La Fondation Beyeler di Basilea inaugura una grande mostra dell’artista francese Pierre Huyghe. Da vedere durante Art Basel
Dal 24 maggio al 13 settembre 2026 Huyghe trasforma gli spazi progettati da Renzo Piano in un ecosistema sensibile, una struttura respiratoria abitata da immagini, organismi, suoni, polvere, algoritmi e presenze sospese tra il biologico e l’artificiale
C’è qualcosa di profondamente instabile nelle mostre di Pierre Huyghe (Parigi, 1962). Le sue opere infatti cambiano forma, si modificano nel tempo o reagiscono all’ambiente circostante, con la perenne sensazione apparente che qualcosa stia accadendo senza che lo spettatore se ne renda conto.
La mostra “Pierre Huyghe” alla Fondation Beyeler di Basilea
Per la sua prima esposizione personale nell’istituzione svizzera – in programma dal 24 maggio al 13 settembre 2026 – Huyghe trasforma gli spazi progettati da Renzo Piano in un ecosistema sensibile, una struttura respiratoria abitata da immagini, organismi, suoni, polvere, algoritmi e presenze sospese tra il biologico e l’artificiale. Il museo diventa così un corpo vivente attraversato da flussi invisibili, da ritmi intermittenti e da stati di coscienza ambigui. Da oltre vent’anni Huyghe mette in crisi l’idea stessa di esposizione: già nelle sue celebri partecipazioni a Documenta 13 e Skulptur Projekte Münster aveva immaginato ambienti in continua trasformazione, sistemi aperti dove umano e non umano coesistevano senza gerarchie. Alla Fondation Beyeler questa ricerca raggiunge una forma ancora più immersiva e quasi metafisica.
Il percorso espositivo con le opere di Pierre Huyghe alla Fondation Beyeler di Basilea
Al centro del percorso espositivo si colloca Apnea (2026), sorta di organo artificiale raccolto sott’acqua che respira secondo un ritmo umano. La membrana del dispositivo si espande e si contrae come un corpo trattenuto in apnea, diffondendo vibrazioni, suoni e movimenti impercettibili attraverso le pareti del museo. Questa dimensione liminale prosegue in Alchimia (2026), dove un verme collocato sulla soglia di una porta sembra incarnare una forma ancestrale dell’inconscio. L’opera reagisce all’aria, vibra, produce mormorii e genera una sorta di coro organico che invade l’ambiente. Quando il respiro viene meno, il corpo si contrae e perde stabilità. Ma è soprattutto con Liminals (2026), il nuovo film presentato in mostra, che l’artista spinge il visitatore dentro una condizione di radicale incertezza. Una figura antropomorfa senza volto attraversa stati mutevoli in una dimensione dove tempo e spazio sembrano dissolversi. In questo modo il film costruisce un’esperienza mentale: un continuum instabile in cui interno ed esterno, corpo e ambiente, memoria e simulazione finiscono per sovrapporsi. Huyghe definisce questo stato “una danza incessante della materia”, e l’impressione è quella di assistere a una forma di coscienza che tenta continuamente di emergere.
La prima mostra personale di Pierre Huyghe alla Fondation Beyeler di Basilea
Ma emblematica è anche l’opera Adversary (2026), un grande cancello chiuso generato attraverso una collaborazione tra uomo e macchina. Questa traduce una singola immagine mentale – scelta tra infinite possibilità prodotte algoritmicamente – in una presenza fisica, monumentale, quasi sacrale. Non apre realmente uno spazio, ma suggerisce l’esistenza di qualcosa che rimane irraggiungibile. Anche il tempo, nelle opere di Huyghe, perde la sua linearità. In Camata (2024), ambientato nel deserto di Atacama, macchine enigmatiche sembrano officiare un rituale perpetuo attorno a uno scheletro umano. Il film viene rimontato in tempo reale attraverso sensori installati nello spazio espositivo, modificandosi continuamente in relazione alla presenza del pubblico e alle condizioni ambientali. Non esiste un inizio né una conclusione definitiva: soltanto un processo in costante mutazione.
Basilea // Pierre Huyghe
dal 24 maggio al 13 settembre 2026
Fondation Beyeler
Baselstrasse 101, 4125 Riehen, Svizzera
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