Nello spazio espositivo più piccolo di Napoli è spuntato un paesaggio misterioso
La vetrina di Edicola480 ospita l’installazione dell’artista Jona Fierro tra residui di un incendio e luci segnaletiche, in un’atmosfera sospesa e inquietante
Sebbene l’Institutional Critique possa aver fatto la sua comparsa già alla fine degli Anni Sessanta, è comunque interessante osservare come i suoi principi siano rimasti, si siano evoluti e abbiano continuato a trasformarsi nei contesti artistici contemporanei. Edicola480, uno spazio espositivo a Napoli, ne offre un esempio. Il progetto consiste in un cubo compatto che espone una sola opera d’arte alla volta, collocata all’interno dello spazio e visibile esclusivamente dalla strada.

Edicola 480 sa intensificare l’attenzione
Situata nel quartiere di Chiaia, la struttura funziona quasi come una vetrina trasparente. Il pubblico non può entrare; l’opera si osserva attraverso il vetro, dal marciapiede. Può essere ammirata di giorno o di notte, in qualsiasi momento, semplicemente fermandosi davanti alla vetrina. L’esperienza è immediata e senza mediazioni: lo spettatore rimane all’esterno, guardando all’interno. In questo senso, questo progetto minimalista prende le distanze dalle convenzioni dei musei tradizionali o delle gallerie private. Viviamo in una società in cui siamo programmati a consumare sempre di più, a guardare di più, a sapere di più, a comprare di più, a studiare di più. Questo progetto è l’antitesi di tutto ciò; qui, meno è di più. Presentando una sola opera alla volta, lo spazio suggerisce che l’attenzione stessa possa essere intensificata attraverso la riduzione.
La mostra di Jona Fierro
Come il fuoco brucia la foresta e come la fiamma incendia i monti – Residuo #01 è un’opera di Jona Fierro, in un progetto a cura del direttore artistico di Edicola480, Massimiliano Bastardo. L’installazione trasforma l’interno della piccola struttura in un paesaggio silenzioso e inquietante. Un terreno scuro ricopre l’intero pavimento dello spazio. Due tronchi di legno carbonizzati dominano la composizione: uno è appoggiato al muro, mentre l’altro giace a terra, entrambi circondati da frammenti sparsi di rami e foglie secche. La disposizione evoca le conseguenze di un incendio. Eppure, le fiamme stesse sono assenti. Ciò che rimane con noi è l’assenza di ciò che una volta era presente.
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L’utilizzo della luce nell’installazione di Jona Fierro
In questa scena dall’atmosfera sommessa, una luce rossa è parzialmente sepolta nel terreno; il suo bagliore intermittente rompe la quiete dell’installazione, fungendo quasi da segnale di avviso. Sullo sfondo del terreno scuro e del legno bruciato, quel tremolio suggerisce una fragile possibilità di consapevolezza, un debole barlume in un paesaggio segnato dalla perdita.
Il valore di uno spazio piccolo
All’interno dell’architettura compatta di Edicola480, l’opera ottiene un’intensità che spazi espositivi più ampi potrebbero diluire. Limitando l’esposizione a un unico pezzo, il progetto sposta l’attenzione dallo spettacolo alla concentrazione. L’installazione di Fierro trae vantaggio da questa condizione: lo spettatore rimane solo con l’immagine di un paesaggio ridotto a un residuo, dove anche l’elemento più piccolo assume un significato amplificato.
Kush Jariwala
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