Concepire l’architettura come agopuntura. Intervista a Xu Tiantian

Classe 1975, la progettista cinese Xu Tiantian trionfa allo Swiss Architectural Award, fra i più prestigiosi riconoscimenti di architettura al mondo. Sarà premiata, con i 100mila franchi in palio, il prossimo 4 maggio al Teatro dell’architettura Mendrisio

Le opere presentate da Xu Tiantianhanno convinto la giuria per il felice connubio tra le istanze civiche che le animano (poiché volte a servire le comunità locali) e la qualità dell’architettura proposta, caratterizzata da una spiccata attenzione al contesto, da un’attitudine precisa e poetica al tempo stesso, e dall’operare al crocevia di scale e temi diversi, tra architettura e infrastruttura, tra permanente e effimero, tra riuso e intervento ex-novo. Con questa motivazione la commissione dello Swiss Architectural Award 2022, presieduta da Mario Botta, ha premiato all’unanimità la progettista cinese il cui approccio in architettura è paragonabile all’agopuntura, la pratica di medicina alternativa cinese che risana il corpo richiamandolo all’equilibrio.
Tiantian si è imposta su una rosa di 26 candidati provenienti da 14 Paesi di tutto il mondo, della quale facevano parte anche Atelier Masōmī ‒ Mariam Kamara, Go Hasegawa, Carla Juaçaba, LACOL Arquitectura Cooperativa, Rozana Montiel e, dall’Italia, Giulio Basili.
Tutti i lavori presentati per l’ottava edizione del premio saranno in mostra all’Auditorio del Teatro dell’architettura Mendrisio, dal 5 maggio al 22 ottobre 2023.

Xu Tiantian, DnA Design and Architecture, riuso del ponte Shimen sul fiume Songyin, 2016-2017. Foto Wang Ziling

Xu Tiantian, DnA Design and Architecture, riuso del ponte Shimen sul fiume Songyin, 2016-2017. Foto Wang Ziling

STORIA E PROGETTI DELL’ARCHITETTA XU TIANTIAN

Nata a Fujian nel 1975, Xu Tiantian si forma alla Tsinghua University di Beijing per conseguire poi il master of Architecture in Urban Design ad Harvard. Collabora con vari studi negli Stati Uniti e in Olanda (da OMA); tornata a Pechino, fonda lo studio DnA Design and Architecture, con il quale rivolge un’attenzione esplicita al palinsesto fisico e sociale che forma le comunità rurali. Tre i progetti che le sono valsi il riconoscimento svizzero. Il primo consiste nel riutilizzo del ponte sul fiume Songyuin, in disuso; Xu Tiantian si inserisce nell’esistente infrastruttura convertendola in una piattaforma panoramica sul fiume: un luogo di socialità e connessione con il paesaggio. Riprendendo gli archetipi delle costruzioni locali, elementi strutturali lignei sono stati collocati su tutta la lunghezza del ponte, pari a 260 metri, creando spazi polifunzionali e pubblici. Un gesto semplice e forte per la definizione di una nuova identità locale.
L’intervento nel villaggio di Caizhai si basa sull’inserimento di una nuova fabbrica di tofu: una sintesi di massima efficienza e igiene, volta a condividere con la comunità le diverse fasi di produzione, architettonicamente espressa nella passerella coperta che porta alla sala di degustazione affacciandosi sul villaggio. La luce entra negli ambienti e contribuisce ad animare uno spazio organico in cui la struttura lignea dei volumi fa riecheggiare quella delle architetture vernacolari locali. Infine, con il riuso delle cave a Jinyun, la progettista converte le “casse armoniche” del suolo, profonde fino a 40 metri, in biblioteche, teatri all’aperto, spazi polivalenti in cui far risuonare la vita. Inserendo percorsi aerei e piattaforme su diversi livelli, il pubblico è traghettato all’interno di un ecosistema plasmato dall’uomo e dalla luce: un intervento ecologico, che riqualifica e riabilita il luogo, dopo la dismissione.

Xu Tiantian, foto Xu Meng

Xu Tiantian, foto Xu Meng

INTERVISTA A XU TIANTIAN

Che significato ha, per la sua filosofia progettuale, accostare le parole Architecture e Design nel nome dello studio da lei fondato?
L’architettura non ha solo a che fare con la costruzione degli edifici, può anche diventare una struttura sociale rivolta alle sfide contemporanee. In questo senso, il concetto di “design” indica una progettazione sociale che è transdisciplinare, al fine di ottenere i massimi benefici per il luogo e le persone.

