Intervista sulla grande mostra al Colosseo dedicata a Troia: “Enea è il ponte tra le nostre culture”

Dal 12 giugno al 18 ottobre 2026, il Parco Archeologico del Colosseo ospita “Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico”. Oltre 220 opere da 19 musei turchi, 100 delle quali provenienti dal Museo di Troia. Incontriamo la sua direttrice Sinem Düzgören

C’è qualcosa di inevitabile nell’idea che Troia arrivi a Roma. Non è solo un fatto di geografia o di storia dell’archeologia: è quasi una logica interna al mito stesso, che dalla pianura anatolica di Hisarlık ha sempre puntato a occidente, attraversando il Mediterraneo fino alla penisola italica.

Intervista sulla grande mostra al Colosseo dedicata a Troia: “Enea è il ponte tra le nostre culture”
Parco Archeologico del Colosseo. Crediti Simona Murrone

La mostra su Troia al Parco Archeologico del Colosseo

Lo sapeva bene Virgilio, che nell’Eneide trasformò un eroe troiano nel fondatore di una nuova civiltà. Lo sapeva Augusto, che da quella stirpe faceva discendere il proprio potere. E lo sa Sinem Düzgören, la nuova direttrice del Museo di Troia a Çanakkale, che ha curato il prestito di cento opere della propria collezione per la grande mostra in apertura al Parco Archeologico del Colosseo il prossimo 12 giugno (Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico, fino al 18 ottobre 2026). Promossa nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo, la mostra rappresenta un’importante iniziativa di diplomazia culturale finalizzata a consolidare i rapporti tra Italia e Turchia, e costituisce uno dei più ampi eventi espositivi mai dedicati a Troia – a partire dalla replica monumentale del Cavallo di Troia, da cui prende le mosse il percorso – con oltre 220 le opere in prestito da 19 musei turchi, di cui ben 50 mai viste prima dal pubblico italiano.

Intervista sulla grande mostra al Colosseo dedicata a Troia: “Enea è il ponte tra le nostre culture”
Testa di Augusto, ultimo quarto del I sec. a.C. Crediti Troya Müzesi

Intervista a Sinem Düzgören, direttrice del Museo di Troia

Perché il mito di Troia ci affascina ancora? Cosa ha che gli altri miti antichi non hanno?
Tratta temi profondamente umani: la guerra, la migrazione, la distruzione, il ricominciare. Sono le questioni fondamentali dell’umanità, ancora oggi. Il viaggio di Enea non è soltanto un antico poema epico, è il simbolo delle migrazioni e delle rinascite che attraversano la storia dell’umanità. E poi c’è qualcosa che mi sembra importante: Troia ci mostra che le culture non sono mai separate le une dalle altre. Il Mediterraneo antico era un mondo in continuo movimento, di persone e di scambi. Questo passato ci ricorda che culture diverse hanno saputo creare insieme una memoria comune.

Memoria comune: è esattamente il filo che lega Turchia e Italia in questa mostra. Ma quale figura incarna davvero questo legame?
Enea, senza dubbio. Nell’Iliade è già una figura a sé: principe troiano preservato dagli dei perché la sua stirpe possa continuare. C’è quasi, in quel dettaglio, un primo annuncio dell’idea di “Roma nata da Troia”. Virgilio raccoglie quel filo e lo tende fino alle coste italiane: Enea lascia la città distrutta con il padre Anchise sulle spalle e i valori sacri di Troia con sé. Porta un’eredità. Nel racconto di Virgilio, Roma non è una città nuova: è Troia che rinasce. Ecco perché Enea è un ponte culturale, fondato su una memoria mediterranea concreta e condivisa.

Intervista sulla grande mostra al Colosseo dedicata a Troia: “Enea è il ponte tra le nostre culture”
Orecchini in oro lavorati con la tecnica della filigrana. Crediti Crediti Troya Müzesi

Lo scambio reciproco tra Troia e Roma nel contesto della cultura mediterranea

Tra i reperti in mostra, quale rappresenta meglio questo dialogo?
La Testa di Augusto, rinvenuta nell’Odeon di Troia. Non è solo il ritratto di un imperatore: materializza il legame ideologico che Roma costruì con Troia. Augusto faceva risalire la propria dinastia a Iulo, figlio di Enea, e attraverso Enea alla dea Venere. Costruì il proprio potere su quel passato mitico. E questo ebbe effetti concreti: favorì una vera rinascita della città, con odeon, templi, edifici pubblici. Troia per Roma non era un ricordo letterario: era parte della propria legittimità. Accanto alla Testa di Augusto citerei anche l’Afrodite di Cnido, ritrovata nel 1959 nel Tumulo di Dardano, città considerata patria di Enea. È una copia marmorea del I secolo a.C. dell’Afrodite di Prassitele, con tracce di colore nei capelli e motivi serpentiformi che richiamano vita e guarigione. Con Augusto che derivava la sua stirpe proprio da Venere, quella statua trovata nella terra di Enea diventa qualcosa di più di un capolavoro scultoreo.

Portare le opere del Museo di Troia al Colosseo è anche una scommessa sul turismo culturale. Cosa si aspetta che cambi per il suo Paese?
Quello che mi interessa non è la visibilità in sé: è che le persone inizino a interessarsi non solo ai poemi di Omero, ma alla reale archeologia di Troia. Che si chiedano cosa hanno trovato davvero lì, cosa ci dicono quei reperti. E poi che vengano a Çanakkale: la mostra a Roma è uno squarcio, il sito reale è altro. I visitatori oggi non vogliono solo vedere le opere: vogliono vivere la storia. E funziona in entrambe le direzioni: vedere Troia a Roma spinge verso Çanakkale, ma chi visita Troia inizia a interrogarsi sul legame con Roma. Per due grandi Paesi mediterranei come Turchia e Italia queste collaborazioni sono preziose: non si tratta solo di un legame bilaterale, ma di una connessione costruita su una memoria condivisa. E aprono anche la strada a nuove collaborazioni accademiche: le mostre sono il punto di partenza per ricerche e studi condivisi, non solo occasioni espositive.

Luisa Taliento

Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico
Dal 12 giugno al 18 ottobre 2026
Parco Archeologico del Colosseo, Roma
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Luisa Taliento

Luisa Taliento

Primo viaggio: Milano-Istanbul, in pullman. Da allora ha sempre amato girare il mondo. Dopo la laurea in Lettere moderne, conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo: “La stampa socialista negli Stati Uniti” si è diplomata…

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