A Castelfiorentino a Firenze è in vendita un castello attribuito a Filippo Brunelleschi

Oltre al castello, sono in vendita l’intera tenuta con borgo e 1.200 ettari di terreno agricolo. L’edificio è stato attribuito all’architetto rinascimentale per via delle analogie costruttive riscontrate con la cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze

Il Castello attribuito a Brunelleschi
Il Castello attribuito a Brunelleschi

Se il suo nome è soprattutto legato al più noto dei capolavori da lui realizzati – la cupola della Chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze – negli ultimi giorni Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – 1446) sta facendo parlare di sé per un castello che sorge a Castelfiorentino – comune poco distante dal capoluogo toscano – che, a quanto pare, avrebbe progettato in prima persona. Ora questo castello è in vendita con annessi borgo e 1.200 ettari di terreno. Le trattative, curate dalla Lionard Luxury Real Estate, sono naturalmente riservatissime.

IL CASTELLO ATTRIBUITO A BRUNELLESCHI

Attribuito a Brunelleschi da Massimo Ricci, tra i maggiori esperti d’architettura brunelleschiana, il castello sarebbe stato edificato durante i primi anni della costruzione della cupola del Duomo di Firenze, nel 1424. Tra gli inizi del 1400 e il 1446, anno della sua morte, Filippo Brunelleschi fu incaricato dalla Repubblica Fiorentina di progettare e costruire fortificazioni militari nei territori attorno alla città di Firenze, nonostante fosse impegnato nel cantiere della cupola del Duomo. Nello stesso periodo, anche i signori delle grandi ville-castello di campagna furono costretti a fortificare le loro dimore con imponenti cerchie murarie dotate di torri, merlature e altri dispositivi per difendersi dagli attacchi dei nemici. E proprio a Filippo Brunelleschi fu affidata la progettazione e la conduzione dei lavori di una di queste ville, ovvero il castello di proprietà della famiglia fiorentina dei Pucci, del tutto simile alla celebre Villa medicea della Petraia, anche quest’ultima forse dell’architetto. Tra i motivi che hanno portato ad attribuire il castello a Brunelleschi, spiccherebbe la tecnica costruttiva adottata, ovvero l’utilizzo dei mattoni, la stessa impiegata nell’edificazione della cupola di Santa Maria del Fiore.

UNA TENUTA IN VENDITA

Il castello fa parte di una tenuta che comprende anche 25 case coloniche, un borgo con una villa settecentesca e una cappella nel bosco, per un totale di circa 35mila metri quadrati di interni e 1.200 ettari di terreni agricoli – vigneti e oliveti – e boschivi. Tra le curiosità che hanno segnato la sua storia, il castello ha ospitato i papi Leone X, Clemente VII e Paolo III Farnese. Anche Lorenzo Il Magnifico, il Granduca di Toscana Ferdinando III e il Re d’Italia Vittorio Emanuele III trascorsero parte del loro tempo in questo maniero. Vista la posizione dominante e le caratteristiche infrastrutturali importanti, l’immobile fu poi utilizzato anche durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, come comando militare dal Generale Mark Clark durante le operazioni di liberazione dell’Italia. “Si tratta di una delle più prestigiose proprietà mai avute in vendita”, afferma Dimitri Corti, presidente della Lionard Luxury Real Estate. E non stentiamo a crederci.

– Desirée Maida

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AutoreFilippo Brunelleschi
Generearchitettura
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.