Con quali modalità si approccia al progetto? C’è una prassi comune a ogni esperienza?
Ci sono due aspetti nel nostro approccio. La “Research-based Practice”, una pratica basata sulla ricerca. Iniziamo un progetto attraverso la ricerca e l’investigazione del patrimonio locale e delle risorse, con il coinvolgimento delle comunità locali. Crediamo nella forza dell’architettura, che possa rianimare una regione apportando miglioramenti sui “sintomi locali”. Quindi molto spesso iniziamo a sviluppare le proposte dopo ricerche e aver interagito con le comunità locali.
C’è poi la “Practice-based Research”, una ricerca basata sulla pratica. La nostra collaborazione con le diverse regioni raramente è legata a un progetto commissionato, piuttosto prevede una serie di interventi architettonici a piccola scala per ripristinare il patrimonio e recuperare l’identità locale. Nel contempo lavoriamo con professionisti ed esperti locali (ad esempio, economisti o esperti di agricoltura) sul fronte delle innovazioni. Nel progetto per il villaggio di Shangtian, il programma si è esteso a un nuovo sistema economico collettivo ibrido, capace di preservare le case e i terreni di proprietà della comunità e gli interessi economici.

Quando ha iniziato a porre il focus sul contesto rurale cinese? E in quale modo?
Dall’inizio del 2014, quando abbiamo visitato la regione agricola di Songyang e abbiamo avviato alcuni progetti nei villaggi. La tradizionale cultura edilizia delle aree rurali è estremamente diversa dal quella urbana: l’integrazione nell’ambiente, il contesto culturale, le condizioni economiche, e, ancora più importante, il coinvolgimento delle comunità locali rendono l’architettura un “tessuto inseparabile” della vita agraria locale. Questo è stato il punto di partenza per noi per parlare di architettura, in una prospettiva sia tradizionale che moderna, come intervento sociale per riattivare le dimensioni culturali, economiche e ambientali dei villaggi.

Xu Tiantian, DnA Design and Architecture, riusi delle cave di Jinyun, 2021-2022. Foto Wang Ziling

Xu Tiantian, DnA Design and Architecture, riusi delle cave di Jinyun, 2021-2022. Foto Wang Ziling

LE SFIDE DELL’ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA CINA RURALE

Andando a operare con le sue architetture-agopunture nella provincia cinese, quali sono le principali sfide che incontra in termini pratici e sociali?
Identificare risorse locali sottovalutate e convincere comunità e autorità locali che queste sono preziose e costituiscono un insostituibile asset locale, che potrebbe rinascere attraverso strategie progettuali semplici e intelligenti. Dal momento che ogni luogo ha le sue proprie risorse locali, vi sono sempre diverse sfide specifiche. Ad esempio, con il progetto della cava di Jinyun si è trattato del non convenzionale rinforzamento e della messa in sicurezza della cava: un’operazione mai fatta prima di allora.

C’è qualcosa di specifico che si porta dietro nel suo bagaglio di esperienze dagli anni passati in Europa e che applica nella progettazione nel contesto rurale cinese?
Considero il lavoro nella campagna cinese un momento cruciale, non solo per la pratica professionale ma anche come esperienza di vita. È un processo di apprendimento completamente nuovo, che mi apre alla conoscenza della nostra cultura e a come l’architettura potrebbe diventare parte di questa storia e delle trasformazioni sociali. Modella anche la prospettiva in cui l’architettura non è solo la realizzazione di artefatti, ma piuttosto il mezzo per poter rispondere a sfide sociali. Noi usiamo il termine “agopuntura”, un’alternativa cinese alla pratica medica, un trattamento di risanamento che sostiene la circolazione. Questa è diventata la nostra “pedagogia” per rilanciare le zone rurali. In questi termini gli architetti non forniscono solo apporti professionali su richiesta, ma piuttosto identificano problemi e con la progettazione architettonica offrono soluzioni. Abbiamo visto il risveglio culturale ed economico nei villaggi della regione di Songyang, e giovani abitanti dei villaggi sono tornati a casa proponendo start-up e forme di business. Il progetto nelle cave di Jinyun non solo ha salvaguardato il patrimonio locale ma ha anche permesso la nascita di nuove potenzialità economiche.

Che cos’è per lei l’architettura e qual è il suo fine?
Da un lato è una benedizione poter esplorare la cultura attraverso la pratica dell’architettura; dall’altro c’è l’urgenza delle sfide del presente che richiedono soluzioni progettuali e architettoniche. L’architettura è un approccio, sociale e antropologico.

Sophie Marie Piccoli

https://swissarchitecturalaward.com/it/
https://fondazionetam.ch/

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Sophie Marie Piccoli

Sophie Marie Piccoli

Sophie Marie Piccoli è architetta. Laureatasi nel 2022 all’Accademia di Architettura di Mendrisio, ha lavorato durante il percorso universitario per gli studi MDP Paysagiste e IHA Architecte a Parigi. Nel 2019 fonda con altre studentesse il collettivo di ricerca sostenibile…

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