Best of design 2019. Un anno di mostre

Il ruolo sociale del design, la sostenibilità ambientale, i progetti più visionari: una lista dei risultati più significativi dell’anno nelle rassegne italiane e internazionali

Non è facile riassumere in breve i 12 mesi appena trascorsi, neanche scegliendo un osservatorio tutto sommato di nicchia come quello delle mostre di design. Quella che vi proponiamo non è una classifica, ma una lista di spunti o di trend – non tutti nuovissimi peraltro – che abbiamo visto rappresentati anche nelle sale di musei e istituzioni legati al progetto. Si va dalla sostenibilità, vero grande leitmotiv del 2019, al ruolo sociale del design, passando per la rinnovata attenzione verso figure del passato finora non abbastanza celebrate o per luoghi ad alto tasso creativo anche se tradizionalmente relegati alla periferia del sistema design.

– Giulia Marani

1. DESIGN E AMBIENTE

La Nazione delle Piante (Broken Nature) – credit Gianluca Di Ioia

Il 2019 è stato l’anno dell’ecologia. Lo testimonia la scelta della rivista americana Time di indicare la giovane attivista Greta Thunberg come “persona dell’anno”, ma soprattutto lo testimoniano le numerose mostre che nel mondo si sono concentrate sul ruolo del design nel contrastare l’emergenza ambientale in atto. Ad aprire le danze è stata, all’inizio di marzo, Broken Nature: Design Takes on Human Survival alla Triennale di Milano. Curata da Paola Antonelli, la mostra ha esplorato il concetto di “design ricostituente” attraverso l’analisi di progetti di architettura e design che, su scale diverse, intervengono o cercano di intervenire in maniera virtuosa nel complicato rapporto tra gli esseri umani e l’ambiente in cui vivono. A seguire, ci sono state altre importanti iniziative a livello internazionale, dalla Triennale del Cooper Hewitt di New York, allestita in contemporanea anche al Cube Museum di Kerkrade, in Olanda, e dedicata allo stesso tema, alla mostra La Fabrique du Vivant a Parigi, al Centro Pompidou.

2. LE “RAGAZZE” DEL DESIGN

Charlotte Perriand sulla celebre “chaise longue à réglage continu”, 1929 – credit Archives Charlotte Perriand

Le donne del design sono tante, al centro della scena o dietro le quinte e spesso in ruoli chiave. Diverse iniziative hanno messo in evidenza, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il design non era un ambito professionale riservato esclusivamente agli uomini neppure negli anni Venti del secolo scorso. La grande mostra dedicata a Charlotte Perriand alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi, con oltre 200 opere messe in scena nei 4000 metri quadri di superficie espositiva del museo, rivela un’attività complessa e articolata che va ben oltre il periodo della collaborazione con Le Corbusier e permette di apprezzare la mano della designer in progetti spesso attribuiti a lui o a Pierre Jeanneret. Nell’anno del centenario del Bauhaus, un libro (Bauhausmädels. A tribute to Pioneering Women Artists di Patrick Rössler per Taschen) e un film hanno acceso i riflettori sulle “ragazze” che sono passate per i corsi di Gropius & co., dotate di spirito moderno e talento cristallino.

3. DALL’IO AL NOI

Cité du design – credit C. Pierot

La consapevolezza del ruolo sociale del designer e dell’impatto della progettazione sulla società non sono certo una novità, ma entrambe sono andate intensificandosi negli ultimi anni, in parallelo con l’uso di modalità progettuali open source basate sulla condivisione delle informazioni tra più soggetti coinvolti a vario titolo nelle operazioni. Il passaggio dall’io progettante al noi è stato al centro della Biennale di Design di Saint-Étienne, evidente già a partire dal titolo Me, you, nous. I progetti in mostra alla Cité du Design, eterogenei per ambito e scala, avevano come comune denominatore l’inclusività e il ricorso a forme di collaborazione progettuale. Un esempio di successo è la rete creata da Johé Bruneau e dal collettivo Precious Plastic, attraverso una macchina artigianale per riciclare la plastica e una serie di video tutorial che consentono a chiunque di avviare la propria “ricicleria” domestica.

