London Updates. L’Italian Sale più alta della storia. Da Christie’s record per Vincenzo Agnetti, Gianni Colombo, Giorgio Morandi, Giuseppe Uncini e Luciano Fabro

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Giorgio Morandi, la Natura morta record del 1939

Giorgio Morandi, la Natura morta record del 1939

È finita quasi alle 10 di sera, l’asta di arte italiana di Christie’s a Londra che il 16 ottobre seguiva l’evening sale in King Street. Le sale principali erano affollatissime, persino la west room che non è neppure visivamente collegata al banditore. Tale era l’attesa che, un’ora prima dell’inizio, una gran ressa di persone cercava disperatamente di trovare posto. Durante la settimana di Frieze, le due tornate serali di Christie’s e Sotheby’s scatenano un’attenzione quasi morbosa, da stadio; solo qualche anno fa, per assistere non era strettamente necessario avere l’invito; ora se prenoti sette posti te ne assegnano due. La maggior parte dei presenti è composta da visitatori; la vera competizione è al telefono, e per tanto lo schieramento di esperti dietro ai banconi è impressionante.
La evening sale di Christies’s è andata bene; ha venduto lotti per 35,562,500 sterline, registrando l’85% di venduto per lotto – appena sotto il risultato dell’altro ieri di Sotheby’s, che con la stessa asta aveva raggiunto 36,351,250 sterline, con il 71,7% di venduto. Il top lot è stato il bellissimo dipinto di Peter Doig, Cabin Essence, che in sala è stato battuto a 8.500.000 sterline; la valutazione non era stata divulgata, ma sembra fosse stimato “intorno ai 9 milioni di sterline”. Ben tre i lavori di Ai Weiwei (le cui quotazioni sono trainate anche dalla grande mostra che la Royal Academy dedica all’artista in questi giorni), tutti venduti. Otto i record: Joe Bradley, Nicole Eisenman, Charline von Heyl, Gerald Laing, Albert Oehlen, Jonas Wood, Lynette Yiadom-Boakye e Toby Ziegler.
Decisamente memorabile, tuttavia, è stata l’asta italiana, che ha raggiunto il più alto totale mai conseguito per un’asta di questo tipo, 43,166,500 sterline, con il 90% di venduto – l’altro ieri Sotheby’s, che poteva contare sulla Fine di Dio di Lucio Fontana, venduta a 14.100.000 al netto delle commissioni, aveva raggiunto le 40,397,150 sterline con il 78,4% di venduto -. L’entusiasmo cresceva di lotto in lotto, e lo stupore pure. Alla fine, la contabilità recita: record per Vincenzo Agnetti (che in questi giorni è stata la vera novità per la scena italiana sul mercato), Gianni Colombo, Giorgio Morandi, Giuseppe Uncini e Luciano Fabro. Per la splendida Italia dell’emigrante, allestita sul soffitto “come un lampadario”, il martello del banditore Jussi Pylkkanen è caduto in sala a 2.350.000 sterline, di fronte a un pubblico estasiato ad occhi in su; 14 opere sono state aggiudicate sopra il milione di sterline e 21 sopra il milione di dollari. Molto bene sono andate le opere di Boetti, Pistoletto, Merz e Paolini, cosa che conferma il trend che vede in decisa rimonta l’Arte Povera nel gusto dei compratori. Ottima la prestazione di Alberto Burri, che solo un anno fa aveva stentato a decollare e ottima anche quella di Lucio Fontana, con ben 11 opere in vendita. Come sempre funziona il binomio mostra museale – asta; forse è finita la dittatura del “pensiero unico” dello spazialismo; forse l’arte italiana migliore trova il successo che merita. L’auspicio è che le opere siano effettivamente in viaggio verso le case di collezionisti che le amano e ne godranno per tanto tempo e non in qualche cassa al buio, spente fino alla prossima asta, meri oggetti.

– Antonella Crippa

Luciano Fabro, Italia Dell’Emigrante

Luciano Fabro, Italia Dell’Emigrante

 

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