Gli stati del Medio Oriente alla Biennale di Architettura di Venezia

Iraq, Emirati Arabi, Israele, Bahrain e Arabia Saudita: un itinerario alla scoperta del padiglioni mediorientali alla Biennale di Architettura di Venezia.

Nel solco di un generale desiderio di pace e di normalità, in una regione fra le più problematiche del Pianeta si assiste a interessanti riflessioni sul recupero del passato così come a un’incessante ricerca in campo tecnico per diminuire l’impatto sull’ambiente.
Pur fra qualche atavica contraddizione, sta nascendo un’architettura consapevole che costruisce il futuro guardando anche al passato.

Niccolò Lucarelli

1. IRAQ: BIBLICHE REMINISCENZE

17. Mostra Internazionale di Architettura. Padiglione dell’Iraq. Ark Re-imagined. Venezia 2021. Photo © Enrico Fiorense

Alla sua prima partecipazione alla Biennale di Architettura, nell’anno che segna il centenario dalla fondazione del Paese, l’Iraq consolida la lenta ma costante ricostruzione dopo decenni di guerre e sofferenze, anche attraverso il progetto dell’artista Rashad Salim Ark Re-imagined: the Expeditionary Pavilion, che ritorna alle origini dell’eredità artigiano-architettonica irachena, celebrando le tradizioni popolari e i barcaioli del Tigri e dell’Eufrate.
La mostra, ospitata nella Chiesa di San Lorenzo, a Castello, è un ritorno all’antico, come già accaduto nel 2017 durante la Biennale Arte, quando si rimise in primo piano il patrimonio archeologico del Paese. Adesso, Salim ha pensato un’installazione eco-sostenibile, ispirata alle tecniche tradizionali di costruzione e ai tipi di barche risalenti all’epoca biblica: è l’arca di una nuova umanità, quella che deve affrontare la sfida cruciale dell’Antropocene, un evento dalla portata paragonabile all’antico Diluvio. Fotografie, modelli in scala e la grande Arca (che arriverà a luglio) indagano i processi di trasformazione dell’antichissima cultura mesopotamica e le sfide che attendono il nostro fragile futuro. Scopo del progetto è anche avviare un dialogo interculturale in un Paese che sta faticosamente ricostruendo l’unità interna dopo anni di dittatura e di guerra civile.

https://arkforiraq.org/en/

2. EMIRATI ARABI: TRADIZIONE E INNOVAZIONE

17. Mostra Internazionale di Architettura. Padiglione degli Emirati Arabi Uniti (UAE). Wetlands. Venezia 2021

Punta sulla sostenibilità il Padiglione emiratino, affidato agli architetti Wael Al Awar e Kenichi Teramoto, i quali hanno sviluppato ‒ in collaborazione con l’Amber Lab della NYU Abu Dhabi, il Dipartimento di biologia, chimica e scienze ambientali dell’Università americana di Sharjah, Obuchi Lab e Sato Lab dell’Università di Tokyo ‒ la formula chimica per ottenere cemento riutilizzando i residui cristallizzati di sale e altri minerali, scarto della dissalazione industriale dell’acqua di mare, una risorsa che gli Emirati Arabi hanno in abbondanza. Ricavato dalle saline di Sabkhas, questo innovativo cemento raggiunge la consistenza e la durabilità per essere utilizzato sotto forma di mattoni standard nella costruzione di edifici residenziali, soltanto dopo un processo industriale di carbonizzazione, cioè di “irradiamento” di anidride carbonica. Un processo non ecologicamente sostenibile, cui però si sta cercando di ovviare attraverso metodi alternativi ancora allo studio, e la soluzione potrebbe non essere lontana. Ma c’è di più: questo particolare cemento organico è a sua volta in grado di assorbire anidride carbonica e, da una stima di laboratorio, sembra che se l’edilizia emiratina potesse svilupparsi attraverso l’uso di questo materiale, ci sarebbe una diminuzione del 30% delle emissioni di CO2 nel Paese. Un traguardo importante, che gioverebbe all’ecosistema; perché, come molti architetti già sanno, resta davvero poco tempo per salvare il Pianeta.
Per la presentazione a Venezia di questo ancora sperimentale ma innovativo materiale è stata realizzata una casa tradizionale locale, ispirata alle forme naturali del corallo. Ma se le forme dell’architettura del futuro saranno diverse, nella sostanza dei materiali rimarrà l’identità del territorio e della cultura locale,

https://nationalpavilionuae.org/

3. ISRAELE: L’EDEN PERDUTO

17. Mostra Internazionale di Architettura. Padiglione di Israele. Land of milk and honey. Venezia 2021. Photo Matteo Losurdo

