La Cina è vicina. Il design cinese ospite d’onore alla Biennale di Saint-Etienne

La manifestazione organizzata dalla Cité du Design della città transalpina, appena inaugurata e in corso fino al 22 aprile, mette al centro l’inclusione e sceglie il gigante asiatico come paese ospite

Cité du design vue aérienne ©C.Pierot
Cité du design vue aérienne ©C.Pierot

Che la Cina abbia il vento in poppa, e che questo vento stia già da tempo scuotendo le fondamenta dell’economia globale, è cosa nota. La percezione del design cinese in Occidente, invece, è stata a lungo frenata da una serie di stereotipi legati alla scarsa qualità dei prodotti e a una certa tendenza alla contraffazione. Le immagini di container carichi di merci economiche pensate per un consumo di massa o di riproduzioni più o meno fantasiose delle icone dello stile occidentale, che si tratti di borse, vestiti o gioielli, hanno rallentato la messa a fuoco di una scena creativa dinamica che riflette la volontà del paese di imporsi sulla scena internazionale anche in questo campo.

La Biennale di St. Etienne
La Biennale di St. Etienne

PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELLA TERRA DI MEZZO

Dell’emergenza del design della “terra di mezzo”, e delle sue potenzialità espressive, si sono accorti gli organizzatori della Biennale di Saint-Etienne, che hanno scelto la Cina come paese ospite e le hanno riservato una parte del programma. Sempre in Francia, a gennaio, l’edizione invernale di Maison & Objet aveva dedicato un focus alla nuova creatività cinese attraverso il lavoro di sei giovani designer impegnati nel coniugare in maniera originale tecniche artigianali e nuove tecnologie (Frank Chou, Chen Furong, Mario Tsai, Hongjie Yang, Ximi Li e Studio Bentu, protagonisti dei Rising Talent Awards). La Biennale organizzata dalla Cité du Design, da poco inaugurata e in corso fino al 22 aprile, va oltre e costruisce un discorso complesso basato sulla comprensione dell’alterità culturale, e del miliardo e quattrocento milioni di individui che costituiscono la popolazione della Cina, attraverso il design. Nella mostra Équi-libre, l’artista e curatore Fan Zhe, alle redini dell’intero progetto, propone un percorso di scoperta articolato in tre parti: passato, presente e futuro. Nella prima, il racconto si sviluppa attraverso una selezione di oggetti che si sono rivelati importanti nella vita quotidiana dei cinesi in diverse fasi della storia recente, dalla Rivoluzione Culturale all’apertura progressiva a un’economia di mercato. L’evoluzione di questi oggetti di uso comune racconta il cambiamento negli stili di vita, la nascita di un design cinese con le sue proprie regole e la crescita, prima timida poi sempre più vertiginosa, dei consumi interni. Il presente mostra alcune risposte dei designer ai grandi problemi posti alla Cina di oggi dal rapido boom economico, dalla sovrappopolazione all’inquinamento e al disgregamento degli equilibri tradizionali, mentre diverse visioni del futuro emergono attraverso i progetti portati avanti dalle quattro Città Creative dell’UNESCO invitate a partecipare: Pechino, Shanghai, Shenzhen e Wuhan.

DESIGN INCLUSIVO E SUGGESTIONI OLFATTIVE

L’edizione 2019 della Biennale è sotto la guida di Lisa White, a capo del dipartimento Lifestyle & Interiors dell’agenzia di forecast internazionale WGSN, e ha come tema generale “Me, you, nous”: io, te, noi, a indicare che il futuro del design passa attraverso l’inclusione e le connessioni tra le persone. L’approccio è come sempre concettuale, e l’attenzione è rivolta più ai trend futuri e alle dinamiche sociali che agli oggetti in se stessi. Una delle chiavi di lettura è per esempio la de-standardizzazione di prodotti e spazi per rispettare esigenze, interessi e punti di vista di tutti i membri di una società che diventa sempre più multiculturale e multiattitudinale. All’interno della mostra principale Systems, not stuff, curata dalla stessa White, per esempio, una sezione è dedicata alla presentazione di una serie di prodotti di massa e devices pensati per rispondere ai bisogni speciali delle persone con mobilità ridotta. Il rapporto tra l’uomo e la natura e le strategie dei designer per ricostruirlo, messi al centro proprio in questo inizio d’anno dalla Triennale di Paola Antonelli, sono temi ben presenti anche a Saint-Etienne: ritroviamo, per esempio, i progetti sperimentali della britannica Alexandra Daisy Ginsberg, che ricreano attraverso suggestioni olfattive la percezione di un passato idilliaco della Terra, precedente all’azione distruttiva dell’uomo. In Resurrecting the Sublime, lavoro presentato anche in Broken Nature, un’esperienza immersiva permette di apprezzare il profumo di una pianta estinta ricreato in laboratorio.

– Giulia Marani

Saint-Etienne// fino al 22 aprile 2019
Biennale Internazionale di Design
Cité du design e varie location cittadine
www.biennale-design.com

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.