40 anni d’arte italiana in mostra a Trento. Dalla Transavanguardia a oggi
Ritorni alla pittura, anacronismi, recuperi della tradizione e calcolati rifiuti della “sincronia”. La rassegna del Mart a Palazzo delle Albere ripercorre quarant’anni di arte italiana con uno sguardo eccentrico, fino al 6 settembre
Secondo il filosofo Giorgio Agamben – per citare solo uno dei pensatori che hanno riflettuto su questo tema – essere contemporanei necessita di una presa di distanza dal proprio tempo, di un piccolo ma sostanziale passo di lato. Il punto, almeno in ambito artistico, è saper scegliere una collocazione esatta nella difformità, che produca consapevolezza e ricerca rimanendo credibili. Su questo ambito di questioni riflette la mostra Anacronismi e discronie, che il Mart propone nella sede di Palazzo delle Albere a Trento.
“Anacronismi e discronie” al Mart di Trento
La mostra è una ricognizione dell’arte italiana dagli Anni Ottanta in poi, che si concentra prevalentemente sulla pittura e sulla figurazione, alla quale i curatori Margherita De Pilati e Ivan Quaroni danno un taglio peculiare. Si va infatti alla ricerca di approcci “non sincronizzati”, ovvero atteggiamenti che si discostano dagli stili prevalenti, da una collocazione temporale precisa oppure da una tendenza unidirezionale all’innovazione.
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Gli Anni Ottanta e la Transavanguardia in mostra a Trento
L’apertura del percorso è affidata alla Transavanguardia, esemplificata con pezzi di valore: giuste datazioni, rappresentatività delle opere e lavori sorprendenti come Io e lei a tavola (1980), bizzarra allegoria culinaria di Francesco Clemente. Ci si immerge poi nell’anacronismo propriamente inteso, con membri dell’omonimo movimento o autori che fanno dello spiazzamento rispetto allo spirito del tempo una cifra oltranzista, da D’Arcevia e Di Stasio fino a Mariani. Omar Galliani si colloca invece in una dimensione “ignara” del proprio tempo, mentre gli slanci metafisici di Arduino Cantafora rappresentano un contributo da recuperare. È un piacere ritrovare, nelle sale che proseguono l’analisi degli Anni Ottanta, movimenti come i Nuovi nuovi e i Nuovi futuristi, ultimi slanci “correntisti” prima dell’avvento definitivo della frammentazione del postmoderno. E non mancano battitori liberi come Salvo, Mondino, Ontani, a loro modo impegnati in un rapporto di ripensamento della storia e delle tradizioni.
L’assenza di un canone diventa la norma. L’arte italiana contemporanea al Mart
Nella seconda metà del percorso, che intensifica l’analisi dei temi al posto di un incedere cronologico, la gamma di espressioni si diversifica: si spazia dalla dissacrazione seria di Vezzoli alla solennità granitica di Samorì, dalla maestosa metafisica minima di Andrea Di Marco a due lavori del 2016 di Guglielmo Castelli che colgono il passaggio dalla prima alla seconda fase della sua carriera. Nella nutrita selezione di artisti delle ultime generazioni, infine, l’assenza di un canone predeterminato diventa definitivamente la norma. In una situazione nella quale tutte le possibilità sono lecite, la differenza la fa la capacità più o meno marcata di mantenere una componente di innovazione concettuale pur guardando alla tradizione. E, ineluttabilmente, il discrimine è anche il tasso più meno alto di qualità pittorica che ogni singolo autore riesce a mantenere, pur nella decostruzione del linguaggio.
Stefano Castelli
Trento // fino al 6 settembre 2026
Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi
MART – PALAZZO DELLE ALBERE – Via Roberto da Sanseverino 43
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