9 stand da vedere alla fiera Art Basel di Parigi

Grandi installazioni, pittura e allestimenti coraggiosi in una capitale in piena tensione sociale. Una delle fiere più importanti del mondo ha aperto a Parigi in un contesto a tratti surreale. E la manifestazione potrebbe perfino chiudere anzitempo

Le vetrate del Grand Palais fanno una gran parte del lavoro: il sole entra, accende i mosaici, picchia sui dipinti, disegna sul pavimento la trama delle opere a vetro. Visitare una fiera con la luce naturale sembra un fatto banale ma non lo è. Art Basel Paris ha uno spazio espositivo difficile da battere. Fuori, però, la capitale francese attraversa giorni pesanti. Le barriere antintrusione intorno al Grand Palais raccontano il clima. Le proteste per la scuola e il carovita sono state accompagnate da scontri e saccheggi molto intensi; il Louvre è stato bloccato e sabato 17 ottobre il Grand Palais ha dovuto interrompere gli allestimenti. Per il prossimo sabato 24 ottobre, con nuove manifestazioni annunciate, si teme perfino una chiusura della fiera e lo smantellamento preventivo delle installazioni esterne. Ma per ora sono voci e l’organizzazione conferma tutto il programma nonostante alcuni musei stiano già annunciando preventivamente chiusure per sabato. Con questo spirito il mercato e gli affari dovrebbero faticare e invece sembra che le cose non vadano affatto male, anche se i conti si faranno alla fine e vi faremo sapere.

All’interno della fiera abbiamo fatto un po’ di ricerca per trovare i nostri stand preferiti. Art Basel – in particolare per la sezione principale – è una fiera molto commerciale: si bada al business più che agli allestimenti sofisticati e alle chicche per intenditori. Qualche gemma però l’abbiamo trovata, nove per la precisione, da visitare insieme alle mostre della settimana parigina con una certa cautela, tra strade che in alcuni casi sembrano teatri di guerra e coprifuochi alla sera.

A Gentil Carioca — Rio de Janeiro, São Paulo

Art Basel Paris 2026A Gentil Carioca collage
Art Basel Paris 2026A Gentil Carioca collage

Una collettiva vera, molto varia, con dipinti, sculture, installazioni e opere su carta: A Gentil Carioca tiene insieme Arjan Martins (belli i dipinti), Maria Nepomuceno e Vivian Caccuri. Il gesto più coraggioso è dedicare un intero lato dello stand alla grande tenda ricamata di Ana Silva, À contemplação do vazio… (2025). Quattro metri e mezzo di figure, fiori e funghi, su un tessuto trasparente che lascia intravedere le altre opere. Il confine dello stand diventa così parte della mostra, giocata attorno a sogni e incubi.

Buchholz — Berlino, Colonia, New York

Art Basel Paris 2026 Buchholz collage
Art Basel Paris 2026 Buchholz collage

Due grandi sculture dettano il ritmo dello stand di Buchholz: l’iperbolo verde e arancio in legno è un’opera storica di Isa Genzken, El Salvador (1980), e i semafori di Peter Fischli, con luci, specchi e cavi in vista. Una presenza orizzontale e una verticale, alle quali viene lasciato lo spazio necessario. Alle pareti spicca un altro lavoro storico: Mrs. Liberty Face (1990) di Martin Wong, con il volto della Statua della Libertà ricostruito in mattoni. Una collettiva che si prende lo spazio per far guardare davvero le opere: ci sono poi altri interventi di Genzken e lavori importanti di Wolfgang Tillmans.

Victoria Miro — Londra, Venezia

Art Basel Paris 2026 Victoria Miro collage
Art Basel Paris 2026 Victoria Miro collage

Spettacolari i tentacoli di Yayoi Kusama, cinque forme rivestite di mosaici dorati e argentati, punteggiati di pois colorati, occupa il cuore dello stand di Victoria Miro. Poi la donna che prende il sole di Chantal Joffe, che è in realtà un autoritratto sulla spiaggia di St Leonards, dipinto quest’anno. E intorno tanta pittura di qualità, come questa galleria sa da sempre selezionare: dalle creature di Paula Rego alle superfici di Sarah Sze, fino a Chris Ofili. Uno stand in cui fermarsi, specie quando il sole entra tra i cristalli del Grand Palais e sbatte sui mosaici d’oro.

