No, il pavé di Milano non è antico (e non va tutelato a tutti i costi)

Milano rimuove i masselli su qualche strada e scoppia il solito stucchevole melodramma identitario sulla presunta "storia della città" violata. Ma il pavé è figlio della città industriale: la vera pavimentazione storica milanese è un'altra. E lo dicono fior di documenti

A Milano il Comune ha cominciato a togliere il pavé. È successo in Via Meravigli, sta succedendo in Via Torino e Via Cesare Correnti, succederà da novembre in Corso di Porta Romana. Come per tutti i cambiamenti però, anche qui l’avvio di ogni cantiere equivale alla partenza del coro funebre dei conservatori: “stanno cancellando la storia”, “stanno snaturando Milano”, “questa città non ha più memoria”. Quando scrissi questo articolo su MilanoToday, lo feci precisamente per disarmare questa percezione. Poi successivamente articoli e campagne hanno contribuito a spostare il dibattito e a rendere praticabile una scelta considerata un sacrilegio fino a poco tempo fa. Non sostengo che un articolo abbia asfaltato da solo mezza Milano, naturalmente. Ora che l’amministrazione ha imboccato quella strada, la domanda può essere posta aiutandosi con un po’ di dati storici a suffragare il debunking di quella che è in larga parte una fake news (molto simile alla leggenda romana di chi è convita che i sampietrini risalgano ai tempi dell’Impero…).

Il pavé di Milano è davvero “storico”?

Eccola qui sopra la domanda. E la risposta breve è: molto meno di quanto si possa credere. Chiaramente dipende da cosa intendiamo per “storico”. Un manufatto posato cent’anni fa ha ovviamente una storia, ma i grandi masselli rettangolari che a Milano chiamiamo pavé non sono in alcun modo il fondo stradale originario della città: non sono medievali e men che meno romani. Sono semmai un prodotto della modernizzazione industriale della città tra fine Ottocento e primo Novecento. Secondo studi, fondi e ricostruzioni autorevoli, le strade romane erano infatti lastricate con grandi riquadri di pietra, dei quali restano reperti molto degradati; nel Trecento compare anche il mattone disposto a spina di pesce. Per quasi tutto l’Ottocento, invece, il paesaggio stradale milanese è fatto soprattutto di ciottoli e guide di granito, mentre molte vie periferiche restano in terra e poi in macadam, all’epoca messo a punto da pochi anni. Lo raccontano una documentata ricostruzione tecnica, uno studio di Giovanni Da Rios e Paola Villani e, soprattutto, una monografia compilata nel 1926 dall’Ufficio studi del Comune.

Una time line delle pavimentazioni storiche milanesi
Una time line delle pavimentazioni storiche milanesi

Il pavé milanese è figlio della Milano industriale tra fine Ottocento e inizio Novecento

Le date sono chirurgiche nello smontare la bislacca teoria del “pavè-identità-di-Milano”. Un primo esperimento con il granito è del 1892 in Via Broletto; la prima pavimentazione interamente in granito arriva nel 1896 a Porta Garibaldi, anche per reggere il traffico tranviario. Nel 1900 il Comune affida la concessione delle cave di Cuasso al Monte e prende avvio la produzione industriale della pietra rossa nota come “Pavé Milano”. Altro che reperto della celtica Medhelan o della romana Mediolanum: il pavé è semmai coetaneo dei tram elettrici e della Milano-fabbrica della seconda rivoluzione industriale: nessuna pavimentazione del 300 dopo Cristo quando la città era capitale dell’Impero. Non si comprende bene come mai in una città avvezza a rinnovarsi e a non guardare tanto per il sottile quando si tratta di sostituire il vecchio col moderno, ci sia tanta passione per difendere delle scomode pietrone in granito o porfido inadatte alla mobilità attuale, disincentivanti per chi si muove in bicicletta, tremende per l’inquinamento acustico.

La vera pavimentazione storica è la rizzata lombarda

A onor del vero bisogna dire che una pavimentazione che ha preso definitivamente piede nei primi trent’anni del Novecento può comunque essere considerata “storica”: sono pur sempre passati cent’anni! Ma da qui a considerarla inamovibile come fosse alla base dell’identità cittadina davvero ce ne corre. Se invece vogliamo cercare il vero volto stradale tradizionale della città dobbiamo guardare alla rizzata: ciottoli di fiume posati a mano e interrotti longitudinalmente da trottatoi, ovvero fasce in granito sulle quali scorrevano le ruote di carri e carrozze. Nel 1808 un decreto napoleonico sistematizzò proprio questo modello; Stendhal (innamorato pazzo della città) descrisse Milano nel suo libro-diario Roma, Napoli e Firenze proprio accennando a quattro strisce di granito alternate a tre di ciottoli. Nel 1926 lo stesso Comune definiva l’acciottolato con trottatoi di granito una «pavimentazione tradizionale tipica della nostra città». Più chiaro di così… Quella sì che racconta una antica cultura materiale lombarda, visibile ancora oggi in decine di città, paesi, cittadine della regione. A Milano ne sopravvivono pezzetti presso Piazza San Marco e Palazzo Reale, in Via del Carmine e nel recuperato Vicolo San Giovanni sul Muro. E poi, con tanto di trottatori, lungo Via Santa Croce, di lato alla basilica di Sant’Eustorgio.

Una riproduzione di rizzata lombarda
Una riproduzione di rizzata lombarda

Se vogliamo proprio tutelare una pavimentazione, beh, ce l’abbiamo. E non lo dico io, lo dice il comune stesso in alcuni suoi atti storici che trovate linkati in questo articolo. Insomma, togliere il pavé da una strada contemporanea non significa in alcun modo cancellare la storia di Milano. Anzi significa confermare quella che è la caratteristica identitaria più strabiliante di questa città: saper guardare avanti ed evolvere in maniera concreta e pratica. E comunque prima di difendere a spada tratta “la storia di Milano” bisognerebbe mettersi a studiarla…

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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