I post di Instagram diventano opere tessili nella mostra di Cindy Sherman a Los Angeles

In mostra alla galleria Sprüth Magers, undici grandi arazzi che ricalcano fedelmente i post di Instagram della grande artista americana, nota per i suoi travestimenti. È la prima volta che Cindy Sherman espone opere non fotografiche.

Installation view, Cindy Sherman, Tapestries February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York Photo Robert Wedemeyer
Installation view, Cindy Sherman, Tapestries February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York Photo Robert Wedemeyer

Da Instagram ai tappeti. È l’ultima ricerca condotta dalla grandissima artista Cindy Sherman (Glen Ridge, New Jersey, 1954), che alla galleria Sprüth Magers di Los Angeles, fino al 1° maggio, espone undici arazzi: si tratta della nuova serie Tapestries, la prima prodotta dall’artista americana in cui è assente il mezzo fotografico. Tuttavia, i tratti distintivi del suo lavoro ci sono tutti: Cindy Sherman, nota fin dagli esordi degli anni ‘70 per i suoi audaci travestimenti che ricalcano stereotipi, personaggi dello spettacolo e della storia dell’arte, ha fatto realizzare questi arazzi in Belgio – paese con una lunga tradizione legata alla produzione tessile – riproducendo fedelmente alcuni dei post pubblicati sul suo canale Instagram @cindysherman che la vedono impersonare personaggi grotteschi la cui immagine digitale è stata distorta.

Installation view, Cindy Sherman, Tapestries February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York Photo Robert Wedemeyer
Installation view, Cindy Sherman, Tapestries February 16–May 1, 2021, Sprüth Magers, Los Angeles © Cindy Sherman
Courtesy the artist, Sprüth Magers and Metro Pictures, New York Photo Robert Wedemeyer

GLI ARAZZI DI CINDY SHERMAN A LOS ANGELES

La capigliatura, il colore degli occhi, i tratti somatici e perfino il genere: tutto viene camuffato dall’artista che veste i panni di diversi personaggi, mutando continuamente la propria identità. Nelle opere in mostra alla galleria Sprüth Magers, Cindy Sherman è ritratta come un ragazzo dalla barba bionda che ha alle sue spalle un paesaggio idilliaco e irreale di montagne, ruscelli e cieli rosa; in un altro arazzo è un personaggio extraterrestre con la pelle viola, i capelli rosa e due ciglia eccessive, intenta a scattarsi un selfie immersa in un tramonto iridescente. “Sto cercando di cancellarmi più che identificarmi”, ha spiegato Sherman. “Questo è un grande fraintendimento che nasce nel pubblico quando guarda il mio lavoro: gli spettatori pensano che io stia cercando di rivelare le mie fantasie segrete o cose del genere. Ma non è così. Al contrario, si tratta di cancellare la mia soggettività all’interno di questi personaggi“. Tapestries rivela inoltre un paradosso: la bassa qualità delle immagini di Instagram da cui sono tratte le opere (sgranate, con i loro pixel “in evidenza”) diventa la caratteristica ideale per tradurre fedelmente l’immagine in arazzo, grazie all’intreccio di cotone, lana, acrilico e poliestere, mettendo così in dialogo due mondi – quello del digitale e quello del tessile – apparentemente lontanissimi.

– Giulia Ronchi

Cindy Sherman, Tapestries
Fino al 1° maggio 2021
Sprüth Magers, Los Angeles
https://spruethmagers.com/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.