Il rapper Sfera Ebbasta e il video al Cenacolo Vinciano: tutta la polemica e le risposte del direttore

Il videoclip di “Lontano” porta Sfera Ebbasta davanti all’Ultima Cena di Leonardo. Le riprese sono state autorizzate dalla Grande Brera e pagate secondo le procedure previste per l’utilizzo degli spazi museali. Ma la scelta riporta al centro una questione fondamentale: chi può utilizzare i luoghi della cultura, per quali finalità e dove passa il confine tra valorizzazione e sfruttamento del patrimonio?


Chi avrebbe mai pensato di vedere Leonardo da Vinci e Sfera Ebbasta nello stesso fotogramma? È accaduto davvero nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano, dove il rapper ha girato alcune scene di Lontano, brano che anticipa il nuovo album Purosangue, in uscita l’11 dicembre 2026. Nel videoclip Sfera racconta il rapporto fra successo e solitudine, la distanza dalle persone amate e il desiderio di recuperare una dimensione più intima della propria vita. Ma il Cenacolo Vinciano non è soltanto uno dei monumenti più celebri di Milano: è un museo statale che custodisce un’opera sottoposta a particolari esigenze conservative. E qui nasce la polemica.

Il caso Sfera Ebbasta al Cenacolo Vinciano

La richiesta è partita dallo stesso Sfera Ebbasta ed è stata sottoposta ad Angelo Crespi, direttore della Grande Brera, l’istituzione alla quale dal dicembre 2024 è affidata anche la gestione del Museo del Cenacolo Vinciano. Alla richiesta erano allegati il testo di Lontano e lo storyboard del videoclip, permettendo alla direzione di valutare preventivamente il progetto. Crespi ha dato il via libera, spiegando che a convincerlo sarebbe stata soprattutto la natura intima della narrazione: un artista partito dalla periferia che, dopo avere raggiunto il successo, riflette su ciò che la fama non è riuscita a sostituire. “Credo che sia lodevole che una star tanto amata dal pubblico giovane, scelga un capolavoro così importante per una riflessione intima sulla propria vita, che assomiglia quasi a una redenzione. E che inoltre decida di sostenere alcuni progetti legati ai ragazzi delle periferie. È uno degli obiettivi di un museo dí Stato rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti, soprattutto al pubblico che ci si immagina più lontano dalla storia dell’arte. È un nostro dovere sperare che la bellezza salvi il mondo“. Spiega Crespi ad Artribune.

Angelo Crespi, direttore di Brera
Angelo Crespi, direttore di Brera

Il sito ufficiale del Cenacolo prevede procedure specifiche per visite riservate, aperture straordinarie e utilizzo degli spazi. Le richieste vengono sottoposte alla valutazione dell’amministrazione e comportano il pagamento di un canone, dei costi del personale e la copertura assicurativa prevista. Il disciplinare indica un canone base di 5.000 euro per le aperture straordinarie, al quale si aggiungono le spese relative al personale. Per le riprese di Sfera, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la cifra complessiva ha superato i 10mila euro. Il punto, dunque, non è se il rapper abbia semplicemente “affittato” l’Ultima Cena, ma come l’istituzione abbia valutato la compatibilità di un progetto musicale con un luogo sottoposto a vincoli tanto stringenti.

Le riprese del nuovo video di Sfera Ebbasta al Cenacolo Vinciano

Le riprese, raccontano le cronache, sono state realizzate con una troupe ridotta e sotto il controllo del personale del museo. Chiara Rostagno, direttrice esecutiva del Museo del Cenacolo Vinciano, ha descritto un’atmosfera lontana dal tradizionale set di un videoclip: poche persone, particolare attenzione all’illuminazione e all’audio e una presenza molto discreta. Tuttavia, il nome di Sfera Ebbasta porta inoltre con sé una storia pubblica segnata da altre polemiche, prima fra tutte quella legata alla tragedia di Corinaldo nel dicembre del 2018. Più recentemente, a settembre, un’altra discussione ha riguardato le immagini di Sfera a San Siro durante Inter-Napoli, fotografato insieme a dieci ragazze. Le fotografie hanno generato un dibattito sulla rappresentazione delle donne nell’immaginario del rapper. Lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha criticato pubblicamente quelle immagini, interpretandole come una rappresentazione in cui le donne rischiano di assumere una funzione prevalentemente decorativa. Sono episodi diversi, ma contribuiscono a spiegare perché la presenza di Sfera in un luogo come il Cenacolo venga percepita problematica.

