Oltre la Russia si apre un altro fronte in Biennale: grandi mobilitazioni contro la partecipazione di Israele
Tra i firmatari della lettera inviata alla direzione della Biennale Arte in apertura a Venezia a maggio ci sono 82 professionisti dai padiglioni nazionali, 55 operatori del settore e 41 artisti della rassegna principale
Osservando le controversie scaturite da alcune problematiche partecipazioni alla prossima Biennale Arte di Venezia, si osserverà un fatto strano: condannare la Russia per l’invasione dell’Ucraina è facile e ovvio; fare la stessa cosa per Israele, che stando allo Human Rights Council delle Nazioni Unite si è macchiata (e ancora si macchia, nonostante il cessate il fuoco) di genocidio contro la popolazione palestinese è vietato, quando non un “sintomo di antisemitismo”, come suggerisce il ddl 1004 già passato in Senato e ora all’esame della Camera.
L’ipocrisia europea e occidentale tocca anche la Biennale
Se da una parte l’Unione Europea e il governo italiano sono entrati prontamente in azione contro il presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco per scongiurare la presenza della delegazione russa – il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha esecrato in più occasioni la scelta, ricevendo la ministra della Cultura ucraina e richiamando la consigliera del MiC dalla Fondazione, a cui ha chiesto il carteggio che ha portato all’adesione -, non c’è stato niente di tutto questo per il caso Israele, invitata dalla Biennale in uno spazio all’Arsenale. Anzi, il clima di controllo è tale che l’opera dell’artista del Padiglione Sudafrica, Gabrielle Goliath, è stata ritirata dal Paese (che ha scelto poi di non partecipare) perché il progetto Elegy affrontava il tema dei femminicidi toccando anche le morti palestinesi.
La lettera di ANGA e le firme di artisti, curatori e addetti ai lavori
La situazione è denunciata da anni dal collettivo ANGA – Art Not Genocide Alliance, tramite il quale artisti, curatori e addetti ai lavori hanno in più occasioni preso posizione contro la partecipazione di Israele (un esempio è la mobilitazione che nel 2024 aveva contribuito alla chiusura del padiglione ai Giardini). La pressione del collettivo si fa di giorno in giorno più seria, e adesso sfocia in una lettera che “risponde alla richiesta della società civile palestinese di contrastare la normalizzazione dell’apartheid e dell’occupazione israeliane nelle piattaforme culturali internazionali“. La missiva, consegnata al presidente e al consiglio della Biennale, vede la firma di 178 fra artisti, curatori e operatori della manifestazione in apertura a maggio: 82 firmatari provengono dai padiglioni nazionali, 55 sono operatori del settore e 41 sono gli artisti invitati alla rassegna principale In Minor Keys.
L’alleanza tra padiglioni per chiedere lo stop a Israele
Viste anche le accuse fatte alla Russia per la mirata distruzione del patrimonio artistico ucraino, la lettera ricorda “che la violenza israeliana prende di mira anche l’arte e la cultura che la Biennale dovrebbe considerare sacrosante: le forze sioniste uccidono, imprigionano e perseguitano artisti e operatori culturali palestinesi, radono al suolo musei, archivi, centri culturali, scuole, università, biblioteche, gallerie, edifici storici e monumenti e massacrano artisti, musicisti, poeti, giornalisti e scrittori“.
L’inedita coalizione trasversale tocca Paesi europei e arabi, americani e asiatici: compaiono attraverso i propri rappresentanti Belgio, Bulgaria, Brasile, Corea, Ecuador, Egitto, Emirati, Estonia, Francia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Paesi nordici, Polonia, Perù, Qatar, Scozia, Spagna, Svizzera, Turchia. Ci sono anche diversi responsabili dei padiglioni che hanno firmato in anonimato, per paura di ripercussioni. Tutti chiedono la medesima presa di posizione: “Il genocidio non può essere tollerato da un’istituzione che si propone di indagare e celebrare i valori umani incarnati dall’arte“. La Biennale non ha risposto, ma con un intervento di questa portata sarà difficile ignorare il dibattito.
Giulia Giaume
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