Il grande artista portoghese che per la sua mostra a Venezia ricostruisce una Via Crucis 

Fino al 22 novembre 2026, al Magazzino del Sale 3, l’artista portoghese Pedro Cabrita Reis presenta quattordici dittici ispirati alla Via Crucis. Una mostra formalmente rigorosa che però mantiene il dolore contemporaneo dentro una dimensione astratta e simbolica

In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia, Pedro Cabrita Reis (Lisbona, 1956) presenta XIV Steps al Magazzino del Sale 3 – Accademia di Belle Arti di Venezia. La mostra raccoglie un nuovo ciclo di quattordici dittici realizzati appositamente per lo spazio veneziano e ispirati alla struttura della Via Crucis. Il progetto, sviluppato da Pedro Cabrita Reis con Luca Berta e Michael Short, trasforma la navata del Magazzino del Sale in un percorso lineare e ritmico dove pittura, materia e costruzione spaziale entrano continuamente in dialogo.

Pedro Cabrita Reis - photo by Juan Rodriguez
Pedro Cabrita Reis – photo by Juan Rodriguez

Pedro Cabrita Reis e la continuità della pittura

Pedro Cabrita Reis appartiene a quella generazione di artisti europei che, tra Anni Ottanta e Novanta, ha ridefinito il rapporto tra scultura, architettura e pittura dopo il minimalismo e l’arte concettuale. Nato a Lisbona nel 1956, l’artista ha sviluppato una pratica multidisciplinare che attraversa installazione, scultura, fotografia e disegno, mantenendo però sempre un forte legame con la pittura. Non è un caso che il testo che accompagna XIV Steps si apra con una dichiarazione netta: “Sì, sono un pittore”.
Anche nei suoi lavori tridimensionali, spesso costruiti con materiali industriali ed elementi architettonici, la pittura continua a funzionare come una postura mentale prima ancora che come medium. La sua ricerca si inserisce così in una tradizione europea che, da Antoni Tàpies a Anselm Kiefer fino a certe eredità del postminimalismo, ha utilizzato materia, superficie e costruzione spaziale come strumenti per evocare memoria, tensione e fragilità umana.
Nel corso della sua carriera, Cabrita Reis ha sviluppato un linguaggio riconoscibile, fondato su equilibrio formale, tensione spaziale e monumentalità trattenuta. Anche XIV Steps si inserisce in questa continuità: più che un ritorno alla pittura, il progetto appare come una nuova declinazione di questioni che attraversano da decenni tutta la sua pratica artistica.

Pedro Cabrita Reis, XIV Steps, 2026. Photo credits Clelia Cadamuro
Pedro Cabrita Reis, XIV Steps, 2026. Photo credits Clelia Cadamuro

Una processione astratta

In XIV Steps, la continuità emerge soprattutto nella costruzione dello spazio e nel controllo della superficie pittorica. I quattordici dittici, disposti lungo la navata del Magazzino del Sale 3, trasformano il percorso espositivo in una sequenza lineare e quasi processionale, dove ritmo, distanza e ripetizione assumono un ruolo centrale nell’esperienza della mostra. Dal punto di vista formale, il ciclo mantiene una forte compattezza visiva. Campiture viola, rosso scuro, nero e arancio attraversano le tele per stratificazioni dense, mentre grandi diagonali nere interrompono continuamente lo spazio pittorico, introducendo una tensione che ricorda insieme elementi architettonici, travi o tagli. In molti punti la pittura appare consumata, corrosa o sedimentata, come se la superficie trattenesse tracce di pressione e usura più che immagini definite. La forza della mostra risiede proprio in questa capacità di costruire un linguaggio fisico e misurato senza ricorrere alla rappresentazione diretta. Anche quando il riferimento alla Via Crucis rimane sullo sfondo, Cabrita Reis riesce a mantenere una forte intensità materica e spaziale, affidando alla pittura il compito di produrre tensione attraverso peso, ritmo e densità visiva.

Pedro Cabrita Reis - © Pedro Cabrita Reis Studio
Pedro Cabrita Reis – © Pedro Cabrita Reis Studio

Il limite della pittura tragica di Pedro Cabrita Reis

È proprio la compattezza formale, però, a rendere più evidente anche il limite del progetto. XIV Steps utilizza la struttura della Via Crucis come grammatica universale della sofferenza, ma il riferimento alla violenza contemporanea rimane costantemente astratto, filtrato attraverso una dimensione simbolica e quasi atemporale. In un presente segnato quotidianamente da immagini concrete di guerra, distruzione e migrazione, la scelta di evocare il dolore attraverso la figura di Cristo e una tradizione iconografica già ampiamente storicizzata finisce per apparire sorprendentemente protetta. Più che confrontarsi direttamente con il presente, la mostra sembra rifugiarsi in una dimensione contemplativa e autoreferenziale, dove la sofferenza viene trasformata in categoria estetica universale.
Anche il testo che accompagna la mostra contribuisce a questa impressione. Pur evocando guerra, violenza e annientamento della speranza, il discorso torna continuamente sulla figura dell’artista stesso e sulla propria identità di pittore. “Guardo il mondo come un pittore, sento come un pittore, penso come un pittore”, scrive Cabrita Reis, riportando il centro della riflessione verso la continuità della propria pratica più che verso la realtà concreta evocata dalle opere.
All’interno del clima della Biennale di quest’anno, attraversata da tensioni politiche, scontri diretti e linguaggi spesso esplicitamente esposti al presente, XIV Steps sembra quasi esistere in una dimensione parallela. La mostra conferma la solidità di Pedro Cabrita Reis come autore capace di costruire immagini intense e rigorose, ma rivela anche il limite di una certa tradizione europea della pittura tragica, ancora legata alla sicurezza di metafore storicizzate e universali attraverso cui parlare della sofferenza contemporanea.

Valeria Radkevych

Venezia // fino al 22 novembre 2026
Pedro Cabrita Reis. XIV Steps
MAGAZZINO DEL SALE 3 – Dorsoduro 264
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Valeria Radkevych

Valeria Radkevych

Valeria Radkevych (1995, Lugansk, Ucraina) è una curatrice e ricercatrice indipendente. Ha conseguito una laurea magistrale in arti visive con doppio titolo, condiviso tra l'Università di Bologna e la Paris 1 – Panthéon Sorbonne. La sua ricerca, avviata con la…

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