Installazioni artistiche, maquette, brevi filmati e foto d’archivio raccontano i profondi, drammatici cambiamenti che hanno interessato quella che nella Bibbia era chiamata “la terra del latte e del miele”, corrispondente ai moderni territori di Israele e Palestina.
La mostra, curata da Dan Hasson, Iddo Ginat, Rachel Gottesman, Yonatan Cohen, Tamar Novick, è volutamente fredda come gli ambienti di un obitorio, e documenta gli effetti dell’antropizzazione selvaggia e dell’agricoltura intensiva, che hanno portato al prosciugamento e alla desertificazione di aree un tempo ricche di fauna e di acqua; così, ad esempio, nei primi Anni Cinquanta è scomparso il lago Huleh, prosciugato per installarvi coltivazioni di cotone, abbandonate dopo pochi anni per l’inaridimento del terreno. E con il lago sono scomparse specie viventi come l’aquila dalla coda bianca, tipica della zona. È questo uno degli esempi di politiche agricole che non hanno tenuto conto delle esigenze del territorio e hanno preteso di trasformarlo secondo la logica dello sfruttamento economico. Anche la mucca, la capra, l’ape mellifera, il bufalo e il pipistrello sono fra le specie che più hanno risentito della perdita del loro habitat naturale.
La mostra, più legata all’antropologia che all’architettura, intende proporsi come un monito per non ripetere gli errori del passato e ristabilire una convivenza equilibrata con la natura. In un’area dove, comunque, la convivenza non è mai stata facile per nessuno.

https://instagram.com/milknhoney_biennale?utm_medium=copy_link

4. BAHRAIN: LE PERLE DEL PASSATO

17. Mostra Internazionale di Architettura. Padiglione del Barhain. Muharraq – the Pearling Path. Venezia 2021. Photo Andrea Avezzù. Courtesy La Biennale di Venezia

Alla stregua del vicino Emirato, anche il sultanato del Golfo Persico guarda al passato alla ricerca di una rigenerazione cultuale. Il Padiglione è dedicato alla città di Muharraq, un tempo fiorente centro per il commercio delle perle, che ha plasmato il paesaggio circostante. Oltre al recupero della città vecchia, è nato il Pearling Path, sotto egida UNESCO, e sono adesso tutelate la spiaggia e le colonie di ostriche perlifere che vivono nelle acque circostanti.
La città, oggi importante centro religioso, conserva le vestigia di questa tradizione commerciale e artigianale, e la mostra collettiva all’interno del Padiglione, allestita come una sorta di “arcipelago sospeso”, consta di opere d’arte che richiamano la perla, l’ostrica, l’artigianato da esse alimentato, ma anche le maquette di nuove costruzioni pubbliche come i parcheggi multipiano progettati da Christian Kerez, o elementi provenienti dal restauro degli antichi edifici di Muharraq, accanto a documenti operativi come il progetto di riqualificazione urbana di un quartiere cittadino, promosso da Gulf House Engineering.
Una mostra concettuale ma poetica, che s’interroga su come l’antica tradizione delle perle possa rimanere un forte elemento di identità cittadina (attraverso nuove strutture come il Pearling Visitor Center, progettato da Valerio Olgiati, con la funzione di luogo d’incontro, o il Siyadi Pearl Museum, progettato da Anne Holtrop), e su come possa convivere con le dinamiche della vita contemporanea.

https://pearlingpath.bh/en/

5. ARABIA SAUDITA: SPAZI CHIUSI

17. Mostra Internazionale di Architettura. Padiglione dell’Arabia Saudita. Accommodation. Venezia 2021. Photo VeniceDocumentationProject

Opportunisticamente definito come il Paese del rinascimento arabo, l’Arabia Saudita conferma invece tutti i propri limiti quando si parla di convivenza, dialogo e confronto. Non avendo argomenti che dimostrino familiarità con la materia, il duo curatoriale si è limitato ad allestire una prudente mostra d’archivio; Accommodations, curata da Murtaza Vali e Uzma Rizvi, attraverso filmati, fotografie e plastici, ripercorre la storia dell’utilizzo e dell’evoluzione degli spazi chiusi nell’architettura del Paese, con particolare attenzione agli alberghi, agli ospedali, ai luoghi destinati alle quarantene (un tempo per le epidemie di peste, oggi per il Covid) o all’accoglienza degli indigenti, e infine ai cortili interni, elemento architettonico tipico delle case arabe, che nel periodo della quarantena sono stati riscoperti come luoghi di socializzazione familiare. La mostra, oggettivamente ben allestita e interessante ma un po’ fredda, indaga come il tessuto urbano-residenziale si adatta alle situazioni d’emergenza e come il significato e l’uso degli spazi cambino nel tempo. Quelli che non sembrano cambiare, invece, sono gli spazi angusti che racchiudono e limitano, ad esempio, la libertà di pensiero e i diritti delle donne, e custodiscono invece una concezione del potere e una mentalità sociale ancora legati all’assolutismo e all’oscurantismo medievale.

https://saudipavilion.org/

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Nome evento17. Mostra Internazionale di Architettura - How will we live together?
Vernissage19/05/2021 ore 14 su invito
Duratadal 19/05/2021 al 21/11/2021
CuratoreHashim Sarkis
Generearchitettura
Spazio espositivoPADIGLIONE CENTRALE
IndirizzoFondamenta dell'Arsenale - Venezia - Veneto
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.