DAMA, a Torino un nuovo progetto indipendente nella settimana di Artissima

La curated fair, ideata dal gallerista Giorgio Galotti insieme ad alcune realtà estere e un gruppo curatoriale, debutterà nei saloni di Palazzo Saluzzo Paesana con una decina di gallerie internazionali

Palazzo Saluzzo di Paesana
Palazzo Saluzzo di Paesana

L’obiettivo del progetto è quello di riportare l’interesse sul centro della città andando oltre al principio dei white cubes che naturalmente caratterizzano gallerie, musei e fiere d’arte, per stabilire un rapporto con gli spazi utilizzati, attraverso allestimenti che si adattano agli ambienti, evocando appartamenti di collezionisti privati”. Agosto non è ancora finito, ma il mondo dell’arte contemporanea è già al lavoro per farsi trovare pronto alla ripresa della stagione: o per sviluppare progetti ampi, che non conoscono vacanze. Il nuovo progetto ha per scenario Torino e per collocamento temporale la prima settimana di novembre: ovvero il fatidico – per il capoluogo piemontese – weekend di Artissima. Assomiglia a una fiera, ma nella presentazione di DAMA – questo il nome – i promotori scelgono di non utilizzare il termine, per sentirsi più liberi nelle scelte e per marcare la propria identità. In ogni caso, un nuovo evento che si aggiunge ai già molti che affiancano Artissima: da The Others a Flashback.

UNA DIMORA NOBILIARE BAROCCA NEL CENTRO DI TORINO
La specificità è già tratteggiata, e si mette a fuoco ancor meglio conoscendo la sede: ovvero Palazzo Saluzzo Paesana, antica dimora nobiliare barocca nel centro di Torino. Un’opzione che pur richiamando alla mente la scelta della fiera ROMA, che si svolgeva in alcuni palazzi del centro storico della capitale, e quella di Zagarolo con Granpalazzo, “allestita” da un paio d’anni nelle sale affrescate di Palazzo Rospigliosi, se ne allontana per la scelta di presentare opere realizzate essenzialmente per gli ambienti, liberandosi dalla necessità di adattarle ad essi e svincolandosi dal principio di fiera affollata di opere. La produzione delle opere sarà infatti sostenuta dalle gallerie partecipanti invitate quest’anno da Domenico De Chirico, curatore indipendente. Il taglio cosmopolita dell’iniziativa, rievoca “Liste, Sunday, Paris Internationale o Nada, per la volontà di incrementare la proposta della città in un periodo riconosciuto a livello internazionale, data la presenza di Artissima e Club to Club”. “La scelta di svilupparla in un palazzo antico e non in una sede neutra deriva dal naturale proliferamento a Torino di palazzi storici che vengono sottoutilizzati per dare maggiore spazio a strutture industriali spesso periferiche. Infine, chi viene a Torino in quei giorni si muove tra il Lingotto e il centro città, il palazzo si trova a pochi passi da Piazza Castello”.

10 GALLERIE EMERGENTI CON UNO O DUE ARTISTI CIASCUNA
I dettagli del progetto sono ancora in fase di definizione: si svilupperà nei 560 mq del palazzo, ed ospiterà un numero ristretto di gallerie emergenti provenienti da paesi diversi, che potranno presentare uno o due artisti ciascuna. “Alcune opere saranno prodotte ad hoc proprio per la complessità degli spazi”. Infine un programma di performance curato da Lorenzo Balbi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, prenderà forma in quei giorni tra le sale nobiliari. Appuntamento da mercoledì 2 (inaugurazione) a domenica 6 novembre: con un occhio già puntato verso il futuro, “perché l’intenzione alla base è di estenderlo ad altri palazzi creando un micro circuito”…

www.d-a-m-a.com

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  • damienkoons

    Torino sempre più capitale del sistema dell’arte italiana, Roma è scomparsa, Bologna arranca e Milano oramai ha superato l’effetto Expo, i sabaudi sono proprio in gamba!

    • Rasoio

      Sistema elitario destinato prima o poi all’eclisse.
      Sempre il solito ambiente che bene corrisponde alla definizione “radical chic, con qualche salotto demodè e tanti amici degli amici e figli di.
      Con la prevedibile fondazione Rebaudengo dovunque a fare da arbitro e non si sa a che pro. forse ci vorrebbel’antitrust del collezionismo :))
      iI mercato a Torino è inchiodato da anni e anni sempre sullo stesso numero di gallerie private senza reale varietà e senza proposte di rilievo quindi con un volano dei tanto strombazzati musei che è inefficente. E i musei sono fortemente ridimensionati, Rivoli e Gam assegnati ad un unico direttore, i visitatori sono pochi e i soldi non sono più quelli di prima, i programmi sono vecchi e fermi a salvaguardare l’arte degli anni 60.
      la fiera di Torino si è retta su ampi aiuti pubblici e appena questi finiranno il re sarà nudo :alla fiera di Torino le vendite vere, quelle non pilotate, son sempre state basse ma tanti incentivi per le gallerie straniere.
      Se questa è la capitale dell’arte italiana c’è tanta muffa , parecchio provincialismo esterofilo
      e molto velleitarismo pompato per nascondere la realtà dei fatti.