Appunti per una piccola grande rivoluzione. Che vedrebbe musei e gallerie d’arte aperti la sera di default. Una svolta minima ma profondissima che – secondo Pericle Guaglianone – avvicinerebbe il pubblico all’arte (visiva) più di quanto non si creda.

In uno scritto del 1950 pubblicato sul Corriere d’Informazione, cioè il Corriere della Sera (Alberto Savinio, Un pericolo ci minaccia e noi giochiamo, “Corriere d’Informazione”, 6-7 aprile 1950), Alberto Savinio arriva a sostenere che leggere i quotidiani la sera sia sbagliato, immorale. Un po’ come ordinare la famigerata “birra piccola”, diremmo oggi. Ovviamente si riferisce alla cronaca spicciola, alla “notizia”, ai fatti del giorno – non ai saggi. Lo trova triste, persino disgustoso.
Io sono d’accordo; qualche volta ci ho pure provato e, beh, Savinio aveva ragione: leggere articoli di cronaca dopo il tramonto rattrista, stona. Il motivo è presto detto: l’anima dopo il tramonto guarda oltre, esige qualcosa di più e di diverso, non le basta il resoconto, è naturalmente utopista, creativa. Per questo si va a teatro la sera e non di giorno, per questo si va ai concerti e al cinema di sera, per lo più. Per una ragione squisitamente psicologica. Questa, che la sera si è maggiormente atteggiati nel senso della visione. Senza contare – in primis il principio di realtà! – che prima del tramonto la maggior parte delle persone è al lavoro.

Alberto Savinio, Autoritratto come gufo, 1936, tempera e cartoncino su carta applicato su compensato, cm 50x70. GAM Torino
Alberto Savinio, Autoritratto come gufo, 1936, tempera e cartoncino su carta applicato su compensato, cm 50×70. GAM Torino

TUTTO AL CONTRARIO

Purtroppo, però, e sottolineo purtroppo, musei e gallerie d’arte, anziché essere aperti di sera, sono aperti di giorno – mattina e pomeriggio. Osservano cioè gli orari degli uffici burocratici e dei normali esercizi commerciali, nonostante la loro mission sia di intercettare la domanda di visione proveniente dagli individui. Tutto all’incontrario quindi. Ok, è sempre stato così, si dirà. Ma non si è mai capito il perché. Anzi, quel perché ha sempre rappresentato uno dei misteri più insondabili del nostro vivere civile e organizzato.
Sia chiaro: ben venga l’apertura di giorno, figuriamoci, ma in subordine! In subordine a un’apertura che di default dovrebbe essere serale, perché tesa ad assorbire la porzione di giornata in cui le persone sono più propense a dedicarsi al proprio arricchimento intellettuale.
Solo un sogno, un’idea inattuabile? O magari l’uovo di Colombo, la rasoiata necessaria, una svolta minima ma profondissima che avvicinerebbe il pubblico all’arte (visiva) più di tante menate retoriche, di tanta pelosa demagogia. Penso a un quadrante orario 19/01, nulla di trascendentale. Savinio apprezzerebbe senz’altro.
Faccio notare una cosa. Le inaugurazioni delle mostre d’arte contemporanea sono spesso affollate, mentre nei giorni successivi al vernissage quegli stessi spazi rimangono malinconicamente deserti, anche per settimane e mesi. Uno scollamento notevole, tra un iniziale successo di pubblico e un abbandono successivo pressoché totale. Un gap troppo grande, che si è soliti ascrivere al potere d’attrazione mondana degli opening, all’hype della “prima”. Ma è una spiegazione che non regge. C’entra, invece, e molto, la questione degli orari. Il fatto cioè che, fatto salvo il giorno dell’inaugurazione, negli altri giorni gli spazi dedicati all’arte visiva diventano fisicamente inaccessibili proprio nelle ore in cui ci sarebbe più tempo e voglia di visitarli.

Musei e gallerie d’arte Osservano cioè gli orari degli uffici burocratici e dei normali esercizi commerciali, nonostante la loro mission sia di intercettare la domanda di visione proveniente dagli individui”.

Qualche giorno fa sull’argomento ho avuto uno scambio di vedute, amichevole ma serrato, con uno stimato (in primis da me) addetto ai lavori mio coetaneo, il quale sosteneva le ragioni dei lavoratori, che in tal caso sarebbero impegnati la sera anziché il giorno.
L’obiezione è sensata, ma non tiene. A meno che non si voglia considerare l’arte un ambito non specifico. Ma a quel punto anche cinema, teatri e auditorium dovrebbero osservare orari solo mattutini e pomeridiani, invece sono strutture in cui tanti lavoratori sono impegnati per lo più di sera e non certo per la durata dei soli spettacoli.
Allo stesso modo, non sta in piedi l’obiezione per cui sarebbe elitista, dal punto di vista del fruitore, il fatto di dover dedicare la sera e non il giorno alla visita di una mostra, essendo – anche qui evidentemente – vero l’esatto contrario, e cioè che la stragrande maggioranza dell’umanità è libera da impegni la sera, non certo la mattina o il pomeriggio.
Curiosamente, il giorno dopo incontro in strada proprio l’addetto ai lavori con cui avevo amabilmente discusso. Camminavamo nella stessa direzione. Stava dirigendosi, figlioletto in spalla, verso un importante teatro di Roma, all’esterno del quale c’era tanta gente in fila per l’ingresso. Neanche a farlo apposta erano le sette di sera. Guarda caso l’ora in cui in tanti andrebbero volentieri, non soltanto a teatro, ma anche a godersi una mostra, se fosse possibile.

Pericle Guaglianone

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Pericle Guaglianone
Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua passione. Ha una laurea in storia dell’arte (versante arte contemporanea) ma è convinto che nessuna immagine sia paragonabile per bellezza a una carta geografica. Da qualche anno scrive appunto di arte contemporanea e ha curato delle mostre. Ha un blog di musica ma è un pretesto per ingrandire copertine di dischi. Appena può si fionda in qualche isola greca. Ne avrà visitate una trentina.