Digitalizzazione culturale. Online 230 papiri del Museo Egizio di Torino

Una bella notizia per tutti gli studiosi di archeologia ma anche per i semplici appassionati. Il Museo Egizio di Torino ha lanciato una piattaforma open data per visualizzare online la collezioni di papiri, tra le più rilevanti al mondo nel settore.

Papiri, Museo Egizio di Torino
Papiri, Museo Egizio di Torino

Continua l’opera di digitalizzazione di archivi e collezioni da parte dei musei di tutto il mondo. In particolare, sono sempre più numerose le iniziative che rispondono all’esigenza di rendere disponibili al pubblico materiali altrimenti inaccessibili, di difficile consultazione oppure facilmente deperibili. È il caso, ad esempio, dei preziosissimi papiri del Museo Egizio di Torino, una collezione tra le più significative a livello mondiale, che conta circa 700 manoscritti completi e 17mila frammenti, di cui solo una piccolissima percentuale fa parte del percorso espositivo del Museo. Da oggi una selezione di questi papiri è consultabile online grazie alla piattaforma open data TPOP – Turin Papyrus Online Platform, un progetto che si rivolge sia alla comunità scientifica internazionale che al pubblico più ampio. Obiettivo dell’iniziativa, oltre a un lodevole impulso alla diffusione culturale, è anche una migliore conservazione dei reperti, che potranno essere maneggiati meno e restaurati con maggiore frequenza.

UNA PIATTAFORMA OPEN DATA PER STUDIOSI E CURIOSI

Il sito, al momento disponibile solo in inglese, ma presto anche in italiano, conta a oggi 230 papiri consultabili previa registrazione e 50 navigabili da tutti senza obbligo di accesso al portale. Si tratta tuttavia, secondo le dichiarazioni, soltanto del nucleo iniziale, che verrà man mano arricchito di nuovi esemplari. Ogni scheda contiene, oltre all’immagine fotografica ingrandibile di entrambe le facciate del papiro, anche la trascrizione dei contenuti, la traslitterazione in caratteri geroglifici, le informazioni sul reperto e la sua storia. La maggior parte dei testi presenti sono in ieratico (la forma di scrittura dell’antico Egitto più utilizzata nel quotidiano), e appartengono al gruppo di papiri legati al sito archeologico di Deir el-Medina.

L’IMPORTANZA DELLA RICERCA

La messa online di TPOP, Turin Papyrus Online Platform, è un risultato importante, che permetterà di rendere visibile a tutti una delle parti fondamentali della ricerca del Museo Egizio”, ha commentato il direttore del Museo, Christian Greco, “in questi anni abbiamo infatti dedicato una grande attenzione ai papiri: con la piattaforma d’ora in poi studiosi, studenti, ma anche appassionati e curiosi, potranno trovare numerose e preziose informazioni che riguardano una delle documentazioni più importanti che si sono preservate dall’antico Egitto. Sarà così possibile costruire, e in alcuni casi rafforzare, la rete di accademici che studiano sulla nostra collezione papirologica, e allo stesso tempo permettere a tutti di scoprire tesori inediti custoditi nel Museo. Un’ulteriore testimonianza del forte impegno a fare della ricerca sulla cultura materiale, sulla biografia degli oggetti e sulla ricerca filologica, la spina dorsale di questa istituzione”.

 – Valentina Tanni

https://collezionepapiri.museoegizio.it

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.