I bronzi etruschi della Collezione Corazzi tornano in Italia dopo 200 anni: la mostra a Milano

Dopo 200 anni, i bronzi etruschi della famiglia cortonese tornano in Italia. Fino al 4 ottobre, la mostra alla Fondazione Luigi Rovati di Milano racconta storia e fascino di uno dei nuclei più affascinanti del collezionismo etrusco europeo

Era il 1826 quando la preziosa collezione di statuette votive e bronzi etruschi della famiglia cortonese dei Corazzi lasciò l’Italia per essere trasferita al Museo Nazionale di Antichità di Leida, in Olanda. Oggi la mostra alla Fondazione Luigi Rovati di Milano riporta temporaneamente “a casa” uno dei nuclei più affascinanti del collezionismo etrusco europeo.

A duecento anni dalla partenza della Collezione di bronzi etruschi di Galeotto Corazzi, esponente dell’aristocrazia cortonese, l’esposizione offre l’occasione di riscoprirla, legandosi anche a un altro anniversario significativo: i quarant’anni dal celebre Progetto Etruschi, simbolo dell’Etruscomania diffusasi in Italia nella seconda metà del Novecento. Un incrocio di date cariche di storia e significati sociali, politici e culturali, in cui la mostra assume un valore emblematico, proponendo una molteplicità di livelli di lettura che vanno ben oltre il solo interesse archeologico.

La selezione di bronzi della Collezione Corazzi, presentata a Milano in collaborazione con il MAEC di Cortona – che ha ospitato la prima tappa italiana del progetto – comprende rari e pregiatissimi manufatti bronzei, dalle statuette votive agli incensieri, con forme e qualità pressoché uniche nel loro genere. Una raccolta eccezionale, la prima venduta all’estero e giunta integra fino a noi, che nell’esposizione di Milano continua a restituire al pubblico il fascino di cui si sono nutriti, per anni, studiosi e collezionisti giunti in Toscana per riscoprire i misteri dell’antico popolo dei Rasna, ovvero gli Etruschi.

I bronzi della Collezione Corazzi tornano in Italia. Installation view della mostra Gli Etruschi e l'Olanda alla Fondazione Rovati di Milano. Ph: Daniele Portanome
I bronzi della Collezione Corazzi tornano in Italia. Installation view della mostra Gli Etruschi e l’Olanda alla Fondazione Rovati di Milano. Ph: Daniele Portanome

La storia della Collezione Corazzi di Cortona in mostra a Milano

Tutto comincia in Toscana, terra etrusca per eccellenza. Nell’entroterra toscano vicino a Cortona, per essere più precisi. È qui che, nel 1727, un gruppo di giovani rampolli della cittadina fondò l’Accademia Etrusca, con lo scopo dichiarato di “indagare la venerabile antichità” e diradare le tenebre del passato di questo popolo misterioso. Il metodo adottato fin da subito da questi studiosi era molto innovativo per il tempo: non una ricerca basata soltanto sulle fonti scritte tramandate dai libri, ma imperniata soprattutto sull’osservazione diretta delle fonti materiali provenienti dagli scavi. Un approccio rivoluzionario per l’epoca, destinato a contribuire alla definizione del futuro metodo del conoscitore artistico.
Nel frattempo, Cortona cominciò a popolarsi di numerose collezioni private, più o meno ricche, che vantavano il possesso di reperti d’eccezione. Tra queste, una delle più note era quella del cavaliere Galeotto Corazzi, che spiccava sia per il numero sia per il pregio dei pezzi. Era una tappa obbligata per gli studiosi di antichità, ma anche i nobili – tra cui Pietro Leopoldo – non mancavano di fermarvisi in visita, attratti dalla fama della raccolta.
Benché molto legato alla propria terra d’origine – Corazzi visse sempre nella città di Cortona –, il ricco collezionista rimase piuttosto autonomo rispetto all’Accademia Etrusca, che si sviluppava in parallelo alla sua raccolta. Assente tra i soci fondatori, era una personalità particolare: antiquario colto, ma poco interessato a produrre effettivi contributi eruditi. E questo, probabilmente, non giovò alle sorti della sua collezione.

La Collezione Corazzi: la prima raccolta etrusca d’oltralpe

Quando l’Accademia si decise ad avviare una massiccia campagna di acquisizione di reperti dalle raccolte del territorio, era ormai troppo tardi. La Collezione Corazzi era già partita da tempo per le terre d’oltralpe, ceduta nel 1826 per dodicimila scudi all’Olanda. Si trattava di una cifra ben superiore a quella offerta dal Granduca di Toscana: una proposta a dir poco allettante per gli eredi di Corazzi, allora in gravi difficoltà economiche. Nessuno, in Italia, si oppose in modo eclatante. Così la collezione cortonese fu trasferita al nord, diventando la prima importante raccolta etrusca “al di là delle Alpi”. La nota positiva? Proprio quella vendita precoce mise al sicuro i reperti dal rischio di dispersione, come purtroppo accadde in molti altri casi, oggi distribuiti ai quattro angoli del pianeta. Il Museo Nazionale di Antichità di Leida si ritrovò così tra le mani il frutto del lavoro di un collezionista e antiquario raffinatissimo, “secondo a nessuno per studio, amore e perizia nelle eleganze degli antichi”, come veniva definito all’epoca. La raccolta diventa dunque lo specchio di un personaggio raro per il suo tempo, capace di distinguere l’originalità dei pezzi e dotato di una sensibilità estetica che si estendeva anche al restauro e alla conservazione. Un personaggio che, oggi, possiamo in un certo senso vedere riflesso nella collezione che porta il suo nome.

I bronzi etruschi della Collezione Corazzi in mostra alla Fondazione Rovati di Milano

Fulcro della mostra è la Statuetta di fanciullo con oca: un piccolo capolavoro bronzeo realizzato a cera persa, combinando ben sei parti saldate insieme. Con i suoi sorprendenti dettagli e le rifiniture a lima e bulino eseguite a freddo, l’opera testimonia l’appartenenza del soggetto a una famiglia di “liberi” aristocratici, come attesta la bulla che porta al collo. Raffigura un bambino che gioca con un’oca: un’immagine dal valore votivo, come conferma l’iscrizione tracciata sulla gamba destra.

Il percorso prosegue con un gruppo di statuette femminili, dall’Offerente con colomba, di probabile fattura aretina, all’esemplare proveniente da un deposito sacro del Lago Trasimeno. Accanto a queste opere, la Collezione Corazzi conserva anche curiosi utensili legati a specifiche pratiche religiose: dal sinuoso bruciaprofumi con zampe leonine alla paletta rituale, forse adoperata per presentare le viscere agli aruspici o, secondo un’altra ipotesi, per raccogliere l’incenso.

Nel presentare questi oggetti, la mostra costruisce un interessante dialogo con alcune pubblicazioni settecentesche, che restituiscono la visione del popolo etrusco maturata in età moderna. Spicca, tra le altre, il De Etruria Regali, commissionato nel Seicento a Thomas Dempster dal Granduca di Toscana e pubblicato nel Settecento; opera che sanciva per la prima volta l’unione ideale tra il governo granducale e l’antica Etruria.

Emma Sedini

Milano // fino al 4 ottobre 2026
Gli Etruschi e l’Olanda. A/R dei bronzi Corazzi
FONDAZIONE LUIGI ROVATI – Corso Venezia, 52
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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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