Immagini di altissima qualità e quasi tre milioni di follower: è ciò che balza all’occhio osservando il profilo Instagram di Olena Zelenska, la first lady ucraina che in queste settimane di guerra sta raccontando al mondo il suo punto di vista sul conflitto

2.7 milioni di follower non sono sufficienti per entrare nello star system degli influencer. Ma Olena Zelenska non è un diva del cinema o del fashion: è la first lady di un Paese sino al mese scorso poco seguito dai media, un Paese ora in guerra che conta in tutto 43 milioni di abitanti. Sulla piattaforma di Olena i post solo a volte sono bilingue (inglese) spesso solo in ucraino.
Il marito di Olena di follower ne ha 16.1 milioni. Volodymyr Zelensky, per lo più ritratto con la “prima pelle termica” verde militare di fabbricazione 5.11, è però l’eroe della resistenza anti russa ai cui destini il mondo occidentale guarda con il fiato sospeso.
La “bella” Olena (perché su Instagram appare esattamente così: bella, fotogenica, sofisticata) da parte sua oscura la pure mediatizzatissima Kate Middleton, che di account ne ha più di uno ma che tutti insieme superano di poco i 600mila follower. Distacca senza possibilità di confronto Ursula von der Leyen, che si ferma a quota 296mila, o Brigitte Macron, che nella pagina condivisa con il marito presidente totalizza 68mila follower, ma da sola scende a 45mila. Altra cosa è Ivanka Trump (7.4 milioni), ma i Trump costituiscono un caso a sé per la cui comprensione rimandiamo alla lettura del libro di Jay David Bolter, Digital Plenitude.

dall'account Instagram di Olena Zelenska
dall’account Instagram di Olena Zelenska

OLENA ZELENSKA SU INSTAGRAM

Da più di venti anni si fa un uso politico dei canali di comunicazione resi possibili dalla tecnologia mobile. Il battesimo vero e proprio è avvenuto nel 1996 con l’elezione del Presidente e del Congresso negli USA. Nello specifico Instagram si adatta perfettamente tanto alla costruzione di un’identità individuale (storia privata) quanto all’azione politica (storie collettive). L’Instagram di Olena Zelenska colpisce tanto per il numero di follower che per la qualità delle immagini scelte. Curate è dire poco. Sono così perfette che risulta difficile non prendere in considerazione l’ipotesi che dietro di lei ci siano capaci consiglieri.
Sulla piattaforma compaiono soprattutto figure femminili: Olena, personalità di rilievo come appunto Kate Middleton o Brigitte Macron.
Olena posta immagini di bambini in fuga, o sistemati in qualche rifugio per scampare ai bombardamenti: immagini sempre misurate, ineccepibili, mai troppo crude. Altrettanto tenere (sempre bellissime) le adolescenti ucraine che compaiono qui; belle le soldatesse in “combat camera donna” con basco rosso e fiore trai capelli; bella senza mezzi termini anche la giovane eroina rimasta vittima di questa orrenda guerra.

dall'account Instagram di Olena Zelenska
dall’account Instagram di Olena Zelenska

POLITICA E COMUNICAZIONE DIGITALE

Gli interventi grafici sono tutt’altro che casuali: che si tratti di stampigliature dove si legge FAKE su notizie fatte filtrare dalla disinformazione strategica di Putin; dell’immagine della bandiera trattata come fosse un foulard di Hermès, delle macchie di colore (sempre giallo o blu della bandiera) disposte con cura intorno alle immagini di musicisti che si sono esibiti in un concerto di solidarietà.
Mi rendo conto di quanto possa sembrare azzardata l’affermazione che mi appresto a fare, ma la faccio lo stesso e senza nessuna malizia. Olena è la first lady di un Paese sotto attacco: non solo mediatico, ma pure con missili sganciati contro la popolazione civile. La sua piattaforma Instagram è dunque uno strumento politico in una situazione di guerra attiva. C’è un aiuto “esterno” dietro queste pagine? O semplicemente il livello di qualità e penetrazione raggiunto dagli ucraini sui social media è davvero tutto sorprendente?
Impossibile saperlo con certezza. E in fondo poco importa: di Olena in questo momento ci sentiamo tutti follower, dentro e fuori il metaverso.

Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Ha tenuto conferenze in tre continenti per Ice, Anci e Aimpes e curato esposizioni che fanno da ponte tra arte e moda. Tra il 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Attualmente è blogger di “Huffington Post”, columnist de “Linkiesta” e direttore della piattaforma hyper local "SudStyle". Curatore indipendente di mostre che fanno da ponte tra arte e scienza. In Sicilia ha fondato “Mediterraneo Sicilia Europa onlus”, in Lombardia “La Cernobbina Art Studio”. Svolge attività di visiting professor per accademie del nord come del sud della Penisola.