La critica della CGIL

La contestazione più diretta all’operazione arriva dalla CGIL, che ha definito un errore la decisione di consentire il videoclip all’interno del Cenacolo. La critica riguarda soprattutto il principio: secondo il sindacato, concedere uno spazio di tale valore a una produzione musicale privata non dovrebbe essere automaticamente considerato un intervento di valorizzazione culturale. Il rischio, nella lettura della CGIL, è che il patrimonio venga utilizzato come scenario per un’operazione commerciale anziché essere messo al centro di un progetto culturale. Perché se le concessioni temporanee sono previste e regolamentate, la domanda diventa quale debba essere il criterio con cui stabilire che cosa sia opportuno autorizzare in un luogo come il Cenacolo.

Il progetto per le periferie

A rendere ancora più complessa la vicenda c’è un’altra proposta avanzata da Sfera alla Grande Brera. Secondo quanto riportato dal Corriere, il cantante avrebbe manifestato l’intenzione di sostenere un progetto di aperture speciali del Cenacolo rivolte a bambini, adolescenti e famiglie delle periferie milanesi, attraverso lo strumento dell’Art Bonus. Da una parte c’è l’utilizzo del monumento per una produzione privata; dall’altra la possibilità che la collaborazione produca un progetto destinato a persone che normalmente hanno meno occasioni di accesso alle istituzioni culturali. La Grande Brera legge l’operazione anche in questa prospettiva, come possibile strumento per intercettare un pubblico giovane attraverso un personaggio già conosciuto e seguito da milioni di persone. La CGIL, invece, contesta proprio questa sovrapposizione fra visibilità commerciale e valorizzazione del patrimonio.

Nelle prossime settimane Sfera Ebbasta sosterrà insieme al Museo del Cenacolo Vinciano una serie di appuntamenti speciali dedicati all’inclusione sociale. Tre imperdibili occasioni aperte alla città per vivere uno dei luoghi iconici del patrimonio culturale universale insieme a uno degli artisti della musica più acclamati della sua generazione. Il Cenacolo è un capolavoro e come tale va conservato. Ed è per questo che osserviamo le più rigorose procedure di sicurezza e di tutela. Siamo però tenuti anche alla valorizzazione e alla condivisione. Leonardo concepì il Cenacolo per il refettorio di Santa Maria delle Grazie mettendo a disposizione la sua arte per gli umili di cuore, i padri domenicani e i loro fedeli. Oggi il senso di questo capolavoro come di tanta altra arte concepita per il culto – di cui è ricca tra le altre cose la collezione della Pinacoteca di Brera – sta nella possibilità che la Bellezza salvi il mondo, e nella forza dell’icona sacra. L’arte che da principio fu concepita per il culto non venne fatta per i colti e neppure per gli storici dell’arte. Ma per tutti coloro che vedendola avrebbero potuto col cuore coglierne il senso e beneficiarne“, continua Crespi. Il dato concreto è che l’accesso è stato autorizzato dalla direzione del museo attraverso le procedure previste, che le riprese sono state sottoposte a valutazione preventiva e che il produttore ha sostenuto i costi dell’utilizzo degli spazi. Resta invece aperta la questione culturale: quali forme di contaminazione può accettare un luogo come il Cenacolo senza perdere la propria funzione? È una domanda che precede Sfera Ebbasta e probabilmente continuerà dopo di lui.

Il caso nelle parole di Angelo Crespi

È con questo spirito che valorizziamo il nostro patrimonio. Quando Fernanda Wittengs negli anni cinquanta si immaginò “un museo vivente” pensava agli operai, ai giovani delle periferie cantati da Testori, al proletariato che attraverso l’arte poteva sperare in una redenzione almeno estetica, se non etica, dalle proprie condizioni materiali. Come la Wittengs penso al museo vivente e credo nella possibilità di essere davvero inclusivo e raggiungere tutti i pubblici. Poiché non sappiamo chi sarà il fruitore perfetto, la persona che coglierà davvero il messaggio. Questo non significa svilire il patrimonio semmai innalzarlo a strumento di inclusione. Non dobbiamo adorare la cenere, ma conservare il fuoco che ci viene da questo nostro immenso patrimonio. E avere fiducia in esso“, conclude Crespi.

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