La Biennale Musica di Venezia 2026 sarà catartica. Il programma e gli highlight

Diretto da Caterina Barbieri, il 70esimo Festival Internazionale di Musica Contemporanea veneziano spazierà tra figure pionieristiche e nuove voci della composizione contemporanea. Fondendo tradizione, classico, influenze mediorientali e sciamaniche, sonorità elettroniche e sperimentali

La musica è l’infanzia dello spirito: un’esperienza che riconnette a uno stato primigenio di apertura, vitalità e potenza creatrice. La grazia del bambino che guarda il mondo con lo stupore del primo sguardo, o meglio del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia con cui la musica sa disarmarci”. Con questo incipit molto poetico, Caterina Barbieri presenta la sua Biennale Musica di Venezia che dirige per il secondo anno e che si intitola proprio A Child of Sound/Un bambino di suono. Sarà un programma votato al suo potere catartico e non giudicante, quello che ci presenterà dal 10 al 24 ottobre 2026 nel 70. Festival Internazionale di Musica Contemporanea in diversi luoghi storici di Venezia, dall’Arsenale al Teatro alle Tese, con l’aggiunta della terraferma di Marghera e Mestre, ma anche tra le calli, i rii, lo specchio d’acqua del bacino delle Gaggiandre. E da quest’anno anche al Parco Albanese di Mestre, area naturale un tempo acquitrinosa e ora recuperata e attrezzata.

La visione della direttrice della Biennale Musica di Venezia Caterina Barbieri

’Un bambino di suono’ è il punto di partenza per costruire una Biennale Musica che prima di tutto restituisca al suono il suo profondo valore di catarsi collettiva”, continua Barbieri. “Una delle figure centrali dell’avanguardia europea, Karlheinz Stockhausen, collega spesso la sperimentazione musicale alla capacità infantile di giocare con il suono, ribadendo più volte che il musicista deve conservare un modo di ascoltare simile a quello dei bambini: un ascolto vergine, non giudicante, libero da aspettative stilistiche o convenzioni culturali; l’infanzia dunque come luogo di origine dell’ascolto radicale. Prendendo ispirazione dal ‘bambino di suono’ come simbolo di rivoluzione e guarigione al contempo, La Biennale Musica 2026, intitolata ‘A Child of Sound’, propone un programma inedito di prime assolute e lavori site-specific coinvolgendo alcune delle voci più interessanti, innovative e multiformi della musica contemporanea, al di là di una rigida distinzione di genere, epoca e stile, in linea col percorso di curatela già intrapreso l’anno scorso. Il programma include molte commissioni originali e opere collettive, che esplorano modalità di ascolto dinamiche e partecipative”.

Il programma della Biennale Musica di Venezia 2026

Il programma del festival attraversa secoli e continenti fondendo tradizione, classico e sperimentale, e presenta 130 artisti per oltre 40 appuntamenti – con 23 novità, di cui 18 in prima assoluta. Si spaziadalle figure pionieristiche della sperimentazione radicale alle nuove voci della composizione contemporanea. Tra le icone dell’improvvisazione e dell’avanguardia figurano Keiji Haino, Leone d’oro della Biennale Musica 2026, e Laraaji, maestro della meditazione sonora e della musica ambient, mentre l’apertura del Festival vede due commissioni originali per giovani chitarristi in movimento affidate alla compositrice danese ML Buch – classe 1987, è una delle voci in forte ascesa della scena musicale, per il peculiare sperimentalismo che fonde chitarre elettriche, sintetizzatori ed elettronicae al compositore veneziano Gigi Masin, che presenterà anche una nuova esecuzione del suo album di culto Wind. Tra le nuove voci della composizione contemporanea si distinguono la canadese Kara-Lis Coverdale, con la prima assoluta di Changes in Air, e Sarah Davachi, Leone d’argento della Biennale Musica 2026, che oltre il suo lavoro solistico per organo da camera, presenterà una nuova commissione di Biennale per l’ensemble italiano PMCE e coro.

Gli Highlight della Biennale Musica di Venezia 2026

Come lo scorso anno, l’apertura della Biennale Musica vedrà percorrere calli e campi di Venezia da un ensemble di giovani chitarristi. Da non perdere l’intreccio di repertori storici e contemporanei, rappresentato dal dialogo tra Ennio Morricone — con la prima esecuzione mondiale di Musica per una fine basata su una poesia di Pier Paolo Pasolini – Johann Sebastian Bach, Anton Webern e Sarah Davachi. È una prima assoluta, invece, l’opera transculturale In the Threshold of Your Love, commissionata dalla Biennale, che mette in dialogo la compositrice e vocalist americana Lyra Pramuk, affine a Meredith Monk per capacità vocali, con il musicista iraniano Mohammad Reza Mortazevi, fra i massimi interpreti delle percussioni tradizionali persiane. Un altro confronto è quello tra una tradizione musicale tramandata nei secoli come lo zār, un rituale comunitario di guarigione sciamanica portato avanti dall’ensemble egiziano Mazaher e l’effervescenza della scena ipercontemporanea della musica elettronica Singeli: sonorità beat digitali incessanti e testi rapidi in swahili, intrisi di critica sociale, nate nelle periferie tanzaniane. E poi c’è l’ottantaduenne artista statunitense Laraaji: scoperto dal Leone d’Oro Brian Eno nei primi Anni ’80 e diventato un riferimento imprescindibile per la musica ambient, si presenterà alla Biennale con una delle sue spettacolari performance live e un workshop di risata meditativa. Non mancherà anche quest’anno la dimensione più clubbing del Festival a Forte Marghera – inteso come forma contemporanea di ritualità collettiva – con due icone della musica elettronica giapponese: i sintetizzatori di Phew e la techno sperimentale di Dj Nobu.

I musicisti mentori della Biennale College Musica 2026

Come sempre ci sarà spazio per il progetto della Biennale College Musica, strettamente integrato nel Festival: i 5 musicisti under 30 – tra compositori, sound artist e performer – selezionati dalla Direttrice Caterina Barbieri – vengono da Canada, Stati Uniti, Brasile, Italia, Portogallo e sono Wyldie Bracewell, Talullah Calderwood, Lara Dâmaso, Andrea La Pietra, alys(alys)alys (moniker di Alanis Todeschini Marca). Saranno in residenza a Venezia in tre sessioni – tra aprile, giugno e settembre –, lavorando insieme ai tutor per preparare progetti di performance dal vivo, composizione acusmatica, o ancora di installazione audiovisiva nell’ambito del festival. I mentori dei musicisti selezionati saranno Lyra Pramuk, Miller Puckette, Simone Trabucchi, alias STILL, Thierry Coduys, Moor Mother, Marcel Weber, alias MFO, che curerà anche i set e il lighting design dell’intero festival.

Claudia Giraud

Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Claudia Giraud

Claudia Giraud

Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate…

Scopri di più