Intervista al gallerista di frontiera che ha aperto il suo spazio a Vasto in Abruzzo
A Vasto c’è una giovane galleria che si occupa di arte moderna e che lavora con artisti storici come Mario Ceroli. Si chiama San Gallo Fine Art e il proprietario ha una passione autentica per il secondo Novecento. Lo abbiamo intervistato
Esistono realtà capaci di scardinare la geografia tradizionale del sistema dell’arte, dimostrando che la ricerca, l’etica del lavoro e la lungimiranza possono trasformare la periferia in un punto di osservazione privilegiato. È il caso di Sangallo Fine Art, galleria d’arte moderna situata a Vasto, in Abruzzo. Nata da un incontro fortuito e guidata da una passione autentica per l’arte del secondo Novecento, questa realtà ha saputo superare i confini territoriali, costruendo un dialogo solido sia con un collezionismo colto e di lungo corso, sia con una clientela internazionale. Attraverso una visione che unisce il rigore della riscoperta critica alla sperimentazione espositiva — come dimostra la mostra in corso Permanenza della materia espansa, realizzata in collaborazione con il curatore Lorenzo Madaro — la galleria si impone come una voce chiara e autonoma nel panorama contemporaneo. Abbiamo dialogato con il gallerista Giorgio di Michele Marisi per farci raccontare questa affascinante avventura di frontiera.

L’intervista a Giorgio di Michele Marisi
Qual è la storia di questa galleria e del suo gallerista? Da quali necessità nasce e quali percorsi ha seguito finora?
La galleria Sangallo Fine Art nasce da una passione probabilmente inconscia per l’arte moderna; di fatto, la scintilla si è innescata per caso, grazie a un incontro assolutamente fortuito. Il fatto di non essere partito né con un background di studi classici o artistici, né con una famiglia di collezionisti alle spalle, rende gli sviluppi di questa iniziativa sicuramente singolari e inaspettati. Il percorso della galleria è la scommessa e la conseguenza di un interesse vero per l’arte del secondo Novecento, sorretto da un impegno fortissimo sotto il profilo della ricerca e da un’etica del lavoro che costituisce il fondamento di tutte le nostre scelte.
La galleria si trova a Vasto. Che tipo di contesto culturale e di mercato avete intorno?
Nonostante l’Abruzzo vanti una storia di gallerie e iniziative di assoluto rilievo negli Anni Settanta e Ottanta — portate avanti da personalità del calibro di Lucrezia De Domizio Durini, Cesare Manzo e Mario Pieroni —, oggi la regione non è certamente considerata un centro nevralgico per l’arte moderna, sia sotto il profilo culturale che di mercato, fatte salve alcune realtà di altissimo profilo come la galleria Vistamare. Tutto ciò suona paradossale se pensiamo che la nostra terra ha dato i natali a tre artisti fondamentali del secondo Novecento internazionale come Mario Ceroli, Nunzio e Ettore Spalletti. Fortunatamente, ci sono anche piacevoli eccezioni: appassionati e collezionisti di lungo corso e grande competenza che seguono le nostre iniziative e scelgono le proposte della galleria, riconoscendo il valore del lavoro che portiamo avanti.

Lavorare in una galleria di frontiera
Che cosa significa, oggi, lavorare in una galleria “di frontiera”? Ci sono più opportunità o più limitazioni?
Geograficamente siamo sicuramente fuori dai radar tradizionali. Abbiamo una parte di clientela che trova imprescindibile la visione delle opere dal vivo e il dialogo vis-à-vis con il gallerista, una necessità di cui non si può negare l’importanza. Avendo un collezionismo distribuito per la quasi totalità nel Centro-Nord, le occasioni di incontro in galleria sono inevitabilmente meno frequenti, anche se quando c’è un interesse reale il cliente viene a farci visita spesso e volentieri; inoltre, la partecipazione alle fiere crea ulteriori occasioni di contatto durante l’anno.
Come riuscite a sostenervi?
C’è da dire che negli anni recenti il mercato e le abitudini di valutazione e acquisizione da parte dei collezionisti sono cambiati, e per certi versi questo ci ha facilitati. Essendo nati lontani dai principali centri italiani dell’arte moderna, avevamo strutturato già da tempo una solida visibilità online, sulla quale lavoriamo e investiamo molto. Questo ci ha consentito, nel corso degli anni, di sviluppare e seguire una clientela assolutamente internazionale. Sangallo Fine Art, infine, è una galleria autonoma che da sempre si autofinanzia esclusivamente con l’attività di proposta al pubblico.

La riscoperta dei maestri del contemporaneo
La vostra ultima mostra nasce all’interno di un più ampio percorso di ricerca e riscoperta che la galleria sta conducendo insieme a Lorenzo Madaro attorno ad alcuni maestri della storia dell’arte contemporanea, riletti in chiave critica e non puramente celebrativa. Da dove nasce questo progetto e qual è la risposta del pubblico?
Grazie a Lorenzo Madaro, con il quale abbiamo il privilegio di collaborare, stiamo portando avanti un lavoro di rilievo e con una strategia ben precisa, che contribuisce a dare un’identità forte alla galleria. La mostra in corso, dal titolo “Permanenza della materia espansa”, coinvolge artisti con i quali e sui quali lavoriamo da tempo, che riteniamo fondamentali sia storicamente sia per la linea stessa della galleria. I progetti espositivi come questo hanno alle spalle un’importante base di ricerca storica e bibliografica. Spesso l’obiettivo è accomunare artisti apparentemente lontani per movimento di appartenenza e periodo storico, ma legati da un nesso a volte evidentissimo. “Permanenza della materia espansa” ne è un esempio chiaro, perché intreccia nomi, correnti artistiche, periodi distanti e tecniche tra le più disparate: si parte dai manifesti accartocciati di Mimmo Rotella in contrapposizione alle geometrie dei “casellari” di Lucio Del Pezzo, passando per i materiali grezzi o industriali di Mario Ceroli e Piero Gilardi, fino ad arrivare alla lavorazione raffinatissima della ceramica di Bertozzi & Casoni. L’esito di questo dialogo è tanto inaspettato quanto sorprendente per il pubblico.
Claudia Giraud
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