Standard (Oslo) — Oslo

Art Basel Paris 2026 Standard Oslo collage
Art Basel Paris 2026 Standard Oslo collage

Grandi dipinti e ritratti minuscoli su pacchetti di sigarette. Standard (Oslo) costruisce un elegantissimo stand tutto attorno alla pittura di Suleman Aqeel Khilji (Quetta, 1985), pakistano di base a Londra. Figure sfocate, rossi terrosi e scene corali che sembrano affiorare da un ricordo attraversano formati diversissimi. Si passa dalla visione d’insieme all’osservazione ravvicinata, fino a scoprire un volto sul pacchetto di sigarette Dunhill. E il piccolo oggetto quotidiano regge il confronto con le grandi tele.

The Modern Institute — Glasgow

Art Basel Paris 2026 The Modern Institute collage
Art Basel Paris 2026 The Modern Institute collage

Probabilmente lo stand più sofisticato della fiera. The Modern Institute dedica una personale a Richard Wright (Londra, 1960), Turner Prize nel 2009, capace di tenere insieme libri, poster, acquerelli e vetrate in un unico ragionamento sullo spazio. Formatosi anche come pittore d’insegne, negli Anni Novanta abbandona la tela per dipingere direttamente sulle pareti, accettando che molte opere scompaiano alla fine delle mostre. Qui una grande vetrata a piombo sale oltre le pareti dello stand: la luce del Grand Palais (quando le nuvole lasciano spazio al sole) ne proietta la trama sul pavimento. Sulle quinte, i poster a motivi geometrici amplificano l’effetto ottico; e poi ci sono le carte incorniciate. Al centro, un lungo tavolo di legno raccoglie libri aperti, riproduzioni, micro disegni dell’artista e pagine dipinte: la dimensione domestica dello studio entra in fiera e rende visibili rimandi, prove e associazioni. Una mostra!

Tanya Bonakdar — New York

Art Basel Paris 2026Tanya Bonakdar collage
Art Basel Paris 2026Tanya Bonakdar collage

Uno stand davvero spaziale, con atmosfere lunari. Tanya Bonakdar costruisce una costellazione attorno alle sfere di vetro di Olafur Eliasson: in Far away, close by (2026), due file si rincorrono per dimensioni e colori, cambiando aspetto mentre ci si sposta a seconda dell’angolazione. Sempre suo l’arcobaleno circolare che dialoga con il torso di Mark Manders, in bronzo ma all’apparenza ancora d’argilla. Completano questo paesaggio cosmico e sospeso le geometrie aeree di Tomás Saraceno e il grande tondo dorato di Sandra Cinto, percorso da montagne e nuvole sottili.

Eva Presenhuber — Zurigo, Vienna

Art Basel Paris 2026 Eva Presenhuber collage
Art Basel Paris 2026 Eva Presenhuber collage

Probabilmente l’allestimento di maggiore impatto di tutta la fiera (esattamente come lo scorso anno del resto). Eva Presenhuber affida all’artista Ugo Rondinone la regia di silence: sulle pareti grigie, dipinti, fotografie, disegni e piccole sculture si addensano in un allestimento da salone, mescolando generazioni e linguaggi. Al centro, la sua red black nun (2020), un massiccio bronzo dipinto alto quasi tre metri, da solo in mezzo alle centinaia di immagini alle pareti. Da Franz West a Tschabalala Self, da Fischli e Weiss a Josh Smith, una collettiva corale. Anche coinvolgente e divertente.

Thomas Zander — Colonia, Parigi

Art Basel Paris 2026 Thomas Zander collage
Art Basel Paris 2026 Thomas Zander collage

Toni minimi, rigore e una certa (rara) eleganza nello stand di Thomas Zander. Il nucleo di On Kawara accosta i Date Paintings alle scatole con i giornali delle rispettive giornate. Poco oltre, le stampe vintage di Lewis Baltz, con le case seriali di The Tract Houses (1969–1971), trasformano le periferie americane in geometrie essenziali. Bianchi, neri e ampie pause fra le opere riescono a tenere insieme fotografia, pittura e ricerca concettuale. Uno stand che invita a rallentare nel bel mezzo della fiera.

Eli Kerr — Montréal

Art Basel Paris 2026Eli Kerr collage
Art Basel Paris 2026Eli Kerr collage

Una soluzione originale per gli stand «sospesi» della sezione Emergence, sui ballatoi del Grand Palais. Eli Kerr presenta Rosario Aninat (Santiago, 1993) e Simon Shim-Sutcliffe (Toronto, 1997) su una gradinata nera larga come tutto lo stand, trasformata in un paesaggio per piccole sculture. Pietra, vetro, gesso, metallo e legno reinterpretano le antiche forme cinesi cong e bi. Gli oggetti si distribuiscono sui diversi livelli come presenze su una tribuna: bastano il contrasto con il legno del pavimento e il ritmo dei gradoni a dare un carattere allo spazio.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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