Contro il “policlinico culturale” di Roma. Vittorio Sgarbi attacca Roberto Gualtieri

Continua il dibattito attorno alla proposta del Museo Unico su Roma avanzata da Carlo Calenda. In questo articolo, Sgarbi – che aveva abbracciato l’iniziativa – critica duramente la contro-proposta del candidato PD Roberto Gualtieri, e del suo "percorso integrato con sede a via dei Cerchi".

Mi stupisce che nessuno degli implacabili talebani, che orbitano intorno al “Fatto”, abbia chiesto la squalifica del candidato sindaco Roberto Gualtieri per apologia del Fascismo. Dopo il linciaggio di Claudio Durigon [sottosegretario all’Economia, leghista ndr] per il reato di ripristino della toponomastica storica, e dopo l’aggressione al Direttore Generale dell’archivio Centrale di Stato Andrea di Pasquale per avere accettato la donazione del Fondo Rauti e aver osato chiamarlo “statista”, è stato risparmiato Gualtieri che ha proposto di ritornare alla didattica fascista ripristinando lo slogan: “libro e moschetto, fascista perfetto!”, che è la riedizione di un Museo della storia di Roma che non coordini le istituzioni esistenti ma le trasferisca in un luogo evocativo (chiamato militarmente “zona strategica”), peggiorando l’idea contestata di Carlo Calenda.

SGARBI ATTACCA LA PROPOSTA DI ROBERTO GUALTIERI

Per quanto riguarda la sede del museo, stiamo verificando di riprendere l’ipotesi di realizzare il Museo nell’edificio comunale dell’ex Pantanella in via dei Cerchi in una zona strategica per la visita alla città archeologica, spostando altrove gli uffici. Ciò permetterebbe di far acquisire all’edificio la sua antica funzione, ossia di Palazzo dei Musei di Roma secondo la ristrutturazione fatta agli inizi degli anni Trenta del XX secolo dell’ex stabilimento industriale Pantarella. Inaugurato da Mussolini nel 1930, il museo di Roma fu dismesso nel 1939 e le collezioni trasferite in parte a Palazzo Braschi e in parte all’Eur, nel Museo della Civiltà Romana, dalle straordinarie collezioni anche didattiche, purtroppo chiuso da tempo, e comunque allontanato in maniera incoerente dalla zona nevralgica della Roma antica. Una capacità didattica attraverso i plastici della collezione i reperti esemplificativi e le ricostruzioni… il progetto assolverebbe dunque una triplice funzione: restituzione di un antico palazzo al centro di Roma alla sua ‘antica destinazione museale’, sottrazione dall’oblio dello straordinario Museo della civiltà romana su cui si sono formate tutte le scolaresche dei decenni passati, etc”. Una “durigonata”. Manca solo il saluto al Duce. Tolta questa proposta nostalgica, le osservazioni di Gualtieri sono vacue e descritte con il linguaggio da funzionario ministeriale che gli è proprio (se non è da attribuire al suo ghost writer), infarcito di ripetizioni e luoghi comuni, a partire dalla trasformazione della mia semplice proposta di “biglietto unico” in “sistema integrato”. E di lì il richiamo, scopiazzato, a una inesistente “illegalità” insita nella proposta di Calenda, applicando il giustizialismo anche alla collaborazione o ai prestiti fra musei.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi

LA PROPOSTA DI GUALTIERI SECONDO SGARBI: E LE OPERE?

Problema che non si è posto quando si è dissolto il meraviglioso Museo di Arte orientale, trasferendolo da Palazzo Brancaccio per nasconderlo all’Eur, nel Museo delle Scienze. Gualtieri si profonde in parole ammiccanti e gradite al mondo dei burocrati della cultura: “dialogo e ascolto”, naturalmente rivolgendosi alla “comunità scientifica”. Nel suo lessico non manca il “Museo diffuso” (che si declina anche in “storia museale stratificata e diffusa”), la “valorizzazione”, il “sistema per integrare e coordinare la gestione” e, naturalmente, la “fruizione”, che si riaffaccia di riga in riga, perché “Roma è un museo diffuso che va salvaguardato ma soprattutto reso fruibile” … Come rinunciare poi alle “modalità multimediali”, alle “porte d’accesso”, per “rafforzare la intelligibilità e la fruibilità” (variante eventuale della “fruizione”). La capacità didattica dell’epoca del Fascismo “va oggi implementata con nuovi mezzi multimediali, realtà aumentata, proiezioni e apparati digitali”. Giusto, dimentichiamo le opere. Il biglietto unico diventa poi, naturalmente, “biglietto integrato”. Non si capisce a integrare che cosa. Tutto questo è favorito dal “protocollo” tra MUR e MiC (anche con gli acronimi non si scherza). L’aggettivo “integrato” deve piacere molto a Gualtieri, se propone di “ragionare sull’istituzione di una unità integrata territoriale per il patrimonio culturale”. Giusto, mancava il territorio. Ma l’obiettivo è – udite udite! – un “policlinico del patrimonio culturale”, naturalmente “integrando”. Io pensavo musei, palazzi e chiese, Gualtieri, invece, “Università Cnr, Soprintendenze, musei, parchi, terzo settore”, tanto per sovrabbondare, con l’obiettivo non di fare ma di “candidare” Roma ad “essere la sede di una grande sperimentazione scientifica e culturale di formazione e ricerca intorno al compito straordinario e universale di elaborare la memoria della città che è stata il cuore e il centro della civiltà occidentale, ordinandola nello spazio nel tempo”. Magnifico! Parole inutili ma eloquenti che oscurano la retorica fascista. Obiettivo di Gualtieri è rendere Roma “più bella e più grande che pria”, come voleva il Nerone di Petrolini. Peccato che Petrolini scherzasse e Gualtieri faccia sul serio. Tanta vacua retorica non promette nulla di buono. A questa patetica riesumazione della gloria imperiale del Fascismo occorre “resistere, resistere, resistere!”. I romani sono chiamati alla Resistenza (anche se è vero che Gualtieri, come Durigon, non ha detto niente).

-Vittorio Sgarbi

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