In un momento storico in cui piattaforme streaming e serie televisive dilagano come mai prima d’ora, non poteva mancare un prodotto d’intrattenimento dedicato alle origini del movimento punk, o più precisamente all’ascesa e declino dei famosissimi Sex Pistols. E chi mai poteva dirigere un progetto simile se non Danny Boyle (altro celebre “bad boy made in UK” salito alla ribalta nel 1996 grazie al film cult Trainspotting)?

LA SERIE SUI SEX PISTOLS

Intitolata semplicemente Pistol, la serie trae ispirazione da Lonely Boy: Tales from a Sex Pistol, l’autobiografia dell’ex chitarrista della band, Steve Jones. Prodotta da FX, emittente televisiva statunitense di proprietà della Disney, Pistol si compone di sei episodi, tutti scritti dallo sceneggiatore australiano Craig Pearce. A vestire i panni dei cinque “ragazzacci” (contando anche Glen Matlock, il bassista precedente all’arrivo di Sid Vicious) sono gli attori Anson Boon, Louis Partridge, Christian Lees, Jacob Slater e Toby Wallace, rispettivamente nel ruolo di Johnny Rotten, Sid Vicious, Glen Matlock, il batterista Paul Cook, e Jones. Attesa per il 31 maggio, la serie sarà fruibile attraverso le piattaforme Hulu e Disney+.

JOHNNY ROTTEN CONTRO TOPOLINO

Se questa notizia farà la felicità di molti, non si può dire lo stesso per lo storico cantante della band John (Rotten) Lydon che, nel 2021, perse una causa contro i suoi compagni (Jones e Cook) portata avanti per impedire l’utilizzo dei brani dei Sex Pistols all’interno della serie targata Disney. “This became Walt Disney money vs. me”, fu l’amaro commento che il frontman rilasciò a suo tempo alla storica rivista musicale Ultimate Classic Rock. “Who do you think’s gonna win? Money talks and Johnny Rotten takes a walk. It’s a strange, strange world we live in. The Sex Pistols have become the property of Mickey fucking Mouse” (“Questa faccenda è diventata una battaglia tra me e i soldi di Walt Disney. Chi pensi che vincerà? I soldi parlano e Johnny Rotten deve andarsi a fare una passeggiata. È uno strano, strano mondo quello in cui viviamo. I Sex Pistols sono diventati proprietà di quel cazzo di Mickey Mouse”).

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.