Autoritratti e fotografia contro gli stereotipi: una mostra di artiste a Trieste

Come si è rappresentata la donna artista nell'arco di un secolo? Qual è stata la sua percezione da parte dei colleghi uomini? Le risposte a questi e altri interrogativi nella mostra allestita presso il Magazzino delle Idee di Trieste

La mostra Io, lei, l’altra. Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste approfondisce il tema della rappresentazione e della percezione femminile attraverso la fotografia nell’arco di un secolo. La rassegna è parte di un progetto più ampio, promosso dalle istituzioni culturali afferenti all’ERPAC, che investiga la tematica dell’autoritratto e del ritratto d’artista, ponendolo in una prospettiva storico-artistica che si sviluppa dal Seicento fino a toccare l’attualità. Sono comprese infatti le mostre Riflessi. L’autoritratto nello specchio della storia a Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia e Artista + artista alla Galleria Spazzapan.
L’iniziativa vorrebbe ulteriormente espandersi per coinvolgere il Museo Revoltella, che vanta nelle sue collezioni molti autoritratti. Così commenta la critica Vanja Strukelj, membro del comitato scientifico dell’ERPAC: “Si parte dal Cinquecento, da Vasari, per indagare la complessità del microcosmo che il ritratto finisce per incarnare. Anche l’immagine più banale, il selfie, è una messinscena. Qual è la mitologia dietro la figura dell’artista? Speriamo di sollecitare una riflessione che soltanto una prospettiva storica può soddisfare“.

Deborah Feingold, Annie Lennox, New York, 1983

Deborah Feingold, Annie Lennox, New York, 1983

IL RITRATTO DELLA DONNA ARTISTA E L’AUTORITRATTO FEMMINILE

L’autoritratto è un argomento affascinante e solleva alcune questioni nevralgiche: cosa rappresenta l’artista rappresentando se stesso? Cosa vuole trasmetterci attraverso il proprio gesto creativo? I curatori Guido Comis e Simona Cossu hanno suddiviso la mostra in undici sezioni per agevolare la lettura delle tante sfaccettature messe in luce da questo tema. Ne “L’artista e la sua opera”, Louise Bourgeois, ritratta da Robert Mapplethorpe, non si concede timidamente all’obbiettivo ma giunge all’incontro combattiva, con a braccetto l’opera Filette dall’accentuata forma fallica. Nonostante il sorriso carezzevole, si affranca, fiera, dal pericolo di essere oggetto passivo del nostro sguardo. In “Ibridazioni” Vera Lehndorff in arte Veruschka, la modella immortalata da Franco Rubartelli e musa, nelle sequenze iniziali della pellicola, del protagonista di Blow Up emancipa il proprio corpo, rifuggendo l’interpretazione altrui della propria bellezza. Si immerge in felci, muschi e licheni. Nell’impressionante Stone Head il suo volto ‒ ricoperto di terra bianca, forse cera ‒ diventa inerte materiale inorganico, nido di funghi e insetti.
Wanda Wulz fonde il suo volto con quello di un gatto in una sovrapposizione che è diventata iconica. Questo scatto colpì molto un’altra artista triestina, Leonor Fini (in questi giorni in una importante mostra a Milano da Tommaso Calabro), che troviamo in “Artiste e modelle”. Riesce ad ammaliarci grazie alla propria disinvoltura e audacia nello scatto in cui Henri-Cartier-Bresson le mozza il volto, catturando solo il corpo nudo e galleggiante nell’acqua marina. In un altro scatto del 1935 di Veno Pillon accarezza, suadente, un gatto. In “Donne allo specchio” colpisce soprattutto la polacca Agata Wieczorek ‒ la sua immagine è stata scelta non a torto per la locandina. L’inganno è palesato solo attraverso un piccolo specchietto che rivela il silicone, rialzato intorno alla palpebra, che aderisce al viso come una seconda pelle.

Marina Abramović, Nude with Cut Star, 2005, C print, 95x69 cm © Marina Abramović. Courtesy of the Marina Abramović Archives & Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

Marina Abramović, Nude with Cut Star, 2005, C print, 95×69 cm © Marina Abramović. Courtesy of the Marina Abramović Archives & Galleria Lia Rumma, Milano Napoli

L’AUTORITRATTO FEMMINILE CHE SCONVOLGE GLI STEREOTIPI

Ne “Il corpo in frammenti” mentre Rosangela Betti si ritrae nuda e provocante, spezzando la visione, Francesca Piovesan suddivide il proprio corpo in Ottocentoventisette sezioni, in linea con la sua poetica delle s-composizioni.
In “Una, nessuna, centomila” viene messo in discussione lo stereotipo della donna, frutto della mentalità consumistica; il travestimento serve, in realtà, per smascherane convenzioni opprimenti, come fa Cindy Sherman in Untitled Film Stills. Poi Yael Bartana e Gillian Wearing mutano la propria apparenza per lanciare messaggi politici (la prima) o identificarsi con le proprie eroine (Eva Hesse, la seconda). In “Quotidianità come provocazione” Jo Spence veste i panni di una casalinga, Valie Export si ritrae mentre sostiene un’aspirapolvere nella stessa posa della Vergine con il bambino, circondata da cori angelici all’interno della copia di un dipinto di Botticelli, Nicole Gravier prende in giro le logiche e il romanticismo spicciolo dei fotoromanzi (un po’ come Roy Lichtenstein nelle sue vignette pop). Molte delle fotografie in mostra sono prestiti del collezionista Ettore Molinario, come lo scatto che ritrae la Contessa di Castiglione, femminista ante litteram, amante della libertà e dell’amore, che fu mandata in “missione di letto” dal cugino Cavour: sedurre Napoleone III per spingerlo ad abbracciare la causa del Risorgimento. Si fece scattare centinaia di foto dallo studio parigino di Pierre-Louis Pierson, ma fu lei la vera regista delle composizioni, curando ogni dettaglio.  Nella stessa sezione “Rappresentare se stesse” troviamo ‒ fuori dal coro delle artiste di matrice visiva ‒ da una parte due cantanti-performer, Madonna e Annie Lenox, dall’altra, due scrittrici la Fallaci e Isabella Santacroce.
Conturbante la bellezza di You’re Mine di Mari Katayama. La lingerie e il caschetto corvino sono accostati alle protesi dell’artista. Rarissimo invece l’autoritratto di Kiki Smith a petto nudo e con una maschera di gesso che avviluppa l’intera testa.
Infine in “Vulnerabilità e seduzione” troviamo il delicato Autoritratto con calla di Francesca Woodman. La morbida sinfonia di grigi si annulla nel candore della bocca del fiore e si mitiga nel rettangolo di luce che bagna il busto della fotografa.

Giorgia Basili

https://magazzinodelleidee.it

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Giorgia Basili

Giorgia Basili

Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza…

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