Nuove possibilità e concretezza all’Amman Design Week 2019

Immune rispetto ai vincoli commerciali degli omologhi europei, l’Amman Design Week 2019 offre una ricognizione della scena locale ed evidenzia gli intrecci tra Giordania, Palestina, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Libano, Egitto, Turchia e Kuwait. Affiancando slanci sperimentali a risposte concrete alle urgenze del nostro tempo.

Amman Design Week 2019. The Hangar Exhibition. Photo Edmund Sumner
Amman Design Week 2019. The Hangar Exhibition. Photo Edmund Sumner

Sono trascorse solo poche settimane dall’assegnazione dell’Aga Khan Award for Architecture 2019, attribuito a sei opere di architettura riconosciute in grado di “identificare e incoraggiare la costruzione di concetti che rispondano con successo ai bisogni e alle aspirazioni delle società in cui i musulmani hanno una presenza significativa, in tutto il mondo”. Tra gli interventi premiati in questa edizione c’è anche la riqualificazione dello storico quartiere di Muharraq, nel Regno del Bahrein, progetto al quale ha lavorato l’architetta e curatrice Noura Al-Sayeh Holtrop. Dirigente del dipartimento di architettura del Bahrain Authority for Culture and Antiquities (BACA), è stata co-curatrice del padiglione Reclaim, con cui il Bahrain debuttò alla XII Biennale di Architettura di Venezia nel 2010 ‒ un esordio insignito del Leone d’oro per la miglior partecipazione nazionale ‒, e vice commissario dell’acclamato Padiglione Nazionale del Bahrein a Expo Milano 2015, progettato da Anne Holtrop. Per la terza edizione dell’Amman Design Week 2019, Noura Al-Sayeh Holtrop è stata selezionata come curatrice dell’Hangar Exhibition, il più importante progetto espositivo promosso in occasione dell’evento giordano che, fin dalla sua genesi, gode del supporto di Sua Maestà la Regina Rania Al Abdullah. Non sembra dunque un caso che sotto alle capriate metalliche del dismesso hangar di Ras El Ain, costruito negli Anni Trenta del secolo scorso e originariamente impiegato per la produzione di energia elettrica, tra gli oltre ottanta espositori attivi nel campo del product design, della moda, dell’arredamento e del graphic design, emergano anche i nomi di studi di architettura proiettati verso una popolarità internazionale come Civil Architecture, studiolibani e Sahel Alhiyari Architects.

Amman Design Week 2019. The Hangar Exhibition. Photo Edmund Sumner
Amman Design Week 2019. The Hangar Exhibition. Photo Edmund Sumner

ROVINE SVETTANTI

È questo, senza dubbio, anche il destino che attende i fratelli Elias e Yousef Anastas. I due architetti, divisi tra Betlemme e Parigi, sono presenti nella capitale giordana con la toccante Amoud, una colonna autoportante composta da rovine architettoniche in pietra. Sintesi dell’idea di integrare gli elementi costitituivi di edifici recuperati in nuove strutture, l’opera è formata da residui risalenti a epoche diverse, esaminati singolarmente e quindi assemblati in una (slanciata) forma unitaria. Fondatori di Local Industries, network di produzione di elementi d’arredo, e dello studio AAU Anastas, entrambi i progettisti sono da tempo impegnati in un’operazione di progressiva “reintroduzione” della pietra in architettura, che punta a emanciparla dalla funzione, oggi prevalente, di mero rivestimento. Un obiettivo per molti versi coerente con le linee strategiche dettate dalla direttrice Rana Beiruti per l’ADW 2019.
A queste latitudini, infatti, la carenza di risorse naturali e le crescenti difficoltà, anche di ordine logistico ed economico, riscontrate nell’approvvigionamento di materiali provenienti dall’estero, impone massimo impegno e azioni puntuali. E se, dunque, l’esplorazione condotta in tale ambito di ricerca “è qualcosa che si vede in tutto il mondo”, come ha riconosciuto Noura Al-Sayeh Holtrop, “è stato interessante capire come questo processo venga declinato localmente”, soprattutto in una fase storica in cui “i progettisti stanno iniziando a guardarsi attorno per vedere quali sono le possibilità offerta dai materiali del territorio”.

IL TERRITORIO DIVENTA CASA

Dopo aver svincolato il paesaggio dalla sua accezione di “sfondo romantico per il turismo e il tempo libero”, ma definitivamente consapevoli della limitatezza delle risorse disponibili sul pianeta (e non solo in Medio Oriente), i progettisti selezionati delineano modi di vivere in cui “il territorio diventa casa e il suolo crea colonne”, precisa la curatrice con una raffinata sintesi. Non avviene solo con la già citata “torre di pietra”: è un atteggiamento che si può rintracciare nel “labirinto” di ghiaia di Sahel Alhiyari, nei giardini secchi del circuito outdoor Minor Paradises, progettati da Civil Architecture x studiolibani, in Saha, la monumentale reinterpretazione dei claustra di Saba Innab e nel prototipo Meeting Points. In quest’ultimo, esito della collaborazione tra Abeer Seikaly, co-founder e precedente co-director dell’Amman Design Week, e le comunità locali, le tradizionali pratiche di tessitura delle donne della tribù beduine si intrecciano – non solo metaforicamente ‒ con le tecniche costruttive. Il risultato è una dinamica struttura reticolare multifunzionale, che può portare alla mente anche le esigenze delle migliaia di profughi accolti dalla Giordania.

ADW Talks. Amman Design Week 2019
ADW Talks. Amman Design Week 2019

TUTTE LE POTENZIALITÀ DEL DESIGN

L’attenzione verso il patrimonio di conoscenze di quest’area e la volontà di invertire la rotta rispetto ai danni connessi al cambiamento climatico accompagnano anche le mostre che si svolgono parallelamente all’Hangar Exhibition. Si tratta di concetti che acquisiscono concretezza nelle soluzioni esposte en plein air in Future Food/Future City, scandita da efficaci dimostrazioni di colture idroponiche, acquaponiche e aeroponiche, per poi ritrovare una dimensione più poetica nel Crafts District. Allestito quest’anno attorno (e dentro) al cosiddetto Karabiti Village, consente di accedere a un’area meno nota di Jabal Amman. Di proprietà della famiglia Kabariti, si tratta di un complesso di edifici residenziali, intervallati da deliziosi giardini e da micro spazi aperti, recuperato nel 2011 dopo un periodo di abbandono. Probabilmente un ottimo luogo in cui perdersi nella contemplazione della città di oggi, prefigurando tutto le possibilità dell’Amman di domani.

Valentina Silvestrini

https://ammandesignweek.com/

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.