trasformazione continua. L’edificio, ancora in fase di restauro, non viene nascosto dietro l’allestimento, ma rimane visibile in tutta la sua dimensione incompleta. Tavoli da lavoro occupati da modelli architettonici, fotografie fissate alle pareti con nastro adesivo e ambienti lasciati parzialmente grezzi creano la sensazione di entrare in un cantiere permanente.
È proprio questa condizione sospesa a rendere il palazzo particolarmente adatto al lavoro di Kapoor. Palazzo Manfrin conserva la propria identità storica senza però sovrastare le opere. Al contrario, il restauro sembra amplificare il carattere processuale della mostra, come se la scultura, l’architettura e il palazzo stesso si trovassero all’interno dello stesso stato di costruzione continua.
Anche i modelli architettonici esposti evitano la monumentalità della maquette museale. Più che oggetti conclusi, appaiono come frammenti di un pensiero ancora aperto. La mostra restituisce così l’impressione di un laboratorio in cui nulla appare definitivo, ma tutto rimane in divenire.

Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026
Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026

La materia inquieta di Kapoor a Palazzo Manfrin

Un altro elemento che attraversa la mostra è il rapporto quasi intuitivo tra materiale e forma nella pratica di Kapoor. Già all’ingresso del palazzo, Ga Gu Ma (2012) accoglie il visitatore con una massa di cemento che genera una sensazione immediata di disorientamento. L’opera oscilla continuamente tra artificiale e organico, tra estrusione meccanica e materia corporea, producendo un effetto insieme repellente e magnetico.
Da qui in avanti, ogni materiale sembra generare naturalmente un proprio linguaggio visivo e percettivo. Le superfici cromate e specchianti producono forme fluide e futuristiche, capaci di alterare la percezione dello spazio e del corpo. Le opere in sabbia e pigmento, invece, appaiono più vicine a una dimensione naturale e sedimentaria, come se emergessero da processi geologici o organici.

Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026
Anish Kapoor, installation view a Palazzo Manfrin, Venezia, 2026

Il carattere fisiologico delle opere in silicone, cera e pigmenti di Kapoor

Diverso ancora è l’impatto delle grandi masse rosse realizzate con silicone, cera e pigmenti industriali. Qui la materia assume un carattere apertamente fisiologico: cavità, pieghe e superfici dense evocano carne, ferita e interiorità corporea, producendo una sensazione insieme viscerale e disturbante. Questo aspetto emerge con particolare forza in una delle installazioni immersive in cera rossa, una stanza aperta e priva della quarta parete che permette di osservare direttamente la massa densa del materiale. L’opera appare come un interno corporeo esposto allo sguardo: inquietante e allo stesso tempo magnetico nella sua consistenza carnale.
Anche le sperimentazioni di Kapoor con il Vantablack (il materiale artificiale capace di assorbire quasi totalmente la luce) spingono la materia verso un limite percettivo, trasformando la superficie in un vuoto quasi immateriale. Più che imporre una forma astratta ai materiali, Kapoor sembra lasciare che siano i materiali stessi a determinare la natura delle opere.
Uscendo da Palazzo Manfrin resta soprattutto una sensazione fisica: quella di aver attraversato materiali capaci di alterare continuamente la percezione dello spazio e del corpo. Più che una retrospettiva ordinata, la mostra costruisce un’esperienza instabile e immersiva, in cui architettura, materia e immaginazione sembrano confondersi continuamente.

Valeria Radkevych

Venezia // fino all’8 giugno 2026
Anish Kapoor
PALAZZO MANFRIN – Cannaregio, Fondamenta Venier 342
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Valeria Radkevych

Valeria Radkevych

Valeria Radkevych (1995, Lugansk, Ucraina) è una curatrice e ricercatrice indipendente. Ha conseguito una laurea magistrale in arti visive con doppio titolo, condiviso tra l'Università di Bologna e la Paris 1 – Panthéon Sorbonne. La sua ricerca, avviata con la…

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