Il senso degli insetti per il design. Insects: una mostra a Tokyo sulla biomimetica

Un esercito di zampe sottili e microscopiche ali corre in aiuto di designer, architetti e artisti. Sull’onda lunga del gusto contemporaneo per la biomimetica, una mostra indaga le possibilità creative aperte dallo studio degli invertebrati e delle loro caratteristiche strutturali. A Tokyo, fino al 4 novembre.

Taku Satoh “Weevil Legs” (Photo: Satoshi Asakawa)
Taku Satoh “Weevil Legs” (Photo: Satoshi Asakawa)

Coltivare l’idea che molti degli interrogativi progettuali di oggi siano già stati risolti dalla natura, attraverso una serie eccezionalmente lunga di prove e tentativi. Usare, di conseguenza, i regni vegetale e animale come un enorme campionario di soluzioni brillanti per affrontare problemi complessi. L’idea alla base della biomimetica è tutt’altro che nuova, fra i più datati tra i prodotti industriali ispirati a piante o animali ci sono infatti il velcro – il sistema attacca e stacca inventato negli anni Quaranta riproduce il sistema utilizzato dal cardo alpino per diffondere i propri semi – e le vernici autopulenti, sviluppate più di due decenni fa dallo studioso tedesco Wilhelm Barthlott osservando al microscopio la superficie delle foglie di loto. Questo tipo di approccio è molto usato da architetti, designer e, più in generale, da chiunque si trovi a progettare oggetti negli ultimi anni, sia per ragioni tecniche – le nuove tecnologie rendono possibile osservare l’infinitamente piccolo in maniera più efficace – che di contingenza, dato che ridurre gli scarti e riciclare, due attività nelle quali la natura è maestra, è diventato un imperativo.

IL DESIGN DELLA NATURA

Se, quindi, non è di per sé innovativo esporre una serie di progetti “nature-inspired” (lo sono, per esempio, molte delle esperienze proposte o raccontate ai visitatori di Broken Nature alla Triennale di Milano, alla Triennale in corso al Cooper Hewitt di New York e al Cube Design Museum di Kerkrade, in Olanda e di altri grandi eventi espositivi di quest’anno), è interessante la scelta del designer giapponese Taku Satoh, curatore del 21_21 Design Sight di Tokyo, di restringere il campo di indagine concentrandosi sugli insetti e sul loro potenziale come fonte di ispirazione per progettisti e artisti. Legati all’uomo da un rapporto che oscilla tra fascinazione e repulsione, e nel quale spesso e volentieri la bilancia pende verso la seconda, gli insetti sono biologicamente molto più antichi di noi, con alle spalle una storia evolutiva lunga centinaia di milioni di anni. Le loro caratteristiche – struttura, fisiologia, ricchezza di pattern e colori – e le strategie che hanno messo in atto con successo per adattarsi a un ambiente mutevole e sopravvivere per tutto questo tempo possono esserci di aiuto: insegnando, per esempio, ai programmatori di robot movimenti al tempo stesso raffinati e complessi come il ripiegamento delle ali o agli architetti una serie di soluzioni edilizie originali mutuate dalla maniera in cui diverse specie costruiscono i loro nidi, complicati insiemi di celle destinati a ospitare le larve nel momento delicato della loro maturazione.

INSECTS: MODELS FOR DESIGN

Tra le opere inedite esposte in Insects: Models for Design, curata da Satoh con la consulenza dell’esperto Takeshi Yoro e in corso fino al 4 novembre, ci sono i modelli architettonici creati da Kengo Kuma con Alan Burden, Norihiro Ejiri e Jun Sato. Il celebre architetto, già progettista del Memoriale per gli insetti di Kamakura, un monumento metallico a forma di spirale fatto erigere da Yoro in onore di tutti gli insetti uccisi dal genere umano, ha lavorato con tre ingegneri di fama a un’analisi strutturale dei nidi dei tricotteri (soggetto anche degli affascinanti scatti di Kenji Kohiyama) una famiglia di insetti acquatici dotata di un particolare estro per l’edilizia subacquea. Il risultato di questo studio è una serie di “nidi” realizzati con materiali disparati, dai capelli al washi, la carta giapponese fatta a mano usata anche per gli origami. Originale, e mai esposto prima, è anche il lavoro del designer Keita Suzuki, che mette a confronto due approcci diversi – quello degli insetti che nel corso della loro lunga evoluzione hanno sviluppato parti del loro corpo al fine di compiere determinate azioni, e quello dell’uomo che costruisce utensili per sopperire alle sue carenze o fragilità fisiche – e propone tre nuovi “strumenti” in grado di combinare i punti di forza di entrambi. 

  Giulia Marani

Insects: Models for Design / Tokyo, fino al 4 novembre 2019
A cura di Taku Satoh, con il contributo scientifico di Takeshi Yoro
21_21 Design Sight Gallery 1&2
Midtown Garden, Tokyo Midtown
Dalle 10 alle 19, tutti i giorni tranne il martedì
www.2121designsight.jp

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.