Il brand di moda co-fondato da Maurizio Cattelan e Ilenia Durazzi apre all’arte. La mostra a Milano

A ideare il progetto sono Marta Cereda, Ilenia Durazzi e Katia Miha, che riuniscono quindici artiste e artisti in un percorso nel quale arte contemporanea, performance, suono e moda condividono lo stesso spazio senza diventare una “decorazione” l'uno dell'altro

Nel giugno del 1980, a New York, un ex salone per massaggi al 201 West 41st Street a Times Square, diventava per un mese un laboratorio artistico aperto 24 ore su 24. Era il Times Square Show, organizzato dal collettivo Colab insieme a una selezione di artisti – tra cui Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Jenny Holzer, Kiki Smith e Nan Goldin – e realtà indipendenti, come Fashion Moda. Così, pittura, scultura, video, musica, performance, moda e interventi nello spazio s’incontravano e convivevano senza gerarchie.

Cult of Magic
Cult of Magic

La mostra “THE ATRIUM SHOW: All-embracing art form exhibition” da DURAZZI a Milano

Da qui nasce THE ATRIUM SHOW, che fino al 27 settembre 2026 presenta All-embracing art form exhibition negli spazi milanesi di Atrium, location del fashion brand DURAZZI co-fondato da Ilenia Durazzi e Maurizio Cattelan, un progetto espositivo altrettanto interessato alla prossimità tra discipline: ospitare in uno stesso luogo pratiche autonome, permettere che si contaminino senza obbligarle a convergere e lasciare che sia il pubblico, attraversando gli ambienti, a costruirne delle connessioni. A ideare il progetto sono Marta Cereda, Ilenia Durazzi e Katia Miha, che riuniscono quindici artiste e artisti in un percorso nel quale arte contemporanea, performance, suono e moda condividono lo stesso spazio senza diventare una “decorazione” l’uno dell’altro. Anche al Times Square Show, infatti, il principio che ne tesseva l’esperienza nasceva dall’incontro fra comunità differenti, dalla possibilità di far convivere il downtown newyorkese con la scena del Bronx, l’arte sperimentale con il punk, la cultura visiva con la moda e la strada. Fashion Moda, realtà fondata nel Bronx, ebbe un ruolo significativo proprio nel mettere in relazione queste diverse scene.

“Atrium nasce dal desiderio di creare un luogo in cui persone, pratiche e discipline diverse possano incontrarsi. The Atrium Show si è costruita attraverso inviti e conversazioni. Ogni artista ha portato il proprio linguaggio, mantenendolo autonomo e lasciando che il dialogo con gli altri nascesse liberamente. Durante la Fashion Week volevamo aprire uno spazio che desse tempo alle opere e alle installazioni di essere vissute, alle relazioni di svilupparsi e ai processi di essere raccontati, lasciando spazio anche a ciò che può nascere da qui”, raccontano le curatrici.

Il percorso espositivo

Le curatrici scelgono quindi di intervenire dall’interno, trasformando per sei giorni l’architettura di DURAZZI in una sequenza di ambienti nei quali le opere entrano in relazione con chi li attraversa. Il percorso comincia dalla Windows Room, dove i cento coni d’acciaio di Matisse Mesnil presentano una superficie quasi ostile, moltiplicata dallo specchio, mentre Caterina Gobbi mette in vibrazione una chitarra elettrica attraverso i fiori e Kiri-Una Brito Meumann lavora sul feltro come materia capace di assorbire e avvolgere. Nella Library, Nona Inescu costruisce invece una sorta di cabinet de curiosités fatto di conchiglie, metallo, pelle e concrezioni, spostando continuamente il confine tra ciò che protegge e ciò che costringe. Dune Varela trasferisce sul marmo dettagli fotografici di sculture antiche, mentre Lucia Cristiani accosta fiori, metallo, cenere e superfici riflettenti in composizioni dove umano e non umano sembrano appartenere alla stessa visione. Nella Painting Room, Iva Lulashi mette la propria pittura in dialogo con Margaux Bricler e Sofia Vasilisa Izmailova, tra desiderio, percezione e consenso per interrogare forze che precedono il gesto consapevole.

DURAZZI tra arte contemporanea e moda

La DURAZZI Fashion Lounge presenta poi la collezione donna Primavera/Estate 2027, Assemblage, concepita attorno alla possibilità di ricombinare gli elementi del guardaroba: capispalla modulari, camicie trasformabili, costruzioni sartoriali scultoree, materiali diversi e riferimenti alla cultura equestre. Opere e capi sono così pensati come elementi che cambiano significato a seconda delle loro combinazioni. È una scelta che trova il suo precedente proprio nel Times Square Show, dove l’arte visiva non occupava una posizione subordinata rispetto alla moda e viceversa.

Margaux Bricler
Margaux Bricler

L’insieme delle arti oltre l’opera singola

Nell’Aquarium, Davide Dicorato, Natália Trejbalová e Raphael Danke lavorano sulla soglia fra naturale e artificiale, mettendo in relazione organismi viventi, residui industriali e oggetti di uso quotidiano. Nella Serra, invece, il tempo si è ulteriormente dilatato la sera dell’inaugurazione del 22 settembre, attraverso la voce, la performance e il video: Gaia Ginevra Giorgi ha così presentato Ecotongues, mentre Cult of Magic hanno portato nello spazio Fear of the Dark_Open Studio, una riconfigurazione site-specific della propria performance immersiva. E poi, infine, arriva l’archivio con Happening Fragments, Milan 1992–2007, progetto di Careof con materiali video realizzati da Mario Gorni e montati da Alessandro Nassiri Tabibzadeh, che introduce in mostra una memoria direttamente legata alla città. Così, ai frammenti delle mostre indipendenti e degli happening si aggiunge il lavoro di Nark Bkb. Come accadeva a Times Square nel 1980 anche da DURAZZI si guarda all’insieme e non (solo) all’opera in sé. Assonanze e dissonanze si combinano mostrando il contemporaneo nelle sue più estese restituzioni.

Caterina Angelucci

THE ATRIUM SHOW
All-embracing art for
DURAZZI / ATRIUM
Via Rosolino Pilo 14, Milano

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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