4. TRA MODA E DESIGN

Virgil Abloh. Exhibition view at Museum of Contemporary Art, Chicago 2019

Difficile parlare, o scrivere, di cosa sia stato il design nell’anno appena trascorso senza incrociare il genio poliedrico di Virgil Abloh. Architetto, designer, stilista, dj, novello Re Mida capace di trasformare in oro (non solo metaforicamente parlando) tutto ciò che tocca collaborando di volta in volta con maison blasonate come Louis Vuitton e Baccarat, giganti dello streetwear come Nike e marchi della grandissima distribuzione. A giugno, il Ceramic Block, un mattone di ceramica arancione squillante parte della mini-collezione realizzata per Vitra in occasione di Art Basel e prodotto in 999 esemplari numerati in vendita a 149 euro al pezzo, è andato a ruba in poche ore. La retrospettiva mid-career allestita a Chicago (Figures of Speech, al Museum of Contemporary Art), nella sua città natale, ha avuto un tale successo che la sua apertura è stata prolungata di una settimana.

5. IMPARARE DAGLI INSETTI

Keita Suzuki, Wisdom of Insects – courtesy 21_21 Design Sight

Oggetto, a fasi alterne, di fobie e disgusto oppure di meraviglia, gli insetti sono anche fonte di ispirazione per architetti e designer che guardano alla loro morfologia e ai loro complessi rituali sociali in cerca di soluzioni valide anche per l’uomo oppure sfruttano secrezioni e altri prodotti biologici come materiali naturali da impiegare in progetti di varia natura. Gli esempi di applicazioni si moltiplicano, da Aguahoya – una delle creazioni più recenti di Neri Oxman e del suo gruppo di ricerca al MIT, una materia-organismo ottenuta a partire da esoscheletri di insetti e molluschi – ai materiali provenienti dalle api che la designer francese (ma basata in Regno Unito) Marlène Huissoud usa per realizzare vasi o altri oggetti. Quest’estate, una mostra al 21_21 Design Sight di Tokyo, lo spazio progettato da Tadao Ando in collaborazione con lo stilista Issey Miyake, ha fatto il punto sul nostro rapporto con gli invertebrati, traiettorie progettuali incluse.

6. QUESTIONI DI SPAZIO

Mars Sleepover, parte della mostra Moving to Mars – credit Felix Speller

Il Pianeta Rosso continua ad ispirare, e come da qualche anno a questa parte i viaggi spaziali sono un’utile metafora per parlare di argomenti che ci toccano da vicino come la vita in ambienti domestici ristretti. È delle ultime settimane, per esempio, la notizia che Ikea avrebbe inviato un proprio team alla Mars Desert Research Station nello Utah per studiare le necessità di chi vive, giocoforza, in spazi ultra compatti. C’è tempo ancora fino al 23 febbraio 2020, invece, per visitare Moving to Mars, la grande mostra del Design Museum di Londra dedicata a Marte come nuova frontiera e fonte di ispirazione per i designer. Si va dalla cartografia, con un excursus su come l’uomo nei secoli ha immaginato il pianeta rosso, allo stato di fatto, con i problemi che dovremmo superare in vista di una eventuale colonizzazione, alle soluzioni immaginate dai designer per sopravvivere sul suolo marziano. Tra i progetti in mostra, i vassoi per alimenti in dotazione alla NASA, il tavolo da cucina a gravità zero disegnato da Konstantin Grcic, la stazione stampata in 3D opera dello studio di architettura Hassel e una serie di sistemi di coltivazione idroponica, resi necessari dal fatto che su Marte l’acqua è disponibile soltanto sotto forma di ghiaccio.

