Nuovo volto per Piazza dei Cinquecento di fronte alla stazione di Roma Termini

Lo scorso anno Ferrovie dello Stato e Comune di Roma hanno lanciato un concorso di progettazione per la riqualificazione dell’area della stazione, compresa Piazza dei Cinquecento. Ci siamo fatti raccontare tutto dagli architetti di IT’S arrivati al primo posto

Markos90, Stazione Termini e Piazza dei Cinquecento, fonte Wikipedia CC BY SA 3.0
Markos90, Stazione Termini e Piazza dei Cinquecento, fonte Wikipedia CC BY SA 3.0

Avrà un nuovo volto l’area di Roma Termini e di Piazza dei Cinquecento, la principale stazione ferroviaria della Capitale e la maggiore d’Italia, protagonista del bando lanciato lo scorso dicembre dal Gruppo FS Italiane – con le sue società Grandi Stazioni Rail, FS Sistemi Urbani e Rete Ferroviaria Italiana – insieme a Roma Capitale e con il supporto tecnico dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, per un grande progetto di riqualificazione urbanistica e funzionale dell’area. La commissione giudicatrice presieduta dall’architetto Patricia Viel ha selezionato 5 progetti tra i 49 pervenuti, e lo scorso 18 giugno è stata pubblicata la graduatoria provvisoria dei team finalisti. A guidare la graduatoria è il progetto presentato del team costituito da TVK SARL, IT’S srl, ARTELIA Italia spa, NET Engineering spa, Michela Rustici Latitude Platform for Urban Research and Design, che si pone come obiettivo il trasformare l’area di Roma Termini in spazio di relazione, socialità, votata al green e alla valorizzazione del territorio, partendo dalle peculiarità storiche e geologiche del sito. Dell’elaborazione del progetto e soprattutto della sua visione abbiamo parlato con Alessandro Cambi, fondatore assieme a Francesco Marinelli e Paolo Mezzalama dello studio IT’S.

Sicuramente è la prima volta che vi misurate con uno spazio pubblico così ampio e con una frequentazione così intensa misurabile nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone al giorno. Raccontateci velocemente però i vostri altri progetti per lo spazio pubblico.

In questo momento stiamo lavorando con MM a Milano sulla riqualificazione di alcuni spazi pubblici legati alle uscite della nuova linea Metropolitana M4. Piazza Frattini e Largo Gelsomini. Sicuramente però l’esperienza di Piazza dei Cinquecento è nuova e unica per la sua dimensione, 4 ettari che ne fanno uno dei luoghi pubblici potenzialmente più grandi tra le capitali europee in assoluto.

Kaga tau, Piazza dei Cinquecento and viale Enrico de Nicola from Palazzo Massimo alle Terme in Rome - Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0
Kaga tau, Piazza dei Cinquecento and viale Enrico de Nicola from Palazzo Massimo alle Terme in Rome – Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

Avete vinto il concorso per Piazza dei Cinquecento non da soli ma nel quadro di una compagine articolata. Ce la raccontate?

Ripensare una superficie così ampia della città vuol dire costruire un frammento della visione della città futura, e per questo è stato fondamentale lavorare con competenze eterogenee e articolate, con la convinzione che la dimensione necessaria all’architettura contemporanea sia ibrida e multidisciplinare.  Abbiamo condiviso l’immaginario della visione del progetto con lo studio di progettazione urbana TVK di Parigi che ha realizzato molti interventi pubblici a grande scala. Insieme abbiamo già condiviso alcuni momenti di scambio e di lavoro comune sulla città, in particolare a Parigi nella ZAC DI CLICHY BATIGNOLLES, dove abbiamo lavorato nello stesso ambito ad una significativa operazione di sviluppo urbano oggi realizzata. Questa ci è sembrata una rara occasione in cui poter lavorare di nuovo insieme, su Roma, dove solo negli ultimi anni stiamo rivedendo prendere senso uno strumento indispensabile per fare evolvere la città: il concorso di progettazione, elemento fondamentale di scambio e confronto, portatore di visioni future.

Chi sono i vostri altri compagni di viaggio in questo progetto?

La città è movimento e per questo abbiamo lavorato con la Net Engineering, società specializzata in progetti di mobilità, condividendo una visione di città progressivamente senza auto private, in cui muoversi in modo leggero, dinamico e condiviso. La piazza e i bordi della stazione, in particolare via Giolitti e via Marsala, saranno liberati progressivamente dai flussi di auto accogliendo un nuovo suolo a prevalenza pedonale e ciclabile. La città è anche energia, e per questo (e non solo) abbiamo lavorato con Artelia, introducendo nel progetto dispositivi di generazione di energia pulita, innovativi, come ad esempio parti di pavimentazione piezoelettrica in grado di produrre energia utilizzando il movimento delle tantissime persone che ogni giorno attraversano i luoghi di transito della Stazione Termini. Le città sono gli individui che vivono insieme, e per far sì che Piazza dei Cinquecento sia un luogo aperto, di accoglienza e di aggregazione e non di esclusione come oggi, abbiamo lavorato con il collettivo di ricerca urbana LATITUDE, con cui abbiamo messo a punto e programmato futuri momenti di partecipazione al progetto e al cantiere con tutti gli abitanti del ” “Territorio Termini”.

