London Updates: mezzo flop per le Italian Sales. I risultati delle aste della Frieze week

Mercato tiepido se non freddo nei confronti dei vari Paolini e Pistoletto, ma persino Burri e Boetti. Volano invece Pascali e Rama; lotta all’ultimo sangue, tra gli stranieri, per Richter

Sotheby's, l'asta di Londra a ottobre 2016
Sotheby's, l'asta di Londra a ottobre 2016

Se è vero che due indizi fanno una prova, le Italian Sales della settimana di Frieze, con le maggiori case d’asta impegnate a proporre le firme più importanti dell’arte del Belpaese del Novecento, ci dicono che il mercato comincia a raffreddare i propri entusiasmi nei confronti dei nostri purosangue. Soprattutto quando di tratta di informale e Arte Povera. Se solo un anno fa celebravamo da Christie’s il più alto totale mai raggiunto per una vendita di questo tipo (oltre 43 milioni di sterline complessivi) e brindavamo da Sotheby’s per gli oltre 14 milioni sborsati per la Fine di Dio di Lucio Fontana, oggi registriamo un clima nettamente diverso. Ben 14 gli invenduti da Christie’s, che aggiudica solo il 76% dei lotti a una cifra complessiva che supera di poco i 18 milioni di sterline (meno della metà di quanto registrato un anno fa): resta invenduto a 620.000 sterline, tra gli altri un Michelangelo Pistoletto quotato tra 700.000 e 1 milione, ma anche Alighiero Boetti, Giulio Paolini e Alberto Burri non riscuotono il successo sperato.

GIÙ L’INFORMALE, MEGLIO RAMA E PASCALI
Bene invece la Coda di delfino di Pino Pascali, per cui si è saliti fino a 2.200.000 sterline; ma anche i Presagi di Bimam (1994) di Carol Rama, con base stimata tra 20.000 e 30.000 sterline, aggiudicati a 179.000. Per 1.415.000 sterline (incluso premio d’asta) il gallerista milanese Marco Voena si aggiudica l’Untitled di Enrico Castellani del 1962. Va meglio da Sotheby’s (84% del venduto per 23 milioni di sterline; ritirato un Ettore Spalletti, sei gli invenduti), ma senza strafare: unico vero colpo il Forager for Plankton di Salvatore Scarpitta, che raggiungendo quota 2.200.000 sterline raddoppia di fatto il prezzo raggiunto alla precedente aggiudicazione, due anni fa da Christie’s a New York.
Quello di Scarpitta è l’unico caso di rilancio davvero sostenuto: tutti gli altri lotti sono stati venduti entro la forbice massima di valutazione o con rialzi minimi, molti addirittura poco sotto la quota minima. È il caso ad esempio del Rosso Plastica 5 di Burri, valutato tra 4 e 6 milioni, venduto a 4.050.000 di sterline al collezionista greco Dimitri Mavrommatis.

Adrian Ghenie, Nickelodeon -2008
Adrian Ghenie, Nickelodeon -2008

IL RECORD DI ADRIAN GHENIE
Ben altro clima, invece, per le aste di Contemporary Art, con grande effervescenza grazie anche ai rilanci online, vera novità di queste sessioni: per la prima volta entrambe le case d’aste aprono infatti al rilancio “digitale” anche per i pezzi più importanti. Christie’s piazza il 90% dei lotti, con un solo ritiro (Frank Auerbach) e quattro invenduti (Cy Twombly, David Smith, Mel Ramos e Günther Förg), raggiungendo un totale che supera i 34 milioni di sterline. Con un record assoluto: Nickelodeon di Adrian Ghenie (2008) è l’opera più cara mai venduta del giovane pittore rumeno, salendo fino alla vertiginosa cifra di 7.109.000 di sterline. Numeri importanti anche per Thomas Schütte (quotato tra 1.200.000 e 1.800.000 sterline vola a 3.749.000) e Jean Dubuffet (stimato tra 1 milione e 1 milione e mezzo: viene assegnato a 2.629.000).

SOTHEBY’S COME WIMBLEDON
Il vero show va in scena però da Sotheby’s. La sala si eccita quasi subito per il Two legs and a belly di Alexander Calder, che passa da 300.000 sterline subito a 400.000 con un unico rilancio, nel boato di stupore della platea (il pezzo verrà aggiudicato poi a 750.000 senza premium). Ma è quando escono dai magazzini i Gehrard Richter che si scatena la bagarre: Abstraktes Bild va via a 2.800.000, il Säulen del 1968 a 3.000.000; quando Garten del 1982, da trent’anni nella stessa collezione, arriva in aula si passa in un lampo dalla quotazione base di 3.000.000 a 4.000.000. restano in gara due acquirenti, entrambi al telefono, che si rilanciano in un eccitante botta e risposta continuo e vanno avanti a rilanci di 100mila sterline alla volta, in un ping-pong sottolineato dagli “oooh” di un pubblico che tifava nemmeno si fosse a Wimbledon. Si chiude a 10.200.000 di sterline, cifra superata solo dall’Hannibal di Jean-Michel Basquiat (10.600.000 sterline) e avvicinata dal Grasshopper dipinto nel 1990 da Peter Doig: battuto nel 2011 per meno di 900.000 sterline viene ora assegnato a 5.900.000. Contribuendo a rendere questa sessione (con il 91.2% di venduto e 48 milioni di sterline totali) la più ricca di sempre per Sotheby’s a ottobre).

PHILLIPS RALLENTA
I sorrisi visti da Sotheby’s non si replicano da Phillips: 22 milioni di sterline il bottino totale, ma molti lotti venduti a meno della loro valutazione. Come i Twenty Pink Maos (1979) di Andy Warhol, stimati 6 milioni di sterline ma venduti a “soli” 4.700.000.

Mario Bucolo

www.christies.com
www.sothebys.com

 

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Mario Bucolo
Mario Bucolo è fotografo professionista (awards winners come si dice di chi ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali), pur amando definirsi ‘artigiano dell’immagine’, specializzato in architettura, landscape, viaggi. Catanese, vive e lavora a Londra da alcuni anni. Ma Mario Bucolo è anche un esperto in marketing, comunicazione, visibilità e social media prevalentemente per i musei e per il settore cultura, lavorando e presentando studi nel settore sin dal 1991, anche nel ruolo di co-fondatore dell'iniziativa Europea 'Medici Framework' e di editore del portale mondiale sui musei. Nel 2008 ha contribuito, come guest author, all'ultimo libro di Philip e Neil Kotler sul marketing per i musei con un capitolo su "Musei ed E-communication". Nel 2010 è stato candidato alla presidenza di ICOM Italia. Prima ancora, dal 1984, è stato tra i pionieri europei delle applicazioni multimediali interattive (kiosk, Laser disc, Cd-Rom etc).

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