7. GLI ANNIVERSARI

Gerhard Merz, The Chair of the Architect, 2019 – credit Shellmann Art

Oltre alle celebrazioni per i cent’anni del Bauhaus, durate praticamente tutto l’anno con iniziative in tutto il mondo, sul fronte delle aziende ricordiamo i settant’anni di Kartell, festeggiati con una mostra a Milano (The Art Side of Kartell, a Palazzo Reale) e i due secoli di Thonet. In onore dell’azienda austriaca che ha avuto un ruolo pionieristico nell’adattare il mobilio classico “in stile” alle esigenze della produzione di massa, alla quale si devono il brevetto della curvatura del legno attraverso il vapore e il lancio della sedia da caffè in paglia di Vienna, ci sono state diverse iniziative in tutta l’area austro-tedesca. All’Haus der Kunst di Monaco di Baviera la mostra Thonet Re-Imagined, in corso fino a fine gennaio 2020, si concentra sulle apparizioni delle iconiche sedute nelle opere d’arte, dalla fine dell’800 ai giorni nostri, e su lavori realizzati su commissione da 19 artisti usando come base una sedia Thonet.

8. SURREALISMO E DESIGN

Objects of Desire, veduta della mostra ph Giulia Marani

Tra gli anniversari che saranno celebrati nei prossimi anni spicca quello del Surrealismo: il Manifesto di André Breton compirà un secolo nel 2024. Il Vitra Design Museum di Weil am Rhein si è portato avanti con una mostra (Objects of Desire, aperta fino al 19 gennaio 2020) che ripercorre il dialogo tra il movimento artistico e il design nelle sue molte sfaccettature, dal gusto dei surrealisti per gli oggetti del quotidiano – stravolti, decontestualizzati e ricollocati in bizzarri paesaggi onirici, assemblati tra loro in maniera incongrua come la macchina da cucire e l’ombrello citati nella celebre frase di Lautréamont – alle influenze sul design degli ultimi cent’anni (come dimenticare, per esempio, l’uso del détournement di parti di bicicletta nello sgabello Sella dei fratelli Castiglioni o nel tavolo Tour di Gae Aulenti)?

9. SALONE 2019: NUOVE FORME DI STORYTELLING AZIENDALE

DOTDOTDOT, Design Holding, Milano Design Week 2019. Photo Malaka Studio

Tra le cose più belle viste al Salone del Mobile edizione 2019, per lo meno per quanto riguarda la fiera propriamente detta, ci sono stati gli ottanta metri circa di wall interattivo progettati da Dotdotdot per lo stand dei brand B&B Italia, Flos e Louis Poulsen (tutti e tre di Design Holding). Una master class di interaction design, con una serie di illustrazioni legate alla storia dei tre marchi lampeggianti (in stand-by) e pronte ad animarsi allo sfiorare di alcuni punti chiave. Un esempio, anche, potenzialmente scalabile, di come aziende che hanno contribuito a fare la storia del design italiano possano sperimentare con successi modi nuovi di parlare al loro pubblico.

10. VERSO ORIENTE

Carlo Massoud, Il pesce e gli astanti, Milano Design Week 2019 (foto mia)

Ad aprile, durante la design week milanese, abbiamo visitato la mostra The impossible story of Israeli Design e ci siamo stupiti di come la creatività riesca a superare le tensioni sociali e le oggettive difficoltà che pone il vivere in un luogo complesso come Israele, e anzi aiuti ad abbattere barriere politiche e sociali. Negli stessi giorni, abbiamo apprezzato la personale del designer libanese Carlo Massoud, ricca di rimandi alla controversa situazione del suo paese e permeata da una critica sociale ingentilita dal ricorso a elementi tratti dalla sfera dell’infanzia e del gioco. All’inizio di ottobre, poi, alla terza edizione della design week di Amman, in Giordania, abbiamo seguito l’intreccio di design e artigianato (decisamente vitale, quest’ultimo, in tutta l’area mediorientale con un tessuto capillare di artigiani-artisti e piccole imprese che ricorda per certi versi quello italiano). Ci è piaciuto, insomma, andare a cercare verso est uno sguardo fresco, libero dall’eccesso di marketing che spesso colpisce le “nostre” manifestazioni, e un approccio problematico al design.

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.