Tooteko, la start-up che rende l’arte accessibile a non vedenti e ipovedenti

Nata nel 2014, Tooteko mira a rendere l’arte accessibile a non vedenti e a ipovedenti attraverso un anello che collega suono e tatto. Ecco di che si tratta

Tooteko, la start-up che rende l’arte accessibile a non vedenti e a ipovedenti
Tooteko, la start-up che rende l’arte accessibile a non vedenti e a ipovedenti

Rendere l’arte fruibile a ipovedenti e non vedenti attraverso un anello che mette in comunicazione il tatto e il suono, è la mission di Tooteko, start-up fondata da Serena Ruffato e Fabio D’Agnano in collaborazione con Cristiano D’Angelo, Gilda Lombardi e Deborah Tramentozzi. Della storia di Tooteko abbiamo parlato con D’Agnano, coordinatore del master di Architettura Digitale dell’Università IUAV di Venezia.

LA STORIA

“L’idea nasce dalla tesi di laurea di Serena Ruffato”, racconta ad Artribune Fabio D’Agnano. “Era il 2012 e sono rimasto colpito dal suo progetto: portare l’arte ai non vedenti tramite delle stampe tridimensionali di repliche di opere d’arte che in nessun modo sarebbero state accessibili. Subito abbiamo iniziato a lavorare al progetto, e dopo accurate ricerche, abbiamo pensato di coordinare l’udito e il tatto. Per capire se davvero tutto questo lavoro potesse avere delle finalità pratiche, abbiamo contattato l’Unione dei Ciechi. Sono rimasti colpiti dall’idea, e anzi per loro questo rappresentava un sogno. Oltre all’accessibilità che è sempre il nostro punto focale, ci occupiamo di realtà virtuale”.

Tooteko, la start-up che rende l’arte accessibile a non vedenti e a ipovedenti
Tooteko, la start-up che rende l’arte accessibile a non vedenti e a ipovedenti

COME FUNZIONA

“Nel corso degli anni la tecnologia che abbiamo utilizzato è mutata”, ci racconta sempre D’Agnano. “All’inizio il processo era più difficile, costoso e macchinoso: all’interno delle riproduzioni delle opere d’arte veniva inserito un meccanismo che al riconoscimento del tatto faceva attivare una spiegazione. Ma non era facile perché comportava l’impostazione della lingua ad ogni visitatore e poteva essere utilizzato solamente da una persona alla volta. Ora invece il funzionamento è più dinamico grazie all’utilizzo di un anello: toccando questi lavori, l’anello riconosce degli speciali sensori NFC – gli stessi utilizzati sui dispositivi mobili – e le informazioni audio vengono trasmesse su smartphone e tablet senza avere la necessità di impostare ogni volta la lingua. Per quasi un anno abbiamo sperimentato l’idea all’Ara Pacis e il riscontro è stato positivo”.

IL FUTURO DI TOOTEKO

Sono molte le istituzioni che hanno abbracciato l’approccio di Tooteko: per il Museo Archeologico di Massa Marittima, ad esempio, sono stati ideati percorsi ad hoc, così come per la mostra d’arte contemporanea itinerante di Josef and Anni Albers a Siena che ora si è spostata in Irlanda. Non esistono quindi limiti reali per quest’idea che può essere applicata ad ogni disciplina. “I competitor”, sottolinea D’Agnano, “sono in aumento, simbolo di una sempre maggior sensibilità nel settore. Includere e non escludere è la parola d’ordine di Tooteko, e speriamo un giorno non si debba più parlare di questi argomenti perché ormai parte integrante di ogni spazio espositivo”.

– Valentina Poli

www.tooteko.com

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Valentina Poli
Nata a Venezia, laureata in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, ha frequentato il Master of Art presso la LUISS a Roma. Da sempre amante dell'arte ha maturato più esperienze nel settore della didattica progettando e gestendo laboratori, in quello della preparazione di piccoli e grandi eventi culturali, nel settore delle gallerie d'arte e in campo giornalistico con collaborazioni con riviste del settore. Oggi vive a Roma.

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