Avrete affrontato momenti profondi di analisi e sopralluoghi. Quali erano i problemi emersi su Piazza dei Cinquecento e come avete cercato di affrontarli?

Termini è un luogo complesso e articolato. Il lavoro è stato sviluppato con workshop continui in cui ogni professionalità ha portato il proprio sguardo e le proprie competenze in una dimensione ibrida e multidisciplinare, di cui il progetto è la sintesi. I temi sono legati al suolo, al sottosuolo, alla presenza e alla gestione di una risorsa fondamentale come l’acqua. Già sede delle terme, Termini era la testa dell’antico sistema di acquedotti che serviva la città. Oggi il deflusso superficiale delle acque meteoriche generato dalla piazza discende via Cavour e Piazza della Repubblica, e concorre a ingolfare i sistemi a valle. In quanto testa, “Territorio Termini” può invece trattenere e infiltrare le acque meteoriche a beneficio del microclima locale e di una relazione verticale più feconda con il sottosuolo, oltre che a tutela dei territori più a valle soggetti a rischio idraulico.

Pietro Scerrato, Piazza dei Cinquecento vista da Palazzo Massimo - Wikimedia Commons - CC BY 3.0
Pietro Scerrato, Piazza dei Cinquecento vista da Palazzo Massimo – Wikimedia Commons – CC BY 3.0

Avete riflettuto anche sulle piazze-di-stazione di altre città italiane? Ci sono similitudini e differenze tra Roma Termini e Milano Centrale, Napoli, Torino, Firenze?

Piazza dei Cinquecento ha specificità importanti. La prima è la misura, quasi 4 ettari di spazio nel centro della città che ci hanno permesso di declinare e articolare l’area in più spazi. La struttura della piazza si articola in due zone diverse per rispondere a due grandi esigenze: proporre un’apertura per le attività civiche, e riportare la natura nella città attraverso un giardino per un uso più intimo e didattico. Lo spazio della Piazza dei Cinquecento sarà libero, un vuoto animato, una piazza, un giardino alberato. Il secondo aspetto riguarda il trovarsi nel pieno centro della città, e quindi abbiamo cercato di ripensare questo luogo non solo come “la Piazza della Stazione”, ma soprattutto come una “Piazza della città”. A partire dalla Piazza, il progetto vuole ricostruire, con una strategia di interventi progressivi nel tempo, un sistema di relazioni fisiche a scala umana.

Piazza dei Cinquecento – anche se chi ci passa non ci pensa – vede l’affaccio di una serie di spazi monumentali e museali di prim’ordine. In primo luogo la Stazione stessa ovviamente, ma poi anche il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e le incredibili Terme di Diocleziano. Il vostro progetto riesce finalmente a valorizzare tutto questo? In che modo?

Abbiamo voluto liberare lo spazio dai flussi meccanici restituendolo ad una dimensione umana. Abbiamo riscoperto il valore del vuoto, un luogo di scambio libero e disponibile a molteplici usi nel tempo. Attraverso il vuoto, il progetto rende visibile come in un palcoscenico teatrale i “personaggi” della città che in questo luogo sono moltissimi: le mura Serviane, le Terme di Diocleziano, Piazza Della Repubblica, Palazzo Massimo. Quest’ultimo è stato di ispirazione per il disegno del nuovo giardino: al suo interno è conservato una delle più belle testimonianze di botanica romana, il Giardino di Livia, le cui essenze verranno riproposte nella piazza ricreando dal vero il giardino storico che diventerà luogo didattico e culturale composto da 500 alberi, consentendo di avere un frammento del museo sulla Piazza.

Non sono mancate le polemiche in città quando in Piazza dei Cinquecento venne collocata un’opera di arte pubblica controversa come la statua di Giovanni Paolo Secondo firmata da Oliviero Rainaldi. Il vostro progetto di ripensamento della piazza prevede spazi per l’arte pubblica?

La piazza è pensata per essere un vuoto disponibile ad essere usato e vissuto in modo libero. Per accogliere grandi eventi, manifestazioni, il vissuto quotidiano e tutte quelle che sono le espressioni della vita civica. La struttura della piazza si articola in due zone diverse per rispondere a due grandi esigenze: proporre un’apertura libera per le attività civiche, culturali e/o festive, e riportare la natura nella città attraverso un giardino per un uso più intimo e didattico.

Il progetto prevedeva in qualche modo di intervenire sull’irrisolta connessione tra Piazza dei Cinquecento e Piazza della Repubblica? In questo senso come vi siete orientati considerando la possibilità che in quell’area si attesti una nuova tramvia Termini-Vaticano che sembra finalmente avviata ad essere realizzata?

Come per tutte le aree toccate dal progetto, vorremmo progressivamente far prevalere anche verso Piazza della Repubblica i flussi pedonali: abbiamo proposto una nuova sistemazione per la Piazza liberando un lato dalle auto e permettendo di creare un parterre pedonale con la fontana delle Naiadi che possa ricostruire un nuovo accesso per la Basilica di Santa Maria degli Angeli. Rispetto, alla tramvia, abbiamo proposto che in quest’area anche l’infrastruttura venga pensata in modo naturale, con i binari inerbiti, creando di fatto un giardino lineare.

– Massimiliano Tonelli

www.its.vision
www.fsitaliane.it

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.